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Ricorre oggi lunedì 6 febbraio 2023 la ” Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili”.

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Il  6 febbraio 2022 si celebra la Giornata mondiale della “tolleranza zero” contro le mutilazioni genitali femminili (MGF).  La mutilazione genitale femminile (MGF) si riferisce a procedure che comportano la rimozione parziale o totale dei genitali esterni femminili o altre lesioni ai genitali femminili per motivi non medici. Di solito vengono eseguite da un circoncisore tradizionale con una lama e senza anestetico. Numerose sono  le complicazioni, a breve e lungo termine,  che si riversano sulla salute di coloro che sono soggette a questa usanza di cultura e non certamente sanitaria. Tra le peggiori conseguenze  vi è la morte. Sebbene le MGF siano riconosciute a livello internazionale come una violazione estrema dei diritti e dell’integrità delle donne e delle ragazze, si stima che circa 68 milioni di ragazze in tutto il mondo rischiano di subire questa pratica prima del 2030.

 Secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (Unfpa), si stima che nel mondo circa 200 milioni di donne e ragazze abbiano subito mutilazioni genitali e, purtroppo anche quest’anno, sono a rischio circa 3 milioni di bambine. Questa orrenda pratica è diffusa  presso gruppi ed etnie dei Paesi dell’Africa sub sahariana e della penisola arabica, ma è  attuata  altresì in Asia, America Latina, Europa.   Per  effetto dell’immigrazione, questo triste fenomeno si registra, purtroppo,  anche  nel nostro Paese. Sebbene sia internazionalmente riconosciuta come violazione dei diritti umani, si calcola che siano circa 68 milioni le ragazze in tutto il mondo che rischiano di subire questa pratica prima del 2030.

Le conseguenze a breve e lungo termine delle MGF includono:
  • dolore intenso e sanguinamento eccessivo
  • difficoltà a urinare
  • cisti, infezioni e infertilità
  • problemi psicologici
  • diminuzione del piacere sessuale
  • complicazioni durante il parto
  • maggior rischio di decessi neonatali