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Sotto le luci Natalizie: esplorando la solitudine in un periodo di festività – Un’analisi Sociologica di Francesco Garofalo sulle dinamiche relazionali e emotive

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Il periodo natalizio, con le sue festività, rappresenta un’occasione in cui la “sociologia della solitudine” emerge in modo tangibile, influenzata da molteplici fattori come le scomparse delle persone care, la salute, le dinamiche economiche e sentimentali, lo stress. Affrontare questa fase da una prospettiva sociologica implica comprendere come tali elementi contribuiscano a creare sentimenti di spaesamento e malinconia durante un periodo che dovrebbe essere associato alla gioia e alla condivisione. Spesso sento genitori, fratelli e parenti che hanno vissuto una perdita esprimere il desiderio che le festività non si verifichino, poiché riaccendono dolori, angosce e senso di solitudine.  C’è un senso di vuoto interiore che si attenua solo dopo l’8 gennaio. Il sentimento di tristezza o il rinnovarsi del dolore durante le festività, soprattutto in seguito a una perdita, è un’esperienza purtroppo comune e può essere analizzato da diverse prospettive: i  fattori che possono contribuire a questa sensazione  sono diversi.  Per chi ha subito una perdita, l’assenza di una persona cara può amplificare la sensazione di vuoto e creare un contrasto  con il clima festivo. La pressione sociale per partecipare alle celebrazioni può intensificare il dolore, poiché la persona in lutto potrebbe sentirsi costretta a mascherare i propri sentimenti o a partecipare ad attività che non sono in sintonia con il suo stato d’animo. Le festività sovente coinvolgono tradizioni familiari e ricordi condivisi. L’assenza di una persona cara può rendere queste occasioni particolarmente difficili perchè i ricordi delle celebrazioni passate possono evocare un senso di perdita. Per chi ha subito la perdita di una persona cara , questo periodo può portare a confronti con i momenti precedenti, evidenziando il cambiamento e l’assenza della persona cara. Le aspettative sociali di gioia e festa durante le vacanze possono indurre a pressioni su chi sta affrontando un periodo di lutto. Inoltre, le aspettative personali di dover “essere felici” durante le festività possono accentuare la sensazione di vuoto. Il periodo festivo può essere stressante anche per coloro che non stanno affrontando una perdita. La combinazione di stress psicologico ed emotivo con la tristezza del lutto può aumentare il carico emotivo complessivo.

Dal punto di vista scientifico, diverse ricerche hanno dimostrato che eventi stressanti, come la perdita di una persona cara, possono influenzare il sistema nervoso, causando cambiamenti nei livelli di neurotrasmettitori e ormoni associati al benessere emotivo. Il cervello può rispondere al lutto in modi complessi, influenzando l’umore e la capacità di affrontare le sfide emotive. È importante evidenziare che ogni singola persona affronta la perdita in modo unico, e le reazioni possono variare. Il supporto psicologico e la consapevolezza delle proprie esigenze emotive possono essere cruciali nel gestire il dolore durante le festività e nei periodi successivi.

Il periodo si presenta come un momento in cui la pressione sociale impone la felicità attraverso pranzi, cene, decorazioni dell’albero, scambi di regali, dolci e brindisi con gli amici. Tuttavia, per molti, l’oscurità interiore può prevalere, diventando persino angosciante. La felicità non segue il calendario e, nonostante le luminarie, il vuoto interiore può persistere. Questo sentimento può essere alimentato da varie cause, come la perdita di persone care, lo stress economico amplificato dal consumismo natalizio, cambiamenti famigliari significativi come separazioni, oltre a problemi sentimentali, di salute o psicologici.

L’introduzione dell’espressione “Christmas Blues” negli ultimi anni riflette questo stato d’animo caratterizzato da tristezza e malinconia, spesso destinato a dissolversi dopo le festività. La pandemia da Covid19, con le sue restrizioni e conseguenze sul piano interazionale ha ulteriormente inciso sull’umore generale, evidenziando problemi persistenti nei rapporti umani.

