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Rapporto Svimez 2019, Sud rischio recessione. La forbice si allarga tra le macroaree del Paese

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Rapporto Svimez 2019 sull’economia del mezzogiorno. Sud rischio  recessione ( -0.2% è la variazione del PIL rispetto al 2018), mentre il pil del  centro nord crescerà, ma solo dello  0.3%.  In media, l’Italia registrerà una variazione positiva del PIL che sarà di poco superiore allo zero ( + 0.2%).  In concreto possiamo osservare che siamo di fronte ad un Paese nel quale la forbice tra le diverse aree dello stivale si allarga sempre di più.  Su base regionale, il rapporto Svimez 2019 indica che la nostra regione  è l’unica  del Mezzogiorno d’Italia a registrare nel 2018 una variazione negativa del Pil ( -0,3%).

Sono dati che devono  indurre l’intera classe politica e dirigenziale a domandarsi sul perché l’economia della Calabria affanna .

L ‘associazione per lo Sviluppo del Mezzogiorno spiega che è tornato ad allargarsi il gap occupazionale tra le  due macroaree del paese.

Il Sud, aggiunge la Svimez, nel 2019 è entrato in “recessione”, con un pil stimato in calo dello 0,2%, a fronte del +0,3% del Centro-Nord (+0,2% la media nazionale). Il prossimo anno,  sostiene  l’associazione, farà segnare una “debole ripresa” con il Mezzogiorno che crescerà non oltre lo 0,2% (a fronte dello 0,6% dell’Italia nel complesso). In questo contesto, il reddito di cittadinanza viene giudicato “utile”, ma la Svimez ritiene  che “la povertà non si combatte solo con un contributo monetario”. Una delle vie perseguibili per rilanciare il Mezzogiorno, secondo la Svimez, è trasformarlo nella “piattaforma verde” del Paese: “La bioeconomia meridionale si può valutare tra i 50 e i 60 miliardi di euro, equivalenti a un peso tra il 15% e il 18% di quello nazionale”, stima l’associazione.  Dal 2000, secondo Svimez, hanno lasciato, inoltre,  il Mezzogiorno “2 milioni e 15 mila residenti”, la metà giovani fino a 34 anni e “quasi un quinto laureati”. Più in generale è tutta l’Italia a soffrire in chiave demografica. Senza un’inversione di tendenza “nel 2065 la popolazione in età da lavoro diminuirà del 15% nel Centro-Nord (-3,9 milioni) e del 40% nel Mezzogiorno (-5,2 milioni)”.Uno scenario questo definito “insostenibile”, viste anche le conseguenze economiche: tra meno di cinquant’anni “con i livelli attuali di occupazione, produttività e di saldo migratorio, l’Italia perderà quasi un quarto del pil, il Sud oltre un terzo”. Per Svimez “le possibilità di contenere tali effetti sono legate ad un significativo incremento del tasso di occupazione, in particolare di quello femminile”.