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Ricordo del Filosofo Carlo Diano nel Cinquantesimo Anniversario della Morte a cura del Prof. Eugenio Gallo

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prof.Eugenio Gallo

In questo anno 2024 ricorre il 50° anniversario della morte del professore Carlo Diano (Monteleone Calabro 1902- Padova 1974), senz’altro, una delle personalità più interessanti del XX secolo, una figura di primo piano nel panorama del pensiero italiano del secolo breve, “uno – come scrive Romeo Bufalo – dei più originali pensatori del secondo Novecento italiano” (1). Carlo Diano, grande figlio della nostra terra, nasce a Monteleone Calabro (oggi Vibo Valentia) nel febbraio 1902 e a Vibo, presso il Liceo Filangeri, consegue la Maturità Classica, all’età di diciassette anni, con il massimo dei voti. Quando ha solo otto anni perde il padre, un dolore immenso per lui e per la famiglia, un dolore che lo tocca profondamente. Dopo aver superato l’esame di Maturità classica, si iscrive a Roma alla “Sapienza”, Facoltà di Lettere, e si laurea in Lettere Classiche all’età di 21 anni (1923), con una tesi su Giacomo Leopardi, col massimo dei voti e “Magna cum laude”. Subito comincia la propria carriera di professore, a Roma, e quindi superato il concorso e divenuto professore ordinario, passa per Vibo Valentia, città natale, poi per Viterbo, poi per il Liceo Vittorio Emanuele II di Napoli. Nella città partenopea comincia a frequentare il filosofo Benedetto Croce, ma in seguito si allontana dal gruppo crociano. Ritornato a Roma, insegna prima al Tasso e poi al Mamiani e nel ’35 diventa libero docente in Lingua e Letteratura greca. Non farà mai la tessera del partito fascista, allora d’obbligo per i dipendenti pubblici. Nel ’33 è nominato lettore di lingua italiana nelle università di Lund, Copenaghen e Goteborg. Al ritorno in Italia passa alla Soprintendenza bibliografica di Roma e, quindi, nel periodo 1944 – aprile 1945, riveste la funzione di Ispettore dell’Istruzione classica a Padova. Alla morte del filosofo Giovanni Gentile, conosciuto nel periodo universitario, subisce un duro colpo e decide di commemorarlo pubblicamente a Padova, nonostante sia stato minacciato di morte. Nel dopoguerra insegna all’Università di Bari e, poi, vinto il concorso di Letteratura greca passa all’Università di Padova. Una splendida carriera, la sua, coronata da successo ed accompagnata anche dall’attività di traduttore soprattutto dei classici greci. Fra i suoi amici torna grato ricordare il poeta Salvatore Quasimodo, Ugo Spirito e Giulio Carlo Argan. Uno dei suoi alunni più importanti è il filosofo Massimo Cacciari. “Il clima in cui matura la riflessione filologico- filosofica del vibonese Carlo Diano – scrive Romeo Bufalo – è quello, neoidealistico, in cui si formarono anche altri significativi esponenti del pensiero del Novecento” (2). Fra le sue opere (Linee per una fenomenologia dell’arte, Saggezza e poetiche degli antichi, Studi e saggi di filosofia antica, Scritti epicurei ed altre ancora) la più importante è, forse, Forma ed evento. Principi per un’interpretazione del mondo greco. “Il nome di Diano – scrive Romeo Bufalo – rimane legato a quello che sicuramente è da considerarsi il suo libro più noto, e cioé a Forma ed evento. Principi per un’interpretazione del mondo greco (…). Intorno a questo fondamentale studio ruotano gli altri principali scritti di Diano” (3). Ma cosa esprime questa opera? E cosa sono i principi di “forma” e “evento”? L’opera è un viaggio nel mondo greco per prendere in considerazione, proprio come recita testualmente il sottotitolo, i “Principi per una interpretazione del Mondo Greco”. Ed i principi di forma e evento che cosa sono e che cosa indicano? Per Carlo Diano, i princìpi di forma e evento, come egli stesso scrive, “vanno considerati come pure e semplici categorie, e come categorie fenomenologiche e non ontologiche – ché si farebbe della metafisica a vuoto, – come categorie cioè da articolare solo sulla base del fenomeno, e però sul terreno della storia, nella sfera degli atteggiamenti e delle situazioni che in esse si riflettono” (4). L’eroe della forma, secondo C. Diano, è Achille e l’eroe dell’evento è Ulisse. La forma appare come ciò che indica ciò che è logico e che implica la necessità, per cui è l’universale; l’evento, invece, è ciò che indica ciò ch’è storico e, quindi, contingente, particolare. Ed ecco cosa aggiunge C. Diano: “Sotto questo aspetto, la storia degli dei della Grecia coincide e s’identifica con la religiosità dei Greci, che è poi la storia di tutto lo spirito greco” (5). Forma ed evento, essendo categorie fenomenologiche, secondo C. Diano, non rinviano a due mondi inconciliabili, bensì sono momenti che convivono nella stessa realtà. Ed ecco, in merito, cosa scrive