Il 3 novembre la Giornata internazionale promossa dall’UNESCO. Tra montagne, boschi, fiumi e borghi, un invito a custodire il patrimonio ambientale e culturale e a costruire opportunità per chi abita questi territori.
SAVUTO–REVENTINO – Il verde dei boschi, i profili delle montagne, i fiumi e i torrenti che attraversano le vallate. E poi i borghi, le chiese, le testimonianze artistiche e gli antichi sentieri: luoghi nei quali la natura incontra la storia delle persone. Nel Savuto, nel Reventino e nei territori vicini, la Giornata internazionale delle Riserve della Biosfera, celebrata il 3 novembre, trova un significato concreto nel paesaggio e nella vita delle comunità. Proclamata dall’UNESCO nel 2021, la ricorrenza richiama l’attenzione sulla possibilità di conciliare la conservazione della biodiversità con uno sviluppo rispettoso delle risorse naturali. Una prospettiva che coinvolge le istituzioni e chiunque abiti, lavori o svolga attività in un territorio. Le Riserve della Biosfera fanno parte del programma MAB, “Man and the Biosphere”, avviato dall’UNESCO nel 1971 per promuovere un rapporto equilibrato tra esseri umani e ambiente. Sono luoghi nei quali la protezione degli ecosistemi si accompagna alla ricerca scientifica, all’educazione e alla sperimentazione di attività economiche sostenibili, con il coinvolgimento delle popolazioni locali. Il modello distingue aree centrali dedicate alla conservazione, zone tampone nelle quali svolgere attività compatibili con la tutela e zone di transizione dove le comunità vivono e lavorano. Questa organizzazione risponde all’esigenza di mettere in relazione la salvaguardia della natura con la presenza umana e con le responsabilità che essa comporta. In Italia le Riserve della Biosfera sono 21. Tra queste figura la Sila, riconosciuta nel 2014, un riferimento importante per la Calabria. La Riserva comprende il Parco nazionale della Sila e partecipa a una rete internazionale fondata sul confronto tra esperienze di conservazione e sviluppo sostenibile. Il messaggio della giornata interessa anche i territori esterni ai confini delle Riserve riconosciute. Per il Savuto-Reventino offre l’occasione di riflettere sul rapporto tra ricchezza ambientale, patrimonio culturale e prospettive delle comunità. In questi territori montuosi, boschi, castagneti, terreni coltivati e corsi d’acqua compongono uno scenario che custodisce le tracce del lavoro umano. I sentieri ricordano spostamenti e attività quotidiane; i centri storici raccontano forme dell’abitare; chiese e opere d’arte testimoniano la vita religiosa e culturale dei paesi. Le ricchezze naturalistiche e quelle artistiche appartengono a una stessa storia, costruita nel tempo attraverso il rapporto tra le popolazioni e i luoghi.
Da un punto di vista sociale, il paesaggio è anche memoria collettiva. Nei nomi delle contrade, nella conoscenza delle sorgenti, nei saperi agricoli e nelle consuetudini si conserva una parte dell’identità delle comunità. Raccogliere e trasmettere queste conoscenze, mettendole in dialogo con la ricerca e con le esigenze del presente, può rafforzare la consapevolezza del valore del territorio. La tutela richiede però impegni continui. Prevenire gli incendi, contrastare l’abbandono dei rifiuti, proteggere le acque, curare i versanti e recuperare il patrimonio storico sono azioni che incidono sulla qualità della vita. La manutenzione ordinaria merita particolare attenzione: la cura costante dei luoghi contribuisce alla loro sicurezza e fruibilità. Si tratta di responsabilità che superano i confini amministrativi. Un fiume attraversa territori diversi, un bosco collega versanti e comunità, un percorso può unire più paesi. La collaborazione tra Comuni diventa quindi una necessità concreta, da tradurre in progetti condivisi, coordinamento degli interventi e partecipazione dei cittadini. La ricorrenza sollecita anche una riflessione sulle opportunità economiche. Escursioni, cammini, visite ai borghi, produzioni agricole e attività artigianali possono contribuire a valorizzare il Savuto-Reventino. Perché queste possibilità diventino lavoro servono servizi, collegamenti, competenze e continuità organizzativa. Un itinerario acquista valore quando è curato e accessibile; un bene culturale quando può essere conosciuto e visitato; una produzione locale quando trova condizioni adeguate per raggiungere il mercato. Nei paesi che affrontano lo spopolamento, la questione ambientale incontra così quella sociale. Custodire il territorio significa anche creare le condizioni perché le persone possano continuare ad abitarlo. I giovani devono poter riconoscere nelle risorse locali una prospettiva credibile, accompagnata da opportunità professionali e servizi essenziali. Un ruolo decisivo spetta alle scuole, alle associazioni e alle famiglie. Conoscere un torrente, riconoscere le caratteristiche di un bosco, ricostruire la storia di una chiesa o percorrere un antico sentiero aiuta a comprendere il luogo in cui si vive. L’educazione ambientale può partire proprio da queste esperienze, sviluppando attenzione e capacità di partecipare alle scelte collettive. Anche la memoria degli anziani rappresenta una risorsa: custodisce conoscenze sui luoghi, sulle coltivazioni e sugli usi del territorio che meritano di essere raccolte e confrontate con i cambiamenti in corso. Il dialogo tra generazioni può trasformare questa eredità in uno strumento di conoscenza condivisa. Il significato del 3 novembre, nel Savuto, nel Reventino e nei dintorni, sta dunque nella responsabilità verso un patrimonio comune. Montagne, boschi, fiumi, torrenti e testimonianze artistiche chiedono cura, scelte coerenti e collaborazione. Da questa attenzione dipende anche la possibilità di consegnare alle nuove generazioni paesi vivibili, paesaggi riconoscibili e luoghi nei quali costruire il proprio futuro.( di Redazione)
