Home Attualità Povertà e spopolamento nel Savuto-Reventino: quali risposte dalle istituzioni e dal mercato?

Povertà e spopolamento nel Savuto-Reventino: quali risposte dalle istituzioni e dal mercato?

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Nel 2025 la rete Caritas monitorata ha incontrato 5.259 persone nella regione ecclesiastica Calabria. Il disagio delle famiglie e l’impoverimento delle relazioni richiedono sostegni accessibili, lavoro dignitoso e investimenti duraturi.

La ricorrenza odierna di san Francesco d’Assisi suggerisce una distinzione che riguarda da vicino la nostra società: una cosa è scegliere una vita essenziale, rinunciando liberamente ai beni; un’altra è subire una povertà che impedisce di soddisfare i bisogni fondamentali. Da questa differenza prende avvio una riflessione sulle condizioni delle famiglie e sul futuro dei paesi del Savuto-Reventino. In questi territori, il disagio economico si intreccia con la partenza dei giovani, l’invecchiamento della popolazione e la difficoltà di accedere ai servizi. I borghi che accompagnano le vallate dei fiumi, raccolti sui versanti e sulle alture, custodiscono storia, risorse e appartenenza. Ma per continuare a vivere hanno bisogno di lavoro, servizi raggiungibili e relazioni capaci di sostenere le persone nei momenti di difficoltà.Quali risposte devono arrivare dalle istituzioni e dal mercato? La domanda riguarda la possibilità concreta di abitare questi luoghi, costruire una famiglia e affrontare il futuro con una ragionevole sicurezza. I dati Caritas aiutano a comprendere la portata del bisogno. Il Report statistico nazionale 2026, basato sulle rilevazioni del 2025, registra 282.539 persone accompagnate in Italia, con un incremento dell’1,7% rispetto al 2024 e del 48% nell’ultimo decennio. Nella regione ecclesiastica Calabria le persone incontrate sono state 5.259. Si tratta degli utenti raggiunti dalla rete inclusa nella rilevazione, non del totale delle persone povere presenti sul territorio. Questi numeri documentano il bisogno che arriva ai servizi di ascolto e assistenza. Non consentono di quantificare quello dei singoli comuni del Savuto-Reventino, ma costituiscono un riferimento importante per leggere il contesto regionale. Ci ricordano soprattutto quanto sia necessario disporre di presìdi capaci di intercettare le difficoltà prima che diventino condizioni di esclusione duratura. Il quadro economico e sociale emerge anche dai dati Eurostat: nella pubblicazione dell’ottobre 2025, riferita al 2024, il 48,8% della popolazione calabrese risultava a rischio di povertà o esclusione sociale. Questo indicatore comprende condizioni diverse di vulnerabilità e non equivale alla povertà assoluta. Segnala, tuttavia, l’ampiezza delle fragilità sulle quali intervenire. Dietro le cifre ci sono persone e famiglie. Il bisogno può assumere la forma di una bolletta rinviata, di una visita medica rimandata, di una spesa scolastica affrontata con difficoltà. Può derivare dalla perdita di un impiego, da una malattia, da una separazione o dal peso delle responsabilità di cura. Anche avere un lavoro può non essere sufficiente. Retribuzioni modeste, poche ore e contratti discontinui possono lasciare una famiglia esposta al bisogno. È la condizione dei lavoratori poveri: persone che lavorano, ma non riescono a raggiungere una sicurezza economica adeguata. Per questo le politiche occupazionali devono guardare anche alla qualità e alla continuità del lavoro. Nei piccoli centri dell’entroterra, la scarsità di reddito può essere aggravata dalla distanza dai servizi. Raggiungere un ambulatorio, una scuola, un ufficio o il luogo di lavoro comporta tempo e costi. Per un anziano solo, per chi non guida o per una famiglia con poche risorse, la distanza può diventare un ostacolo concreto alla possibilità di curarsi, studiare e lavorare. A questo si aggiunge la pressione demografica. Secondo il Censimento Istat, al 31 dicembre 2024 la Calabria contava 1.834.646 residenti, con una diminuzione di 3.922 persone rispetto al 2023. Anche questo è un dato regionale, che non descrive da solo l’andamento di ogni paese, ma restituisce il contesto nel quale le nostre comunità cercano di costruire il proprio futuro. Quando diminuiscono gli abitanti, può indebolirsi anche la capacità del territorio di sostenere attività economiche e servizi. Si riduce la clientela delle botteghe, diventano più difficili alcuni investimenti, si assottigliano le occasioni di incontro. Se i servizi si allontanano, restare diventa più faticoso e questa difficoltà può spingere altre persone a partire. Accanto allo svuotamento delle case avanza così lo spopolamento delle relazioni. Quando parte una famiglia, il paese perde anche incontri, aiuti reciproci e presenze quotidiane. Quando chiude una bottega, può scomparire un luogo nel quale ci si ascoltava e ci si accorgeva delle difficoltà altrui. La solitudine può crescere anche dove tutti conoscono il nostro nome. E il disagio economico può rimanere nascosto per vergogna, paura del giudizio o sfiducia. Aspettare che ogni bisogno si presenti spontaneamente agli uffici significa rischiare di lasciare senza sostegno proprio le persone più fragili.

