Le elaborazioni dell’Ufficio Studi della CGIA di Mestre sui dati Istat evidenziano una situazione che non può lasciare indifferenti: in Calabria ogni anno si disperdono circa 199 milioni di metri cubi d’acqua e quasi la metà della risorsa immessa nelle reti acquedottistiche non raggiunge cittadini, imprese e servizi pubblici. Un dato che apre una riflessione non solo sulle infrastrutture, ma anche sul modello di governo del territorio. Per il Savuto, il Reventino e le aree interne, ricchi di sorgenti e risorse idriche, questa criticità può diventare l’occasione per ripensare la gestione dell’acqua attraverso una pianificazione sovracomunale, investimenti condivisi e nuove forme di cooperazione istituzionale, fino a rilanciare il dibattito sulla fusione dei piccoli Comuni.
Il Savuto, il Reventino e i territori limitrofi custodiscono alcune tra le sorgenti più importanti della Calabria. L’acqua che nasce dalle montagne rappresenta da sempre una ricchezza naturale, ambientale ed economica, capace di sostenere la vita delle comunità, l’agricoltura, le attività produttive e lo sviluppo turistico dell’intero comprensorio. Proprio per questo motivo i dati sulle elevate dispersioni delle reti idriche assumono un significato ancora più rilevante. Non si tratta soltanto di tubature obsolete o di interventi di manutenzione da programmare, ma di una questione che riguarda il modello di governo del territorio. Quando quasi metà dell’acqua immessa nelle reti viene dispersa prima di raggiungere cittadini e imprese, diventa evidente che nessun piccolo Comune può pensare di affrontare da solo una sfida tanto complessa. Ogni litro perduto rappresenta non soltanto uno spreco di una risorsa preziosa, ma anche un costo economico, energetico e ambientale che finisce per gravare sull’intera collettività. Servono una visione comprensoriale, investimenti coordinati e una gestione capace di superare i tradizionali confini amministrativi. La modernizzazione delle reti, la distrettualizzazione degli acquedotti, il monitoraggio digitale delle condotte e la manutenzione programmata rappresentano oggi strumenti indispensabili per ridurre le dispersioni e migliorare la qualità del servizio.
In questa prospettiva, il tema dell’acqua offre un esempio concreto di come la cooperazione istituzionale possa diventare uno strumento di sviluppo. Un piano idrico sovracomunale consentirebbe di razionalizzare gli investimenti, evitare duplicazioni, attrarre finanziamenti regionali, nazionali ed europei e costruire una rete infrastrutturale più efficiente al servizio dell’intero comprensorio.
È una riflessione che si collega anche al dibattito promosso dal Movimento Nazionale per la Fusione dei Piccoli e Medi Comuni d’Italia. La gestione dell’acqua dimostra infatti- sotengono i promotori del Movimento Nazionale per la Fusione dei piccoli e medi comuni d’Italia- come molte funzioni strategiche abbiano ormai una dimensione territoriale che supera quella dei singoli enti locali. Le sorgenti, gli acquedotti, i bacini e le reti non seguono i confini comunali, ma quelli della geografia naturale e dei bisogni delle comunità. La fusione dei Comuni, oppure forme sempre più avanzate di gestione associata dei servizi fondamentali, potrebbe rappresentare una risposta concreta per rafforzare la capacità progettuale degli enti, attrarre maggiori risorse, ottimizzare le competenze tecniche e costruire infrastrutture moderne a beneficio dell’intero territorio. Per il Savuto, il Reventino e le aree interne questa potrebbe diventare una delle più importanti sfide dei prossimi anni. Difendere l’acqua significa difendere il diritto dei cittadini ad un servizio efficiente, sostenere l’agricoltura, accompagnare lo sviluppo turistico, rafforzare il tessuto produttivo e valorizzare uno dei patrimoni naturali più preziosi della Calabria.

L’acqua, da questo punto di vista, non è soltanto una risorsa naturale: è il simbolo di un nuovo modo di amministrare le aree interne. Un patrimonio comune che richiede responsabilità condivise, programmazione di lungo periodo e istituzioni capaci di guardare oltre il proprio campanile. Forse è proprio partendo dall’acqua, bene essenziale per eccellenza, che il Savuto, il Reventino e i territori vicini possono costruire una nuova stagione di collaborazione istituzionale, trasformando una criticità in un’opportunità di sviluppo, innovazione e crescita per l’intera comunità territoriale.