Home Attualità Sindaci tra Regione e campanile: il dramma (ironico) delle rinunce

Sindaci tra Regione e campanile: il dramma (ironico) delle rinunce

44
Ogni tornata elettorale in Calabria porta con sé lo stesso copione: sindaci che annunciano candidature in nome di un più alto servizio alla collettività, e altri che – con grande enfasi – comunicano di rinunciare. Tutti rigorosamente accompagnati da discorsi solenni, ringraziamenti ai cittadini e dichiarazioni d’amore eterno al proprio paese. Il bello è che ogni scelta viene raccontata come fosse un atto di eroismo civile. C’è chi si candida perché “chiamato da una missione superiore”, chi resta perché “nessuno può amare la comunità quanto me” e chi invece, con discrezione, si sfila: meglio evitare figuracce che affrontare una competizione troppo grande.Ma siamo sinceri: qualcuno crede davvero che chi avesse la certezza di diventare consigliere regionale rinuncerebbe per restare sindaco di un piccolo centro? Difficile. La verità è che, spesso, si resta perché si sa di non poter andare oltre. È più r assicurante mantenere saldo il proprio fortino elettorale che rischiare di avventurarsi in mare aperto. Del resto, in certi paesi il sindaco non governa per tutti, ma per quelli che lo hanno votato: una “comunità” ristretta, ma fedele. E allora perché rischiare di perdere questo piccolo regno per l’incertezza di un seggio regionale? Meglio mascherare la prudenza con il linguaggio dell’eroismo: “Resto per amore, resto per dedizione, resto per servire”. Alla fine, la politica locale si conferma un palcoscenico teatrale: applausi, inchini, frasi di circostanza e un sipario che cala sempre allo stesso modo. La verità, però, resta in platea, sussurrata dai cittadini: chi può davvero spiccare il volo lo fa senza esitazioni, chi non ce la fa preferisce restare saldo alla sua poltrona, rivendendo la scelta come sacrificio nobile.

E così, tra proclami e rinunce, lo spettacolo continua. Cambiano i protagonisti, ma il copione resta identico: un dramma politico condito di ironia, in cui nessuno rinuncia davvero al potere… al massimo lo ricicla.