Dati provenienti da Telefono Amico Italia, un’organizzazione che promuove l’ascolto empatico per contrastare la solitudine, rivelano un aumento del 13% nei contatti durante il periodo natalizio del 2022 rispetto al 2021 e del 42% rispetto al 2020. La solitudine, il bisogno di compagnia e le difficoltà nelle relazioni familiari emergono come le problematiche prevalenti.

La solitudine non conosce limiti di età. Colpisce individui di ogni fascia. La sensazione di essere incompresi o abbandonati può accentuare la solitudine, persino all’interno delle famiglie, quando la comunicazione è carente. Cercare il sostegno di amici, familiari o gruppi di supporto e condividere emozioni può alleviare il senso di isolamento. La terapia individuale o di gruppo può essere utile per esplorare e affrontare lo stato di malessere connesso alla solitudine e al dolore. Pensare ad altro, gestendo il proprio pensiero indirizzandolo verso tradizioni e rituali che siano significativi per la persona stessa anche se diversi dalle celebrazioni tradizionali, potrebbe modificare l’associazione negativa legata alla festività. Le persone che vanno incontro a questo stato emotivo potrebbero dedicare del tempo a praticare l’autocura, praticando lo yoga, la meditazione o la lettura di un semplice libro o curare un hobby trascurato negli anni, potrebbero aiutare a lenire la mente che tende di rivolgere il pensiero triste sempre verso una certa direzione. L’individuo che versa in questa simile condizione di solitudine, potrebbe contribuire al benessere degli altri attraverso il volontariato fornendo uno scopo e un senso di connessione sociale con il prossimo. E’ importante condividere emozioni per contrastare il senso di solitudine e di dolore che si fa strada nel periodo delle festività a causa degli elementi emotivi sopra descritti

La solitudine, come accennato, non equivale a essere soli fisicamente. Come si sa esistono anche persone che amano la solitudine in modo intrinseco, senza che sia legata a una perdita o a una frattura affettiva, allo stress. Queste persone sono spesso definite come “solitarie per scelta” o “solitarie consapevoli”. Per altri ancora. la solitudine rappresenterebbe un modo per ricaricarsi, riflettere, concentrarsi su interessi personali o godere di momenti di tranquillità.

Al contrario, chi vive la solitudine a causa di una scomparsa per una persona cara, per la perdita affettiva o di una frattura nelle relazioni potrebbe provare sentimenti di isolamento e tristezza. In questi casi, la solitudine può essere percepita come una condizione non desiderata o temporanea. È importante, quindi, sottolineare che la preferenza per la solitudine o la reazione alla solitudine dipende da vari fattori, tra cui la personalità, le esperienze di vita, le circostanze attuali e le dinamiche relazionali. Alcune persone possono trarre beneficio dalla solitudine come parte integrante del loro benessere, mentre altre possono cercare attivamente la compagnia degli altri per sentirsi realizzate.

Per chi vive, invece, vede e vive le festività come periodo indesiderato perchè accentua dolori emotivi connessi ai ricordi del passato con la persona cara scomparsa, ai momenti trascorsi felicemente insieme, alla perdita e al senso di vuoto che si costruisce e si percepisce come dolore, le festività stesse potrebbero rappresentare un periodo per riflettere su come superare la solitudine e la tristezza che busseranno alla mente in ogni occasione in cui il calendario propone ricorrenze, si organizzano eventi e momenti che possano riportare alla mente il distacco, il trauma subito e cause che producono senso di solitudine, dolore, e sofferenze che abbassano la qualità della vita. Un’analisi approfondita delle motivazioni dietro tali sentimenti può guidare a scelte consapevoli, inclusa l’adozione di rituali alternativi o la valorizzazione della solitudine come spazio per il riposo, la rigenerazione e il senso cella vita. Ricordiamo sempre che se il problema assume una dimensione preoccupante di rivolgersi a persone qualificate per ottenere suggerimenti e terapie adeguate al caso, rammentando che ciascun individuo è diverso dall’altro e di conseguenza i percorsi possono essere diversi e individualizzati. ( Francesco Garofalo)