Le costanti e incessanti piogge che si stanno abbattendo sul territorio del Savuto stanno mettendo a dura prova la tenuta di un’area storicamente fragile, resa ancora più vulnerabile dall’assenza di una manutenzione costante. La mancata regimazione delle acque e la carenza di interventi strutturali per la conservazione e la salvaguardia dell’ambiente stanno producendo effetti evidenti e preoccupanti.
Numerose sono le segnalazioni di smottamenti e frane che hanno invaso le carreggiate, intralciando o addirittura bloccando il normale flusso automobilistico. Situazioni che riportano alla memoria un tempo non lontano, in cui tali criticità venivano affrontate attraverso un presidio quotidiano e diffuso del territorio.
Un ruolo fondamentale era svolto, allora, dalle squadre degli operai idraulico-forestali, oggi drasticamente ridotte nel numero e nella capacità di intervento. Ma una funzione altrettanto decisiva era affidata ai contadini che vivevano nelle campagne o che, pur risiedendo altrove, continuavano a coltivare la terra. Attraverso la sistemazione dei terreni, la realizzazione di terrazzamenti e la canalizzazione delle acque, essi garantivano un equilibrio fragile ma efficace tra attività umana e ambiente.
Oggi tutto questo è venuto progressivamente a mancare. A ciò si sommano squilibri climatici sempre più evidenti, con eventi estremi, improvvisi e spesso distruttivi, che mettono in luce la precarietà di un territorio storicamente segnato da alluvioni, terremoti e dissesti idrogeologici.
Non basta, dunque, programmare interventi emergenziali, pur necessari. Occorre un cambiamento profondo di mentalità: una nuova cultura ambientale in cui il territorio non venga ricordato solo nei momenti di crisi, ma diventi memoria condivisa, consapevolezza diffusa e coscienza collettiva. Solo così sarà possibile passare dalla gestione dell’emergenza alla prevenzione reale.(La Redazione)

