Santo Stefano di Rogliano, ritiro dal PSA: “Comune in Comune” rileva il «fallimento politico» di Arcobale
SANTO STEFANO DI ROGLIANO – «Il ritiro dal PSA decreta il fallimento politico di Arcobaleno sul versante urbanistico». È il giudizio espresso dal “Movimento Civico Comune in Comune“, che interviene sull’abbandono del Piano Strutturale Associato e sull’avvio del percorso per la predisposizione di un Piano Strutturale Comunale autonomo. Il movimento pone al centro della propria critica oltre vent’anni di annunci e attese, prima della decisione di interrompere il percorso associato. Nella sua valutazione, l’esito attuale conferma le criticità denunciate fin dalla proposta iniziale, avanzata dall’allora sindaco, esponente del PD, e sostenuta successivamente dall’amministrazione guidata dalla sua successora. La contestazione riguarda soprattutto il significato politico della scelta: quello che l’amministrazione presenta come un cambio di direzione necessario viene letto dal “Movimento Civico “Comune in Comune” come l’incapacità di portare a compimento il progetto sostenuto per due decenni. Il passaggio a un diverso strumento, secondo il movimento, non può prescindere da un rendiconto sul percorso precedente. Il nodo territoriale, nella lettura di Comune in Comune, risiedeva già nella mancata partecipazione di Rogliano e Mangone, Comuni confinanti con Santo Stefano di Rogliano e strettamente collegati alle sue dinamiche economiche, urbanistiche e sociali.

Una pianificazione associata priva del loro coinvolgimento appariva, secondo il movimento, incompleta fin dall’origine e poco coerente con la necessità di governare un territorio nel quale insediamenti, attività produttive, mobilità e servizi superano quotidianamente i confini amministrativi. L’abbandono del PSA rappresenterebbe quindi, per il “Movimento Civico “Comune in Comune”, la conferma della fondatezza delle obiezioni sollevate dalle opposizioni consiliari dell’epoca. «Vent’anni persi» è la sintesi del giudizio politico: un lungo percorso che, anziché approdare all’approvazione dello strumento annunciato, si conclude con il ritiro e l’avvio di una diversa strada. Il voto favorevole al cambio di percorso, anche quando condiviso da maggioranza e minoranza attuale, non esaurisce la questione delle responsabilità pregresse. Nella valutazione del movimento, la convergenza sulla decisione attuale non cancella la necessità di spiegare perché il progetto precedente non sia stato completato e quali conseguenze abbia prodotto il protrarsi dell’attesa. Da qui la richiesta di un bilancio politico, amministrativo ed economico trasparente. Quali ostacoli hanno impedito la conclusione del PSA? Quali risorse sono state impegnate e quali somme effettivamente spese? Quali elaborati e studi potranno essere utilizzati nel nuovo percorso? Quali ulteriori costi e tempi comporterà la predisposizione del PSC? Sono domande sulle quali il movimento sollecita risposte pubbliche e documentate. La questione riguarda direttamente i cittadini: le prospettive delle famiglie, le aspettative dei proprietari, le possibilità di recuperare gli immobili esistenti e le condizioni nelle quali potranno essere realizzati nuovi interventi. Il ritiro dal PSA, da solo, non consente di dedurre quale sarà la futura destinazione dei singoli terreni e le linee di sviluppo che saranno individuate: occorrerà conoscere i contenuti del nuovo strumento e gli atti che ne accompagneranno la formazione. Nel confronto assume rilievo anche il tema del consumo di suolo, espressione che riguarda la trasformazione di superfici agricole o naturali attraverso edificazioni, infrastrutture e altre forme di copertura artificiale. Non si tratta soltanto di suolo pubblico: il problema interessa anche le proprietà private e riguarda il modo in cui le scelte urbanistiche modificano il territorio. Sul piano della programmazione, il confronto dovrà quindi affrontare il rapporto tra nuove previsioni edificatorie, recupero del patrimonio esistente, riqualificazione delle aree già urbanizzate e tutela delle superfici libere. Per conoscere gli effetti concreti sui proprietari sarà necessario verificare le disposizioni applicabili e le scelte contenute negli elaborati, evitando annunci generici o conclusioni anticipate. Nella posizione del movimento trova spazio anche il richiamo alla Variante generale al Piano di Fabbricazione, alla quale viene attribuito un ruolo significativo nello sviluppo urbanistico e commerciale del paese. Il confronto tra quella stagione e il successivo percorso del PSA viene proposto come elemento di valutazione delle scelte amministrative e dei risultati conseguiti. Il passaggio al PSC apre adesso una nuova fase, sulla quale Comune in Comune chiede informazioni comprensibili, partecipazione e scadenze verificabili. Ai cittadini dovranno essere illustrati gli obiettivi della pianificazione, le modalità di presentazione delle osservazioni e il rapporto tra le esigenze del paese e quelle dei territori confinanti.
Il punto politico resta il rendiconto di quanto accaduto: spiegare le ragioni dell’abbandono, chiarire l’impiego delle risorse e indicare come si intenda evitare che il nuovo percorso riproduca ritardi e incertezze. È su queste risposte che il movimento civico invita l’amministrazione a misurarsi pubblicamente.( di Redazione)