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Ponte sullo Stretto: dal caldo in coda al sogno di un Sud connesso

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Dalla fila sotto il sole a Villa San Giovanni alla visione di infrastrutture che uniscono, sviluppano e rilanciano Calabria e Sicilia nel cuore del Mediterraneo.

Mi trovo a Villa San Giovanni, in auto, sotto un sole cocente e in fila da oltre un’ora per accedere al traghetto e raggiungere Messina. La riflessione che mi accompagna — e che credo accomuni tutti coloro che oggi vivono la stessa esperienza — è inevitabile: quanto sarebbe diversa questa attesa se esistesse il Ponte sullo Stretto? Ponte sullo Stretto: la chiave per unire il Sud e rilanciare l’Italia. Dal Pollino all’Aspromonte, infrastrutture e sviluppo per rompere l’isolamento e trasformare la Calabria in una porta aperta sul Mediterraneo. Sono favorevole al Ponte sullo Stretto e a tutte le infrastrutture capaci di dare accesso e respiro alle meraviglie naturalistiche e paesaggistiche della Calabria: dal Pollino al Savuto, dal Reventino alla Sila, dall’Aspromonte alla Costa Viola, dalla Costa degli Dei fino alla Riviera dei Cedri, passando per l’Alto Ionio, le Serre, la Locride e tutte le perle che questo territorio custodisce. Avversare le opere infrastrutturali significa, consapevolmente o meno, assumere posizioni antimeridionaliste, opporsi allo sviluppo e alla crescita del Sud, lasciandolo ancorato al sottosviluppo e all’emarginazione imposti da decenni di politiche centraliste e miopi. Contrastare politicamente, giuridicamente o con qualsiasi altro strumento — pur nel rispetto delle regole democratiche — le grandi opere, vuol dire non volere il bene della propria terra, segnata dall’emigrazione e dalla fuga dei giovani, fenomeni alimentati dalla mancanza di lavoro e di visione. Se i politici di un tempo avessero dato ascolto a chi si opponeva all’Autostrada del Sole, considerata allora inutile e dannosa, oggi l’Italia non avrebbe una delle infrastrutture che l’hanno unita e resa più forte. Il Ponte sullo Stretto ha lo stesso significato strategico: unire le Calabrie alla Sicilia, renderle più vicine, aprire e accelerare processi di scambio e valorizzazione. Oggi il mondo cerca luoghi di bellezza, salute e armonia: valori che questa terra esprime naturalmente, ma che troppo spesso sono offuscati da una pseudo-cultura politica che ancora resiste, incapace di guardare oltre il proprio tornaconto. Il Ponte non sarà soltanto un collegamento fisico tra due comunità: sarà una sfida al vecchio, a quella mentalità conservatrice che ha mantenuto Calabria e Sicilia in una condizione di sottosviluppo utile solo a perpetuare rendite politiche. Le infrastrutture renderanno più facile la mobilità interna ed esterna, collegando il Sud al resto del Paese e del mondo. I ponti non servono solo a costruire pace; quelli materiali, come il Ponte sullo Stretto, possono essere strumenti di crescita e di emancipazione, sempre nel rispetto delle idee quando queste servono a far crescere, non a regredire.

E non va dimenticato che una grande opera, se architettonicamente bella, armoniosa e sicura, può diventare essa stessa attrazione turistica. La Torre Eiffel, nata come installazione temporanea destinata alla demolizione, è oggi il simbolo della Francia. Allo stesso modo, ponti e infrastrutture possono diventare icone, richiamare visitatori e rafforzare l’identità di un territorio. Il Ponte sullo Stretto potrebbe essere non solo un mezzo per spostarsi, ma un monumento all’ingegno, un segno di orgoglio e modernità nel cuore del Mediterraneo.

Quest’opera non sarà “di Salvini” o di qualsiasi altro politico di turno: sarà degli italiani, per gli italiani, e in particolare per i meridionali che ne fruiranno ogni giorno. Sarà un servizio che, se ben gestito, rispetterà l’ambiente molto più dei continui spostamenti dei traghetti, i cui effetti sono sotto gli occhi di tutti. Dal Pollino all’Aspromonte, uniti dal Ponte, uniti nello sviluppo. Più lavoro, più mobilità, più Sud nel futuro d’Italia.

Francesco Garofalo