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Traumi, resilienza e speranza

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La vita è un processo che regala a ognuno eventi positivi, negativi e indifferenti. Il modo in cui si manifesta  il rapporto tra eventi e comportamento percettivo fa la differenza, fa emergere la diversitã tra i soggetti. Ciascuno possiede un suo stile comportamentale di fronte all’evento traumatico. Ma da dove nasce e  deriva questo diverso modo di percepire il peso del dolore causato dal trauma?    La vita,  offre a ciascuno di Noi  alcune  opportunità  per affrontare al meglio le dinamiche degli eventi e  rendere il vissuto stesso più sano e responsabile.

Coltivare la fiducia verso il prossimo,   prestare attenzione alla RESILIENZA   aiutano molto ad affrontare  gli eventi traumatici ai quali, purtroppo, nessuno di Noi, viene risparmiato durante la   storia.

La resilienza è un’arte che in parte si apprende. È  impressa nel comportamento  e richiede, per essere messa alla prova, che si verifichino eventi traumatici, intesi come “fatti” che mettono in pericolo la vita oppure che  ci espongono in un’intensa condizione psicologica di mancanza di controllo, di vulnerabilità e di precarietà.

La definizione di trauma, oggi, è alquanto flessibile in quanto  ciò che può essere traumatico per un soggetto, per un’altra persona potrebbe non esserlo. Non sempre ad un identico evento si collega un uguale sintomo che può manifestarsi di lieve , enorme entità o assente del tutto. Al di la di come viene percepito e vissuto il trauma è importante saper coltivare la speranza, allevare la Resilienza  poiché  esse   consentono di ampliare le porte  della  letizia e formarsi ancora più forti laddove si è  profondamente feriti.

Curare la pianta della speranza e della resilienza consente di sconfiggere le paure, i pensieri “bacati”  e nel contempo accrescere il desiderio di vivere la vita ancora più sana e consapevole, utilizzando proprio i traumi,  le esperienze negative per migliorare la propria condizione nel stare e vivere in  questa affascinante e magica  “palla”  chiamata pianeta terra. Un caro  saluto Franco Garofalo