R. Bufalo: “Le forme da sole sono vuote, anzi non esistono. Esse sono forme in quanto in- formano un contenuto. Sono strutture di visibilità del mondo (…). Certo, finché rimaniamo sul piano del logos, del discorso razionale- filosofico, è difficile conciliare ciò che sembra, per definizione, inconciliabile. Le cose cambiano invece sensibilmente se consideriamo quello che oggi chiamiamo il ‘mondo dell’arte’. L’arte infatti per Diano non è pura forma. L’arte è anche un fare, un poiein che illumina la materia individuale dall’interno universalizzandola; l’arte cioè è un sensibile che contiene anche un intelligibile” (6). E, allora, la forma che altri non riescono a vedere nella figura (evento), secondo Diano, la vedono gli artisti. “Gli artisti – scrive C. Diano – sopra tutti la vedono, sono artisti in quanto la vedono, e, quando l’hanno veduta, la trasportano dal soggetto vivo, che fino a quell’ora ne aveva fatto un evento, in un soggetto inerte, una materia qualunque, marmo, bronzo, tela, perché guardiamo ad essa sola. Platone non la sa vedere che staccata, e la vede fuori del mondo, fuori del cielo, in un altro cielo, dove non sono tempeste e non balenano eventi. Ma non bisogna staccarla, perché, quando l’avete staccata, o ritorna figura e domanda un’altra forma, o non è più né figura né forma” (7). A questo punto, è bene sottolineare che, per C. Diano, l’arte è forma ed evento, nel senso che è un qualcosa che si lega ad un evento, ma richiama una forma che gli dà senso e visibilità. A differenza di quanto afferma B. Croce, per il quale l’arte è solo forma, per C. Diano è, invece, sintesi di forma e evento. “Se volessimo esprimerci – R. Bufalo – nei termini di Diano, l’arte è qualcosa di eventico che pone in essere una forma, la quale, a sua volta, lo rende visibile” (8). A questo punto è bene, però, prima di avviarmi alle conclusioni, prendere in considerazione quel che C. Diano dice dello spirito greco, seguendo le categorie di forma e evento. La storia dello spirito greco è, per lui, la storia della religiosità dei Greci ed egli la cerca nelle grandi opere dell’antichità greca, l’Iliade e l’Odissea. L’eroe dell’Iliade è Achille, eroe della forma, della forza (virtù), quello dell’Odissea è Ulisse, eroe dell’evento, dell’intelligenza intesa come “un’intelligenza che calcola, non contempla, e non è inattiva, ma fa: non ha altro fine che il fare” (9). Questa intelligenza che calcola è un’arte e non nel senso della creatività artistica, vale a dire “non è l’arte quale la intendiamo noi, che dai Greci è detta ‘musica’ e rientra nella forma, ma la tecnica” (10). Ebbene Achille, in quanto forma, Ulisse, in quanto evento sono, per C. Diano, le due anime della Grecia. E sono, in verità, gli elementi fondamentali della civiltà greca e del pensiero greco. “Achille ed Ulisse – scrive C. Diano – sono le due anime della Grecia, e la storia della Grecia è la storia di queste due anime. Tutt’e due convergono e si sublimano in Socrate. Socrate ha la intelligenza d’Ulisse e la forza d’Achille, ma muore come Achille, accettando cosciente la morte e guardandola in faccia, per non venir meno alla forma; ad Achille egli pensa davanti ai giudici che lo condannano. Per Achille la forma era la sua figura mortale eternata dalla fama, la gloria, ch’egli contemplava cantando sulla cetra le gesta degli eroi, per Socrate la forma è la legge, i  della sua patria” (11). Forma ed evento sono le componenti fondamentali dell’anima e del pensiero greco, la forma come intelligenza contemplativa, spirito artistico, meditazione e l’evento come intelligenza calcolante, capacità tecnicaastuzia, prudenza, pazienza. In queste due anime si condensano lo spirito, il geist, d’un popolo e l’essenza d’una civiltà. Eugenio Maria Gallo Note 1. Cfr. R. Bufalo, Carlo Diano: verità dell’apparenza e pensiero mediterraneo in Storia del pensiero filosofico in Calabria da Pitagora ai giorni nostri, a cura di Mario Alcaro, Rubbettino Editore Soveria Mannelli (Cz) 2011, p. 497. 2. Ibidem. 3. Ibidem. 4. Cfr. C. Diano, FORMA ed EVENTO, Principi per una interpretazione del Mondo Greco, Neri Pozza Editore, Venezia 1960, p. 53. 5. Ibidem, pp. 53- 54. 6. Cfr. R. Bufalo, Carlo Diano: verità dell’apparenza e pensiero mediterraneo in Storia del pensiero filosofico in Calabria da Pitagora ai giorni nostri, a cura di Mario Alcaro, Rubbettino Editore Soveria Mannelli (Cz) 2011, p. 503. 7. Cfr. C. Diano, FORMA ed EVENTO, Principi per una interpretazione del Mondo Greco, Neri Pozza Editore, Venezia 1960, p. 47. 8. Cfr. R. Bufalo, Carlo Diano: verità dell’apparenza e pensiero mediterraneo in Storia del pensiero filosofico in Calabria da Pitagora ai giorni nostri, a cura di Mario Alcaro, Rubbettino Editore Soveria Mannelli (Cz) 2011, p. 503. 9. Ibidem p. 67. 10. Ibidem. 11. Ibidem pp- 79- 80.