Dal 28 al 30 agosto tre giornate tra arte, poesia, musica, memoria e territorio. La manifestazione dedicata all’artista scomparso diventa un viaggio nei luoghi che ne custodiscono l’eredità umana e creativa
MALITO-GRIMALDI – Ci sono artisti che, quando se ne vanno, non lasciano soltanto opere. Lasciano segni, colori, luoghi trasformati dal loro passaggio e, soprattutto, una parte di sé nella memoria delle persone che li hanno conosciuti o che continuano a incontrarli attraverso la loro arte. È questo il senso più profondo di “Savuto’s Fair per Pino Miniaci”, la manifestazione in programma dal 28 al 30 agosto 2026 tra Malito e Grimaldi, promossa e curata da SeminAria culture e dalla famiglia Miniaci-Pizzuti, con la direzione artistica di Pierluigi Pedretti. Tre giornate che non vogliono limitarsi a commemorare Pino Miniaci, artista scomparso, ma intendono restituirne la presenza attraverso ciò che di lui continua a vivere. Perché l’arte possiede proprio questa straordinaria capacità: sopravvivere al proprio autore e continuare a generare emozioni, domande e relazioni. Miniaci continua così a essere presente nelle sue opere, nella sua casa d’artista, nei luoghi che hanno accompagnato la sua esistenza e nella comunità che oggi ne custodisce il ricordo. Le opere diventano una sorta di linguaggio senza tempo: parlano anche quando la voce dell’artista non può più farlo e consentono alle nuove generazioni di incontrare chi le ha create. Non è casuale, dunque, la scelta di costruire l’iniziativa attorno al territorio del Savuto. La stessa denominazione “Savuto’s Fair” racchiude un gioco di significati. “Fair” richiama la Fiera del Savuto, ma nella lingua inglese rimanda anche a ciò che è giusto, equo, leale. Un accostamento che amplia il significato della manifestazione: la fiera non soltanto come luogo di scambio, ma come spazio di incontro, dialogo, solidarietà e relazioni sociali. E il Savuto, in questa prospettiva, non è semplicemente un fiume. È una terra antica, attraversata nei secoli da uomini, culture e percorsi, lungo la quale si sono sviluppate comunità che ancora oggi conservano un patrimonio ambientale, umano e culturale spesso non sufficientemente conosciuto. È anche la terra dell’infanzia di Pino Miniaci: Grimaldi, dove nacque, e Malito, dove visse con la propria famiglia, diventano così i due poli di un itinerario della memoria che prova ad allargarsi idealmente all’intera Valle.

Tre giorni dentro l’universo di Miniaci
Il programma prenderà il via venerdì 28 agosto a Malito. Alle 17.30 l’apertura presso il Monumento ai Caduti, opera di Pino Miniaci, in Piazza del Popolo, con i saluti del sindaco Franco De Rosa e di Anna Petrungaro, presidente di SeminAria culture. Seguirà la visita alla Casa d’artista e allo studio Miniaci, in località Petrara, quasi un ingresso fisico e simbolico nell’ambiente nel quale l’artista elaborava pensieri, forme e colori. La giornata proseguirà con l’esposizione d’arte e fotografia dedicata alle opere di Pino Miniaci, Maria Naccarato e Franco Daddo Scarpino, accompagnata dall’introduzione di Ludovica Miniaci e Pierluigi Pedretti. Spazio poi alla poesia con Giuseppe Condorelli, Anna Petrungaro e Mario Saccomanno, alla musica e a un momento conviviale offerto dalla famiglia Miniaci-Pizzuti.
Sabato 29 agosto la manifestazione si sposterà tra Grimaldi e Malito. In mattinata, dopo i saluti del sindaco di Grimaldi Paolo Stilla, è previsto il “Percorso d’artista – La Via Crucis di P. Miniaci”, un trekking urbano nel centro storico che consentirà di leggere il paese attraverso l’opera dell’artista. Nel pomeriggio si tornerà a Malito per la mostra d’arte e fotografia e per gli incontri dedicati agli scrittori, con Francesca Arlia e Mauro F. Minervino. Anche la musica avrà un proprio spazio con il sax di Emanuele Germanese. La giornata conclusiva, domenica 30 agosto, tornerà invece a Grimaldi. La mattinata sarà significativamente intitolata “I luoghi del cuore di Pino Miniaci”: un trekking d’artista verso Monte Santa Lucerna, seguito dalla colazione al sacco e dal ritorno in paese. Alle 18, a Palazzo Municipale, Fabrizio Mollo, archeologo dell’Università di Messina, presenterà il volume “Gli Altri. Le popolazioni non greche della Calabria antica”, con Bruno Pino e Pierluigi Pedretti. Alle 19.30 i saluti conclusivi.
Quando un artista continua a vivere nella comunità
È probabilmente questo l’aspetto più significativo dell’iniziativa. Ricordare un artista non significa immobilizzarlo dentro una celebrazione nostalgica. Significa permettere alla sua opera di continuare a circolare nella vita sociale della comunità. Pino Miniaci appartiene ormai a quella particolare dimensione nella quale la biografia individuale incontra la memoria collettiva. I suoi colori, le sue forme, i lavori collocati negli spazi pubblici e quelli custoditi privatamente continuano a stabilire un rapporto con chi li osserva. Un artista muore biologicamente, ma la sua opera può sottrarsi al tempo. Ogni volta che qualcuno si ferma davanti a un suo quadro, percorre una Via Crucis da lui realizzata, osserva un monumento o entra nei luoghi nei quali ha lavorato, quell’artista torna in qualche modo a dialogare con il presente.

“Savuto’s Fair” assume per questo anche un valore culturale più ampio per il comprensorio. Arte, letteratura, musica, archeologia, paesaggio e memoria vengono messi in relazione per raccontare un territorio non attraverso una singola iniziativa, ma attraverso le persone che gli hanno dato voce. Ed è significativo che il progetto nasca con l’auspicio di diventare il primo appuntamento di una lunga serie, capace di coinvolgere progressivamente le diverse comunità della Valle del Savuto. La manifestazione gode del patrocinio dei Comuni di Malito e Grimaldi, con il sostegno logistico della Pro Loco di Grimaldi e la collaborazione indicata dagli organizzatori. Alla fine, forse, il significato di queste tre giornate può essere racchiuso proprio nell’immagine scelta per presentarle: un’esplosione di forme e colori che continua a raccontare qualcosa anche quando il suo autore non è più fisicamente presente. Perché le persone passano, i luoghi cambiano, le generazioni si succedono. Ma quando un artista riesce a consegnare una parte di sé alla propria comunità, la sua assenza non coincide mai completamente con il silenzio. Pino Miniaci continua a vivere lì: nelle sue opere, nei luoghi che le custodiscono e negli occhi di chi, guardandole, continua ancora oggi a incontrarlo.