La prima risposta delle istituzioni deve essere la capacità di raggiungere queste persone. Servono servizi sociali adeguati, ascolto riservato, procedure comprensibili e accompagnamento nell’accesso alle misure disponibili. Chi chiede aiuto deve trovare un riferimento stabile e un percorso che tenga conto della propria situazione. I comuni, soprattutto quelli piccoli, hanno bisogno di risorse, personale e collaborazione. La gestione condivisa di alcuni servizi può mettere insieme competenze e garantire continuità nell’assistenza, mantenendo sportelli e punti di accesso vicini ai cittadini. Regione e Stato devono sostenere questo lavoro: sanità, scuola, trasporti e occupazione richiedono responsabilità e interventi su più livelli. Gli aiuti economici sono indispensabili quando manca il necessario. Devono arrivare tempestivamente e secondo criteri chiari. Dove possibile, occorre affiancarli a percorsi di autonomia: formazione collegata a effettive occasioni di impiego, orientamento al lavoro, servizi per l’infanzia e sostegno a chi deve conciliare un’occupazione con la cura dei familiari. Per anziani, persone con disabilità e cittadini impossibilitati a lavorare servono protezione continuativa, assistenza domiciliare, trasporto sociale e accesso alle cure. La dignità di una persona deve essere tutelata anche quando non può produrre reddito. Dal mercato deve arrivare lavoro dignitoso, accompagnato da investimenti capaci di durare. Agricoltura, trasformazione alimentare, artigianato, commercio e accoglienza possono concorrere alla crescita del territorio. Per trasformare queste risorse in opportunità occorrono competenze, collegamenti, accesso al credito e progetti sostenibili. Le imprese locali possono collaborare per raggiungere nuovi clienti, promuovere i prodotti e condividere servizi. Gli investimenti esterni possono ampliare le opportunità quando costruiscono rapporti duraturi con il territorio e valorizzano il lavoro e le competenze di chi vi abita. Nei paesi con pochi residenti, però, la domanda può essere insufficiente a sostenere alcune attività. Qui l’intervento pubblico deve garantire i servizi essenziali e creare condizioni favorevoli all’iniziativa economica. Gli incentivi dovrebbero avere obiettivi verificabili: continuità delle attività, occupazione regolare, qualità del lavoro e benefici per la comunità. Anche ricostruire le relazioni deve diventare un obiettivo condiviso. Luoghi di incontro, attività tra generazioni e reti di vicinato possono ridurre l’isolamento. Caritas, parrocchie, associazioni e volontari rappresentano interlocutori preziosi: il loro impegno va sostenuto e collegato ai servizi pubblici, nel rispetto della riservatezza delle persone. Il rischio di un progressivo spegnimento dei paesi più interni va affrontato con urgenza. Ogni famiglia che riesce a superare una difficoltà, ogni giovane che trova una prospettiva, ogni anziano che riceve assistenza contribuisce a mantenere viva una comunità. La risposta alla domanda iniziale è dunque precisa: alle istituzioni spetta garantire diritti, servizi e protezione sociale; al mercato spetta creare lavoro dignitoso, reddito e investimenti duraturi. La loro collaborazione deve rendere concretamente possibile restare, lavorare e crescere i figli nel proprio territorio. I dati Caritas richiamano l’attenzione sul bisogno già intercettato. La responsabilità pubblica deve raggiungere anche quello che rimane nascosto e misurare i risultati nelle condizioni di vita delle persone. Contrastare la povertà significa anche contrastare l’abbandono. Il futuro del Savuto-Reventino si difende offrendo a chi vi abita ragioni concrete per continuare a farne parte.