Nel Savuto, nel Reventino e nei territori vicini emerge una nuova cultura dell’età anziana, aperta alla salute, al movimento e alla partecipazione. Spopolamento, fragilità e barriere digitali richiedono servizi accessibili e luoghi nei quali continuare a incontrarsi.
La figura dei nonni cambia nella percezione collettiva e, soprattutto, nel modo di vivere e interpretare il proprio ruolo. Le trasformazioni della famiglia, il prolungamento della vita, le esperienze professionali e le nuove tecnologie contribuiscono a delineare modelli diversi da quelli del passato. Accanto alla cura dei nipoti trovano spazio interessi personali, attenzione alla salute, movimento, amicizie, impegno culturale e partecipazione alla comunità. Si fa strada una cultura dell’età anziana nella quale conservare autonomia, coltivare curiosità e mantenere relazioni diventano aspirazioni centrali. Questo cambiamento procede però con ritmi differenti. Alcuni si aggiornano, imparano e sperimentano; altri incontrano ostacoli, hanno minori opportunità o preferiscono abitudini consolidate. Le condizioni di salute, il reddito, l’istruzione e l’ambiente in cui si vive incidono sulle possibilità di ciascuno. Dal punto di vista sociologico, i nonni possono essere descritti come una “categoria” definita da un ruolo familiare e intergenerazionale, al cui interno convivono età, condizioni ed esperienze molto diverse. Si diventa nonni attraverso un legame di parentela, senza per questo entrare automaticamente in una medesima condizione sociale. Non tutti i nonni sono anziani e non tutte le persone anziane hanno nipoti. Questa distinzione permette di comprenderne i bisogni senza ridurli a uno stereotipo. Oggi, venerdì 2 ottobre, la Festa dei nonni rinnova il riconoscimento di questa presenza nella vita delle famiglie e della società. Istituita in Italia nel 2005, ricorre nello stesso giorno della memoria liturgica degli Angeli Custodi, richiamando simbolicamente la protezione, la cura e l’accompagnamento. Nel Savuto, nel Reventino e nei paesi vicini, la ricorrenza offre l’occasione per interrogarsi sul rapporto tra generazioni e sulla qualità della vita nelle comunità. Essere nonni quando figli e nipoti abitano lontano significa spesso riorganizzare affetti, abitudini e aspettative. La casa può continuare a rappresentare il luogo del ritorno familiare, mentre la quotidianità richiede nuove relazioni e punti di riferimento. Per comprendere questa trasformazione occorre guardare al passato senza idealizzarlo. Nella società rurale, la famiglia estesa e i rapporti di vicinato offrivano una trama di sostegno quotidiano. Il lavoro nei campi, la preparazione dei cibi, le feste e le conversazioni domestiche favorivano la trasmissione di racconti, conoscenze e abitudini. Quella struttura conosceva anche povertà, gerarchie rigide e un carico di cura sostenuto soprattutto dalle donne. Tuttavia, gli anziani trovavano generalmente un posto riconoscibile nella vita familiare e comunitaria. Oggi quel posto deve essere continuamente ridefinito, dentro famiglie più piccole, percorsi lavorativi mobili e relazioni distribuite tra territori diversi. Il sostegno dei nonni conserva un grande valore: cura dei nipoti, accompagnamenti, aiuti economici e disponibilità all’ascolto. Può però trasformarsi in un obbligo implicito. Considerarli sempre disponibili rischia di oscurarne i bisogni, il diritto al riposo e la libertà di organizzare la propria vita. Il loro contributo deve accompagnarsi a servizi adeguati per le famiglie.
La nuova cultura dell’età anziana comprende anche il desiderio di prendersi cura di sé. Camminare, frequentare attività culturali, coltivare un interesse o partecipare alla vita associativa sono modi per continuare a scegliere come vivere il proprio tempo. Una comunità può sostenere queste possibilità attraverso percorsi accessibili, occasioni di movimento adeguate alle diverse capacità e iniziative nelle quali ciascuno possa sentirsi a proprio agio. La disponibilità a partecipare, tuttavia, può diminuire. Come accade tra i giovani, anche nelle età più avanzate possono comparire sedentarietà, disinteresse o difficoltà a trovare una motivazione. Negli anziani pesano inoltre dolori, limitazioni fisiche, lutti, timore di cadere e difficoltà negli spostamenti. Ciò che appare come pigrizia può nascondere una fatica concreta oppure la convinzione di non avere più un luogo nel quale sentirsi accolti. Per questo promuovere una vita attiva richiede attenzione alle condizioni reali delle persone. Un’attività troppo impegnativa, un edificio difficile da raggiungere o la mancanza di trasporto possono scoraggiare anche chi avrebbe voglia di partecipare. E chi vive una fragilità conserva pienamente il proprio valore, anche quando non riesce a essere dinamico o autonomo. In questo quadro acquistano rilievo gli spazi di aggregazione. La ricerca di un luogo da frequentare può esprimere il bisogno di uscire dalla solitudine domestica, stringere nuove amicizie, condividere interessi e mantenere un ruolo nella comunità. Dopo il pensionamento o la perdita del coniuge, ricostruire una quotidianità fatta di appuntamenti e incontri può diventare particolarmente importante. Un circolo, una biblioteca, un centro comunitario o una sala pubblica possono offrire occasioni di conversazione, lettura, laboratori e confronto tra generazioni. Per