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Riaccendere le Luci Rosse: Traffico e Tolleranza nella Legge Merlin dopo 66 Anni

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La combinazione di “Traffico e tolleranza” nel titolo vuole sottolineare da subito la complessità del dibattito sulla prostituzione che coinvolge questioni riguardanti la giustizia sociale, i diritti umani, della sicurezza pubblica e morale. Evidenzia la complessità del dibattito sulla prostituzione e mette in luce le molteplici questioni che coinvolgono la società e le istituzioni. Il 29 gennaio 1958, la Camera approvava la cosiddetta Legge Merlin che stabiliva la chiusura delle case di tolleranza in Italia. Ma quando è nata la prostituzione? E come si è sviluppata lungo la storia?

Sessantasei anni fa, con l’entrata in vigore della legge Merlin, si sanciva, come già detto, la chiusura delle case di tolleranza, luoghi istituzionalizzati in cui la prostituzione veniva esercitata in modo regolamentato e controllato dallo Stato o dalle autorità locali. Queste strutture, gestite da proprietari o enti pubblici, offrivano uno spazio dove le prostitute potevano lavorare in condizioni relative di sicurezza e igiene, almeno teoricamente. Diffuse in molti paesi europei nel corso dei secoli, avevano l’obiettivo dichiarato di limitare la diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili, controllare la prostituzione e ridurre la criminalità associata ad essa. Tuttavia, spesso non garantivano standard adeguati di protezione né per le prostitute né per i clienti, contribuendo a perpetuare lo sfruttamento e la discriminazione delle donne.

Con la legge Merlin del 1958 in Italia, queste case vennero definitivamente chiuse nel tentativo di abolire la regolamentazione statale della prostituzione e contrastare lo sfruttamento delle donne coinvolte in questo settore. Con l’abolizione delle case chiuse, la prostituzione divenne un’attività illegale nel territorio italiano.

Dopo un esteso e complesso iter parlamentare, il 20 settembre 1958 è entrato in vigore il provvedimento che ancora oggi regola il fenomeno. Le sue disposizioni specificano le sanzioni contro lo sfruttamento e l’agevolazione, ma la legge ha suscitato dibattiti continui e tentativi di modifica nel corso degli anni.

Il 20 settembre 1958, venne attuata la legge Merlin, che chiudeva in Italia le case di tolleranza, o “case chiuse”, e che tuttora disciplina il fenomeno della prostituzione nel nostro Paese. Dieci anni prima, nel 1948, la senatrice socialista Lina Merlin aveva presentato il suo progetto di legge: tale iniziativa era stata approvata dal Senato solo nel 1952, ma aveva attraversato un lungo iter parlamentare prima di essere ratificata. Alla mezzanotte del medesimo giorno, furono chiuse 560 case di tolleranza che ospitavano circa 2.700 prostitute.

Attualmente, dopo 66 anni dall’approvazione della legge Merlin, la proposta di riaprire le case chiuse emerge ciclicamente, supportata da motivazioni diverse. Tuttavia, resta da capire se la riapertura potrebbe davvero combattere lo sfruttamento della prostituzione, oppure se si tratti soltanto di propaganda o demagogia. Quali sarebbero le conseguenze di un’eventuale approvazione di una tale proposta? Nella realtà, dei fatti, ribadiamo subito, non si osserva un reale interesse nel discuterne seriamente, nonostante le numerose proposte di legge presentate durante le diverse legislature, nessuna delle quali è mai stata discussa.

Ma che cosa rappresentavano concretamente le case di tolleranza? Erano luoghi in cui i diritti e le libertà individuali erano sospesi, dove le condizioni di lavoro erano estremamente difficili. Le prostitute erano addirittura schedate e sottoposte a controlli sanitari obbligatori, rischiando la reclusione in sanatori se affette da malattie veneree.

La riapertura delle case di tolleranza provocherebbe solamente più discriminazione ed esclusione sociale – sostengono i contrari – alimentando la stigmatizzazione e il controllo sui corpi. Tuttavia, al di là delle opinioni personali sull’apertura di queste strutture moderne, definite “case autorizzate”, non esiste alcuna prova che regolamentarle possa eliminare la prostituzione di strada. Questo è l’obiettivo che si vorrebbe raggiungere con una legge dedicata, ma restituire allo Stato il controllo sarebbe veramente una soluzione al problema dello sfruttamento della prostituzione? Oppure, come affermano i detrattori, sarebbe un vantaggio per i trafficanti di esseri umani?

Le evidenze attuali non permettono, comunque, di sostenere né una tesi né l’altra. Tra le argomentazioni a favore della riapertura delle case di tolleranza emerge, invece, la questione sanitaria legata alle malattie sessualmente trasmissibili. Tuttavia, il vero problema di salute pubblica non è la prostituzione, ma il sesso non protetto. Inoltre, circa il 70% dei clienti chiede rapporti non protetti, rendendo necessaria un’educazione più mirata per loro.

Un’altra argomentazione riguarda gli introiti che attualmente finiscono nelle mani della criminalità. Anche su questo fronte si aprono complesse discussioni, poiché è necessario comprendere meglio di che introiti si tratta.

In sostanza, sia l’approccio proibizionista che quello iper-regolamentativo finiscono per rendere più vulnerabili le persone coinvolte nella prostituzione. Si ritiene che depenalizzare alcune condotte legate a questo fenomeno possa favorire forme di auto-organizzazione e mutua assistenza, rafforzando la posizione delle persone che scelgono volontariamente questo lavoro, senza però abbandonare i principi fondamentali della legge Merlin.

È evidente che bisogna evitare la tratta a scopo di sfruttamento sessuale, spesso legata ad altri fenomeni come l’immigrazione clandestina, e affrontare le cause profonde della prostituzione e dello sfruttamento sessuale, tra cui le disuguaglianze economiche e sociali, le discriminazioni e le politiche migratorie. In definitiva, il tema è estremamente complesso e non esiste una soluzione unica.

Per quanto riguarda il futuro della prostituzione, molte sfide rimangono da affrontare. Tuttavia, ci sono anche opportunità per migliorare le condizioni di vita e proteggere i diritti delle persone coinvolte nella prostituzione. Una riforma delle leggi sulla prostituzione potrebbe garantire maggiori diritti e protezioni per le persone coinvolte. Questo potrebbe includere la decriminalizzazione della prostituzione, la protezione delle persone contro lo sfruttamento e la tratta di esseri umani e l’accesso ai servizi sanitari e sociali. In tal senso sarebbe opportuno accentuare la riflessione sui programmi di uscita: programmi e risorse dovrebbero essere disponibili per le persone che desiderano uscire dalla prostituzione e reinserirsi nella società. Ciò potrebbe includere assistenza sociale, formazione professionale e opportunità di lavoro alternative. E’ superfluo evidenziare il ruolo dell’educazione e della sensibilizzazione: campagne educative e di sensibilizzazione possono contribuire a ridurre lo stigma sociale associato alla prostituzione e promuovere una maggiore comprensione dei problemi e delle sfide che le persone coinvolte affrontano. Senza dubbio, affrontare le cause sottostanti della prostituzione, come la povertà e le disuguaglianze economiche, potrebbe ridurre la vulnerabilità delle persone e offrire alternative alla prostituzione come mezzo di sostentamento.