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Savuto e Giornata della Solidarietà: riscoprire il senso di comunità nei borghi.

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Riscoprire il senso di comunità nei borghi. Il punto di vista sociologico di Francesco Garofalo (sociologo-giornalista)

Nei vicoli silenziosi dei borghi del Savuto, la solidarietà non è mai stata un concetto astratto, ma un gesto quotidiano, semplice e sincero. C’era il vicino che lasciava un cesto di fichi maturi davanti alla porta di chi non aveva alberi da frutto, la donna che si fermava a cucire l’orlo di un vestito per la figlia della vicina, il contadino che prestava il mulo a chi doveva affrontare il trasporto più pesante. Non servivano parole: il gesto bastava a dire “ci sono per te”. Oggi quei borghi, che il sociologo Francesco Garofalo definisce “comunità agonizzanti”, vivono un tempo difficile: case vuote, giovani emigrati, piazze svuotate dei loro antichi rumori. Eppure, proprio qui, il valore della solidarietà appare come una radice che non muore, pronta a generare nuovi germogli. La Giornata Mondiale della Solidarietà, celebrata il 31 agosto, invita a riscoprire proprio questo: il senso dell’altro, la capacità di mettersi nei suoi panni, l’empatia che diventa azione concreta. Nei borghi del Savuto questo messaggio assume un sapore particolare: ricorda che nessuna comunità, per quanto piccola, può sopravvivere senza la forza della condivisione. Immaginare la solidarietà in un paese del Savuto significa vedere un’anziana che riceve un piatto caldo dal vicino, un giovane che torna dall’università e mette le sue competenze a disposizione della comunità, un gruppo di amici che decide di ridare vita a una festa patronale per non lasciare che la piazza resti muta. Sono piccoli atti, ma capaci di riaccendere il senso di appartenenza e di dire a gran voce che nessuno deve sentirsi solo.

La solidarietà, sincera e autentica, ha sempre avuto una funzione educativa: mostrare ai più giovani che il bene esiste ed è contagioso, che l’individualismo impoverisce mentre la vicinanza arricchisce. Così, ogni gesto diventa un seme che custodisce il futuro.

Dal cuore del Savuto, questa giornata ci ricorda che la solidarietà non è un lusso, ma una necessità vitale. È il filo invisibile che lega generazioni, che tiene vivi i borghi, che trasforma comunità fragili in luoghi di speranza. In fondo, il Savuto ci insegna che la vera forza di un popolo non sta nei numeri, ma nella capacità di guardarsi negli occhi e dirsi: “Andiamo avanti insieme.”

Il punto di vista sociologico di Francesco Garofalo ( sociologo-giornalista)

La solidarietà è innanzitutto un fatto sociale, prima ancora che un sentimento individuale. Essa nasce dal bisogno primario che gli esseri umani hanno di vivere insieme: non si sopravvive da soli, ma ci si sostiene reciprocamente. Nelle comunità tradizionali – come quelle del Savuto – la solidarietà non era un ideale astratto, ma un meccanismo naturale di sopravvivenza. Aiutare il vicino non era solo un atto di bontà “cultura delk vcinato” ma un modo per rafforzare il tessuto comunitario, garantendo che, al momento opportuno, l’aiuto sarebbe stato ricambiato.

Come nasce e si sviluppa la solidarietà

Dal punto di vista sociologico, la solidarietà è il prodotto di legami sociali che si generano dal bisogno reciproco. Con Émile Durkheim, uno dei padri della sociologia, possiamo distinguere due forme fondamentali: Solidarietà meccanica e solidarietà organica. Nei paesi del Savuto, oggi segnati dall’emigrazione e dall’invecchiamento, resiste ancora la memoria della solidarietà meccanica – quella dei gesti quotidiani di vicinanza – ma occorre anche sviluppare una nuova forma di solidarietà, più organica, capace di valorizzare competenze, diversità e nuove forme di cooperazione.

Solidarietà e sussidiarietà: due concetti da distinguere

Spesso si confondono i concetti di solidarietà e sussidiarietà, ma essi hanno nature diverse:

  • La solidarietà nasce “dal basso”: è la scelta di farsi carico dell’altro per senso di appartenenza, empatia, responsabilità condivisa.
  • La sussidiarietà, invece, è un principio che riguarda le istituzioni: significa che i livelli superiori (Stato, Regione, Comune) devono sostenere quelli inferiori (famiglie, comunità locali, associazioni) senza sostituirsi ad essi, ma favorendo la loro autonomia.

In altre parole, la solidarietà è un sentimento e un’azione che appartengono alle persone e ai gruppi; la sussidiarietà è un principio organizzativo che appartiene alle strutture della società. Quando queste due dimensioni dialogano, le comunità si rafforzano.

Perché la solidarietà fa bene alla comunità

La solidarietà non è solo utile a chi riceve: è benefica anche per chi la esercita. Diversi studi sociologici mostrano che compiere gesti di solidarietà riduce lo stress, rafforza l’autostima, genera senso di appartenenza e coesione. È dunque una virtù sociale, che alimenta fiducia e reciprocità. Nei borghi del Savuto, dove le piazze si svuotano e i giovani partono, la solidarietà diventa un modo per contrastare la disgregazione, per non lasciare che la solitudine prevalga. È l’antidoto all’apatia e alla rassegnazione.

Una virtù che genera benessere

Se vissuta con consapevolezza, la solidarietà è una virtù che produce un doppio effetto positivo:

  • per chi la riceve, perché si sente riconosciuto e sostenuto;
  • per chi la dona, perché trova senso nel proprio agire e rafforza i propri legami sociali.

È questa reciprocità che fa della solidarietà una forza trasformativa: non solo aiuta a superare le difficoltà, ma contribuisce a creare comunità resilienti, capaci di affrontare insieme crisi sociali, economiche e culturali.

Il messaggio per il Savuto

La Giornata Mondiale della Solidarietà, che si celebra oggi 31 agosto, ricorda che, soprattutto nei borghi definiti “agonizzanti”, la rinascita passa attraverso gesti concreti di vicinanza. Nei vicoli del Savuto, ogni atto di solidarietà – piccolo o grande – è una scintilla che tiene viva la comunità. Qui, dove le radici non sono mai state spezzate, la solidarietà resta il filo invisibile che lega le generazioni e che può trasformare il rischio di declino in occasione di speranza. In fondo, il messaggio è chiaro: la solidarietà non è un lusso, ma una necessità vitale, tanto più in comunità fragili. E il Savuto lo insegna con la sua storia: un popolo sopravvive non per la forza dei numeri, ma per la capacità di guardarsi negli occhi e scegliersi ogni giorno come comunità.( Francesco Garofalo- sociologo-giornalista)