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Savuto, “ A rrina” ” A strenna” , tra ricordi, nostalgie e pandemia.”Senz’essere chiamati simu venuti….” di Francesco Garofalo

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” A rrina”,  dono attraverso il quale si veicolava  una influenza  benefica sulle azioni dell’uomo, valida  per  l’intero nuovo  anno.   Una tradizione che aveva e conserva ancora un significato  distinto in quanto portatore di buoni auspici. La tradizione resiste, il suo uso  si tramanda   dall’antica Roma e diverse sono  le opere in cui  poeti e scrittori   riprendono e   descrivono i modi in cui  si manifestava e come veniva  esternata  da parte dei  “rrinari” locali.

Nell’asso di tempo che sussiste  tra la festività di Santo Stefano e l’Epifania, nella zona del Savuto,  la  tradizione spronava il gruppo di amici, ad “armarsi” di chitarra, fisarmonica,  “saziere” o “ murtaru”  per “portare”  “a rrina”,   a  Strenna” ,  parenti e amici della zona. Una tradizione quella della “rrina” che fino a qualche decennio addietro era ben radicata sull’intero territorio e nel patrimonio storico culturale dei piccoli Comuni che  si affacciano nel  Savuto:  in quasi tutti i borghi venivano organizzate  iniziative e anche  suggestive competizioni  preparate con arte e passione  in occasione delle festività che si concludevano con balli e canti natalizi. I canti  augurali, venivano preparati con attenzione e le parole, le frasi venivano confezionate in base  alle circostanze della  famiglia destinataria della “rrina”.

La famiglia ricevente del dono accoglieva con piacevolezza , il messaggi di  buona salute, di    felicità e sovente anche l’ironia contenuta nei messaggi,  espressi  con il canto e il  suono degli strumenti musicali, utilizzati dai “sonaturi”. Era consuetudine iniziare “a rrina”  con questa frase: “senz’essere c!iamati simu venuti cari patruni  siati  bontruvati”.

Man mano che si andava avanti il canto e il suono aumentava di intensità, propagandosi nell’etere, rompendo il silenzio delle ore notturne. Dopo una prima parte di canti augurali dedicati al nucleo familiare, ai vicini di casa e parenti, si passava, con ritmi e melodia sempre più vigorose e ben cadenzate,    ad altre parti ancora più interessanti come il cibo e  il vino. La “rrina”si concludeva  con l’invito ad aprire la porta per  dare via alla convivialità. Entrati in casa,  i “rrinari” venivano invitati ad assaggiare e  bere in compagnia il   buon bicchiere di vino del Savuto al quale seguiva il brindisi rivolto ai presenti.

    La strenna,  che  nasce dall’antica Roma, affonda le radici nell’antichità,  ha resistito alle suggestioni di una modernità che sembra aver fagocitato, e in parte dissolto,  gran parte delle antichi e nobili tradizioni delle comunità del comprensorio Savuto.

 Se  il  tempo  non è stato generoso  nella conservazione e nella    riproduzione   di questa  tradizione che si perde nella notte dei tempi,  la pandemia ha inibito  qualsiasi cantore, qualsiasi corista e solo in   qualche sporadico luogo si sono   accordati gli  strumenti musicali per accompagnare, a distanza e con timide voci,  gli stornelli di  buon augurio.

 Solo poche persone hanno  potuto godere di questo  regalo, di questo  tradizionale omaggio, di questo “dono” perché di dono si   tratta.   Questo sentire, questo significato è proprio racchiuso nella parola “strina” che deriva dal latino “strena” che indica,  “DONO”. Il termine venne diffuso proprio dai romani nelle terre dell’Impero. Letteralmente indica, appunto un dono, un regalo, un buon augurio.

La  pandemia, purtroppo, ha portato via anche questo momento di gioia e di allegria. Auguriamo che il prossimo anno si possa ripristinare questa armonia , si possa riprendere questa antica e allegra tradizione.  Auguriamoci, infine,  che  l’Epifania  oltre a portarsi  via tutte le feste, si porti via soprattutto le angosce, le ansie e le sofferenze derivanti dal Coronavivirus e che nel Savuto, come in tutto il mondo, si possa ritornare a vivere e rivivere in armonia. francogarofalo1@gmail.com