funzionare devono essere accessibili, aperti con continuità e costruiti anche attraverso le proposte di chi li frequenta. Le persone anziane possono contribuire a organizzarli, portando competenze e idee, oltre a beneficiarne. Non disponiamo qui di una rilevazione locale che misuri quanto questa domanda sia cresciuta nel Savuto-Reventino. Sul piano sociologico, però, il diradarsi delle relazioni familiari vicine rende particolarmente rilevante la disponibilità di luoghi condivisi. Lo spopolamento introduce infatti una frattura tra intensità dell’affetto e possibilità della presenza. Quando le generazioni giovani si trasferiscono, il legame può restare forte, mentre diminuiscono le occasioni di aiutarsi nella quotidianità. Si può essere profondamente amati e non avere qualcuno vicino per una visita medica, una commissione o un imprevisto. L’Istat evidenzia come nelle aree interne la bassa natalità e l’emigrazione giovanile accentuino l’invecchiamento e la presenza di anziani soli o in coppie senza figli conviventi. È un quadro generale utile a leggere anche i nostri territori, rispettando le differenze tra i singoli paesi. Il Reventino-Savuto è stato individuato tra le aree pilota calabresi della Strategia nazionale per le aree interne. Perdere abitanti significa rischiare di indebolire anche la rete degli incontri ordinari. Un negozio, una fermata, un circolo o uno sportello sono luoghi nei quali si scambiano informazioni e si riconoscono le difficoltà degli altri. Dove queste presenze si diradano, diminuisce la possibilità che qualcuno noti un’assenza o chieda semplicemente: «Come stai?». Famiglie, vicini, associazioni e volontariato continuano a offrire sostegno. La questione è garantirne la tenuta quando diminuiscono le persone disponibili e aumentano i bisogni. La solidarietà spontanea necessita di servizi e organizzazione per poter durare.
A queste trasformazioni si aggiunge quella digitale. Prenotazioni, domande, pagamenti e comunicazioni amministrative passano sempre più spesso attraverso la rete. Gli strumenti online possono evitare viaggi e attese, ma diventano una barriera quando richiedono competenze, dispositivi o assistenza che la persona non possiede. I dati nazionali mostrano una realtà articolata. Nel 2025 aveva utilizzato Internet nei tre mesi precedenti l’intervista il 72,5% delle persone tra 65 e 74 anni, contro il 35,7% di quelle dai 75 anni in su. L’uso cresce, mentre resta un forte divario tra le fasce d’età. Sono percentuali riferite all’Italia, non una misurazione specifica del Savuto-Reventino. Saper effettuare una videochiamata, inoltre, non equivale a gestire una pratica complessa. Comprendere le istruzioni, recuperare una credenziale, allegare un documento e verificare l’esito di una richiesta comportano capacità differenti. Quando ogni passaggio dipende da un figlio lontano o da un conoscente, l’accesso al servizio diventa subordinato alla disponibilità altrui. Una procedura incomprensibile può essere vissuta come un’inadeguatezza personale. Anche l’organizzazione del servizio ha quindi una responsabilità: deve permettere alla persona di ottenere una risposta, preservandone autonomia e dignità.
I nonni dei prossimi anni avranno, in molti casi, maggiore familiarità con il digitale. Ciò potrà ridurre alcune difficoltà, senza eliminare gli ostacoli legati alla salute, al reddito, alle disabilità e al continuo cambiamento degli strumenti. Anche chi oggi è autonomo potrebbe avere bisogno, domani, di un’assistenza diretta. Per il Savuto-Reventino, una prospettiva concreta consiste nell’accompagnare la digitalizzazione con sportelli di prossimità, assistenza telefonica, facilitazione digitale stabile e interventi domiciliari per chi non può spostarsi. I piccoli Comuni possono condividere personale e competenze, mantenendo punti di accesso riconoscibili nei territori. A questi interventi devono affiancarsi trasporti accessibili e luoghi di socialità. Giovani e anziani possono incontrarsi attorno a interessi comuni, scambiando competenze tecnologiche, esperienze e conoscenze. La continuità di tali occasioni conta più dell’iniziativa isolata organizzata per una ricorrenza. Il futuro delle relazioni tra nonni e nipoti dipende anche dalla possibilità dei giovani di restare o tornare. Lavoro, abitazioni, scuola e servizi incidono sulla vicinanza tra generazioni. Le videochiamate custodiscono un legame a distanza; le opportunità offerte dal territorio rendono possibile anche la presenza.
La Festa del 2 ottobre invita a riconoscere quanto i nonni donano e quanto hanno diritto a ricevere. Chi non ha nipoti merita la stessa attenzione: la dignità della persona anziana prescinde dalla sua utilità familiare. La gratitudine prende forma nella visita che continua dopo la festa, nel trasporto disponibile, nello spazio d’incontro aperto e nel servizio che risponde. Un paese si prende cura dei suoi nonni quando permette loro di coltivare interessi, partecipare secondo le proprie possibilità e chiedere aiuto senza sentirsi un peso. Il legame tra le generazioni cresce attraverso questa reciprocità quotidiana. A tutti i nonni, a quelli vicini e a quelli lontani, l’augurio di sentirsi amati, ascoltati e partecipi della vita delle nostre comunità. Che la gratitudine di oggi diventi presenza e attenzione ogni giorno. Buona Festa dei nonni!( Francesco Garofalo)
