La Biennale Internazionale si prepara alla prossima edizione: premiazione nella prima decade di giugno 2027 in un borgo del Mezzogiorno. Partecipazione interamente gratuita e una rete di giornali e associazioni per dare voce ai territori.
La letteratura come occasione per far conoscere i borghi, custodirne la memoria e avvicinare comunità anche geograficamente lontane. Con questo obiettivo sono state rinnovate alle alte istituzioni democratiche le richieste di patrocinio per la prossima edizione del Premio Letterario Biennale Internazionale «L’eco dei Comuni e delle comunità», la cui cerimonia di premiazione è prevista nella prima decade di giugno 2027 in un borgo del Mezzogiorno d’Italia. Le istanze si accompagnano alla relazione sul percorso culturale dell’iniziative che nelle precedenti edizioni hanno progressivamente ampliato la partecipazione e il confronto fra autori, lettori, istituzioni e operatori culturali. Le richieste aprono ora un nuovo passaggio di questo cammino, in attesa delle determinazioni degli organismi destinatari. Il Premio nasce da un’intuizione della testata giornalistica L’Eco della Valle, così come la Biennale «Luce del Sud», riconoscenza sociale e culturale ispirata alla Pedagogia della Gratitudine. Due progetti distinti, accomunati dalla volontà di riconoscere il valore delle persone e il patrimonio di esperienze, conoscenze e relazioni custodito dalle comunità. Da quest’anno tale impegno si estende e si rafforza attraverso il contributo delle principali testate giornalistiche del Savuto e del Reventino e delle associazioni rappresentative del territorio. Una collaborazione che consolida il rapporto fra informazione e promozione culturale, coinvolgendo il mondo della scuola, dell’università, delle professioni, dell’impresa e della società civile.
Al centro del Premio rimangono i piccoli e medi borghi e la vita delle loro comunità. Le opere, edite e inedite, sono chiamate a raccontarne il patrimonio umano, storico, artistico e sociale: paesaggi e architetture, tradizioni e saperi, ma anche emigrazione, spopolamento, rapporti fra generazioni e trasformazioni delle appartenenze. La scrittura diventa così uno strumento per rendere visibili realtà che spesso rimangono ai margini dei circuiti culturali più frequentati. Un principio accompagna l’iniziativa fin dalla sua origine: la partecipazione è completamente gratuita, dall’inizio alla fine. Il Premio non persegue scopi di lucro e intende favorire l’accesso alla cultura senza barriere economiche, riconoscendo il valore delle opere e la libertà espressiva degli autori. Un passaggio significativo è stato rappresentato dalla scorsa edizione, che ha ottenuto il patrocinio del Senato della Repubblica. La cerimonia conclusiva, ospitata a Roma dall’UPTER, Università Popolare di Roma, ha riunito autori premiati, rappresentanti delle istituzioni ed esponenti del mondo culturale, portando nella capitale racconti e sensibilità legati alle comunità locali. L’arrivo di opere dall’Europa e da oltreoceano ha contribuito all’evoluzione del progetto, che dallo scorso anno ha assunto dimensione internazionale e cadenza biennale. Un’apertura espressa anche dalla composizione della giuria, arricchita dalla presenza di personalità della cultura internazionale e di accademici appartenenti a università estere. Accademici, docenti, giornalisti, scrittori, poeti, imprenditori e professionisti concorrono alla valutazione delle opere attraverso competenze differenti. A sostegno della trasparenza, la giuria si è dotata di un regolamento e di una griglia di valutazione, con criteri condivisi, salvaguardia dell’anonimato nella fase di giudizio e tutela della riservatezza dei partecipanti. Accanto al Premio Letterario, la Biennale «Luce del Sud» rivolge l’attenzione a quanti, attraverso la cultura, il lavoro e l’impegno civile, offrono un contributo significativo alla crescita delle comunità. La Pedagogia della Gratitudine ne esprime il fondamento: riconoscere pubblicamente questi percorsi significa renderli patrimonio condiviso e occasione educativa, soprattutto per le nuove generazioni. La preparazione dell’edizione 2027 prosegue dunque nel segno di una responsabilità comune: dare spazio alle storie dei territori e costruire, attraverso la cultura, legami capaci di attraversare confini e distanze. Perché anche il più piccolo borgo possa trovare ascolto e concorrere al dialogo internazionale con la propria voce.
