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Savuto, il Comitato rilancia la sfida della fusione: una riforma per rafforzare i Comuni e prevenire le emergenze

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Dopo il ciclone, l’appello alla Regione Calabria: una legge organica per superare la frammentazione amministrativa, sostenere la progettazione e garantire servizi più efficienti alle comunità locali.

Non è un’iniziativa estemporanea, né una presa di posizione emotiva dettata dall’ultima emergenza. È il risultato di un lavoro lungo, approfondito, costruito nel tempo attraverso studi di fattibilità, analisi comparative, confronti pubblici e momenti di ascolto con le comunità locali. Il Comitato per la Fusione dei Comuni del Savuto – composto da personalità di primo piano del mondo della cultura, del giornalismo, dell’imprenditoria e delle professioni – torna a chiedere con forza una riforma strutturale dell’assetto amministrativo dei piccoli Comuni calabresi. E lo fa con un documento ufficiale indirizzato alla Regione Calabria e alle testate giornalistiche, già ripreso da gran parte dell’informazione locale e regionale. Il recente ciclone che ha colpito il territorio viene indicato non come episodio isolato, ma come prova concreta di una fragilità sistemica. Secondo il Comitato, le criticità emerse non sono riconducibili a responsabilità individuali, bensì a un limite strutturale che riguarda l’organizzazione amministrativa di enti con organici ridotti, risorse frammentate e capacità progettuali insufficienti.

Molti piccoli Comuni, si legge nel documento, risultano privi di uffici tecnici adeguatamente strutturati, con personale numericamente insufficiente e spesso costretto a gestire contemporaneamente emergenze, pianificazione, rendicontazioni e progettazioni complesse. Ne deriva una difficoltà oggettiva nell’affrontare calamità naturali, emergenze idrogeologiche, prevenzione dei rischi, gestione dei servizi sociali e sanitari e, soprattutto, nella programmazione strategica per lo sviluppo. Il ciclone ha reso evidente ciò che il Comitato denuncia da tempo: sopralluoghi a catena, richieste di supporto ai livelli istituzionali superiori, difficoltà nel coordinamento. Una frammentazione amministrativa che finisce per indebolire la capacità complessiva di risposta del territorio.

La Calabria, terra storicamente fragile sotto il profilo idrogeologico, necessita – sottolinea il Comitato – di strutture amministrative più forti, competenti e organizzate. Mantenere micro-enti privi di adeguate risorse significa aumentare i costi e ridurre l’efficacia dell’azione pubblica. Da qui la proposta: una nuova legge regionale organica che incentivi e accompagni la fusione dei piccoli Comuni appartenenti ad aree territorialmente omogenee, prevedendo strumenti finanziari stabili, premialità strutturali e un concreto supporto tecnico-amministrativo nella fase di transizione. L’obiettivo è rafforzare la capacità progettuale dei nuovi enti risultanti dalla fusione, rendendoli più competitivi nell’accesso ai finanziamenti regionali, nazionali ed europei. Il Comitato insiste su un punto chiave: la fusione non è cancellazione delle identità locali. È, piuttosto, uno strumento per preservarle all’interno di una struttura più solida, capace di garantire sicurezza, servizi efficienti e sviluppo. L’estinzione progressiva dei borghi non viene considerata un destino inevitabile. La tendenza, affermano i promotori, può essere invertita, ma serve una scelta politica coraggiosa e lungimirante. Il lavoro del Comitato in questi mesi si è distinto per metodo e spirito di servizio: incontri pubblici, ricerche, approfondimenti tecnici, confronto con amministratori, operatori economici e cittadini. Un percorso fonda to su dati, esperienze già maturate in altre realtà italiane e su una visione che mira a trasformare la fusione da tema divisivo a opportunità condivisa. Il messaggio finale è netto: la fusione rappresenta oggi una risposta consapevole alle emergenze, alla prevenzione e allo sviluppo. È una scelta di responsabilità verso i cittadini e verso le generazioni future. Il tempo per intervenire, concludono, è adesso.