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PSA, Comune in Comune: Dopo vent’anni di attesa, adesso la maggioranza cambia strada?

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Il Movimento chiede chiarezza sulle ragioni del recesso e sul nuovo percorso: «Le criticità oggi richiamate non erano emerse con altrettanta evidenza nel confronto pubblico.
Dopo vent’anni di attesa, un arco di tempo equivalente a quattro mandati amministrativi, il Consiglio comunale di Santo Stefano di Rogliano ha deciso di recedere dal Piano Strutturale Associato avviato nel 2006 con Belsito, Altilia, Malito, Marzi e Paterno Calabro. La decisione, assunta nella seduta del 16 ottobre e illustrata dalla maggioranza, apre il percorso per la redazione di un Piano Strutturale Comunale autonomo. Per il Movimento Comune in Comune, questa svolta impone una riflessione sulle ragioni dell’esperienza incompiuta e sulla prospettiva che si intende costruire. È un chiarimento dovuto alla comunità. Nel confronto pubblico, per quanto “abbiamo potuto rilevare, non erano emerse con sufficiente evidenza criticità tali da far prevedere l’abbandono del piano associato”. La prospettiva rappresentata, anche di recente, appariva ancora quella di arrivare alla conclusione del percorso. Oggi, invece, vengono richiamati ostacoli che avrebbero impedito di completarlo.
È questa distanza tra le aspettative maturate negli anni e la decisione attuale che chiediamo di chiarire. Quali difficoltà hanno determinato il recesso? Quando sono emerse? Quali iniziative sono state assunte per superarle? Quando è stata valutata l’impossibilità di proseguire?
Il comunicato della maggioranza richiama rinvii, interruzioni e difficoltà procedurali. Sono elementi che meritano una ricostruzione puntuale e comprensibile per i cittadini. Dopo vent’anni, la conclusione di questa esperienza richiede un bilancio pubblico del lavoro svolto, dei risultati raggiunti e delle ragioni che hanno impedito di dotare il territorio di uno strumento definitivamente approvato e operativo. “Come Movimento Comune in Comune, ribadiamo la posizione sostenuta nelle sedi istituzionali e nel dibattito pubblico: favorevoli alla pianificazione associata, critici verso le modalità con cui era stato concepito quel PSA, senza il coinvolgimento di Mangone, Rogliano e degli altri Comuni limitrofi territorialmente connessi”.
“La nostra osservazione riguardava il fondamento stesso del progetto. La pianificazione urbanistica dovrebbe partire dalle caratteristiche reali del territorio, dai rapporti tra le comunità e dalle esigenze condivise. Un piano associato deve abbracciare un ambito sufficientemente ampio e omogeneo, capace di considerare la realtà di Piano Lago e dei territori circostanti. Qui l’urbanizzazione, le attività produttive, la mobilità e i servizi hanno creato connessioni che attraversano i confini amministrativi. Quei confini continuano a delimitare le competenze dei singoli Comuni, ma non esauriscono le relazioni e i bisogni delle persone.
Per questo riteniamo urgente e indispensabile una pianificazione coordinata tra le amministrazioni competenti sulle diverse porzioni di quest’area. Il valore del piano associato rimane intatto se risponde alla volontà di governare insieme un territorio concretamente connesso. Continuità geografica, mobilità quotidiana, servizi, attività produttive, relazioni sociali e legami storici costituiscono criteri essenziali per individuare le comunità chiamate a progettare insieme il proprio futuro. Possiamo comprendere la necessità di interrompere un percorso rimasto incompiuto. Ciò non significa, tuttavia, ritenere automaticamente preferibile la decisione di procedere da soli. Da soli non si va da nessuna parte.
Le difficoltà incontrate da questo PSA non dimostrano che la pianificazione associata sia una strada sbagliata. Possono indicare la necessità di rivederne il perimetro, il metodo di lavoro e le modalità di attuazione. Chiediamo quindi: prima di scegliere il piano autonomo, è stata valutata la possibilità di costruire una nuova aggregazione tra Comuni territorialmente limitrofi? Quali alternative sono state esaminate e quali valutazioni hanno sostenuto la scelta? 8Se il perimetro originario presentava limiti, occorreva discuterne e valutarne una diversa configurazione. Il ritorno entro il solo confine comunale rischia di lasciare irrisolta la questione del coordinamento territoriale.
Abitazioni, insediamenti produttivi, viabilità e servizi producono effetti sui territori vicini. Una decisione urbanistica assunta in un Comune può incidere sul traffico, sulle attività economiche e sulla domanda di servizi dell’intera area. Nella nostra valutazione, la scelta attuale rischia dunque di aggiungere un ulteriore limite all’impostazione originaria: al mancato coinvolgimento di comunità strettamente connesse potrebbe seguire una pianificazione circoscritta al solo territorio comunale, senza un adeguato coordinamento delle scelte.
Occorre inoltre conoscere le risorse impiegate nel percorso del PSA, gli incarichi affidati e gli elaborati prodotti. Il recupero della documentazione già predisposta, prospettato dalla maggioranza, può contribuire a contenere i costi, ma richiede indicazioni concrete: quali elaborati sono ancora utilizzabili? Quali aggiornamenti saranno necessari?
Anche il nuovo percorso deve essere accompagnato da costi stimati, scadenze e passaggi verificabili. Dopo vent’anni di attesa, il riferimento a “tempi ragionevoli” ha bisogno di tradursi in impegni precisi. La volontà dichiarata da Arcobaleno di mantenere rapporti di collaborazione con i Comuni vicini costituisce un’intenzione positiva. Chiediamo che assuma una forma operativa, chiarendo quali amministrazioni saranno coinvolte e attraverso quali strumenti verranno coordinate le scelte territoriali.
Il confronto deve riguardare anche il modello di sviluppo. Le esigenze residenziali e produttive vanno considerate insieme al recupero del patrimonio esistente, agli immobili inutilizzati, all’andamento demografico, alla mobilità e alla qualità dei servizi.
Per Comune in Comune, la prospettiva resta una pianificazione condivisa tra Santo Stefano di Rogliano, Mangone, Rogliano e le altre comunità riconducibili a un ambito omogeneo, individuato attraverso criteri espliciti e un’analisi territoriale documentata. Restiamo disponibili al confronto e al dialogo sui contenuti, per contribuire a soluzioni condivise, evitare ulteriori ritardi e prevenire possibili conseguenze negative per i cittadini.