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Parenti riflette sul carcere e sulla dignità umana: partecipato incontro attorno ad “Anime sospese nell’ombra”

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Nella Biblioteca Comunale un confronto tra cultura, testimonianze e riflessioni sociologiche sul significato della pena e sull’inclusione sociale

PARENTI – La suggestiva sala convegni della Biblioteca Comunale di Parenti, ospitata nello storico Palazzo Bruni nel cuore del centro antico, ha fatto da cornice a un intenso momento di confronto culturale dedicato al volume “Anime sospese nell’ombra. Il carcere visto dall’interno”. Sin dalle prime battute, l’iniziativa ha assunto il tono delle occasioni importanti. Il tema affrontato, infatti, raramente trova spazio nel dibattito quotidiano. Eppure il carcere, come emerso nel corso della serata, non riguarda soltanto chi vi opera o chi vi è ristretto, ma rappresenta uno specchio della società, delle sue fragilità, delle sue contraddizioni e della capacità di misurarsi con i principi della dignità umana e della giustizia. La numerosa partecipazione di pubblico ha confermato l’interesse verso una tematica complessa e spesso circondata da pregiudizi. Ad aprire i lavori è stata la proiezione di un video introduttivo che ha accompagnato i presenti nel clima del volume. Ad arricchire l’incontro sono stati gli interventi artistici promossi dall’Associazione Valle del Savuto, rappresentata dal maestro Alfredo Chieffallo. I momenti musicali, eseguiti al clarinetto dalla maestra Maria Teresa ( brani eseguiti: America di Gualdi/Allodoli Concerto per clarinetto e banda di Rimsky Korsakov
Mattinata fiorentina di D’Anzi) hanno scandito le diverse fasi della manifestazione creando atmosfere di particolare coinvolgimento emotivo. Alle esecuzioni musicali si sono affiancate le letture curate da Gabriella Gallo, che ha dato voce ad alcuni significativi passaggi dell’opera.

A coordinare il confronto è stato il professor Eugenio Maria Gallo, saggista e critico letterario, che ha offerto una lettura approfondita del messaggio racchiuso nel volume. Attraverso una riflessione articolata, ha evidenziato come le testimonianze raccolte dall’autore consentano di osservare il mondo penitenziario da una prospettiva diversa, capace di interrogare la coscienza civile delle comunità. Il saluto istituzionale è stato portato dalla professoressa Aveline Belcastro, consigliera comunale e promotrice della rassegna “Primavera dei Libri”, che ha rappresentato l’amministrazione comunale e la sindaca, assente per concomitanti impegni istituzionali. Nel suo intervento ha sottolineato il valore dell’iniziativa, ricordando come la cultura costituisca uno strumento essenziale per combattere i pregiudizi, promuovere il rispetto della persona e favorire la crescita civile delle comunità. Di particolare rilievo anche il contributo della dottoressa Marialuisa Mendicino, già direttrice della Casa Circondariale “Sergio Cosmai” di Cosenza, Direttore dell’Ufficio I – Affari Generali, Personale e Formazione del Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per la Calabria che ha definito il volume ” un documentario”, una preziosa testimonianza della vita all’interno degli istituti penitenziari. Un’opera che restituisce autenticità alle relazioni umane e offre spunti concreti per comprendere il delicato equilibrio tra sicurezza, recupero e inclusione sociale.

Molto apprezzato l’intervento del consigliere comunale Alfredo Ponterio che, nella sua veste anche di assistente capo della Polizia Penitenziaria, ha ringraziato i presenti per la sensibilità dimostrata verso una realtà che riguarda l’intera collettività e non soltanto gli operatori del settore. Le testimonianze di Roberto Falvo, assistente capo coordinatore della Polizia Penitenziaria, protagonista dei racconti riportati nel volume, hanno contribuito a far comprendere il ruolo che svolge la Polizia Penitenziaria all’interno e all’esterno del sistema penitenziario. Ripercorrendo alcune esperienze vissute durante il servizio, Falvo ha, infatti, restituito ai presenti il volto umano del carcere, suscitando emozione e partecipazione. Partendo proprio da queste testimonianze, Francesco Garofalo, sociologo e giornalista, autore del volume, ha sviluppato una riflessione sociologica sul significato contemporaneo della pena e sulle prospettive future del sistema penitenziario. Richiamando l’articolo 27 della Costituzione, che attribuisce alla pena una finalità rieducativa, l’autore ha proposto una lettura aggiornata del concetto stesso di recupero. Secondo Garofalo, più che di rieducazione sarebbe opportuno parlare di accompagnamento verso una nuova integrazione sociale. «L’adulto – ha osservato – non è un soggetto da educare nuovamente, ma una persona che può essere sostenuta nel recupero delle proprie capacità relazionali e del proprio ruolo all’interno della comunità». Da qui il richiamo ai principi della solidarietà e della sussidiarietà. La prima consiste nel tendere la mano a chi vive una condizione di difficoltà; la seconda rappresenta il passaggio successivo: camminare accanto alla persona, valorizzarne le potenzialità residue, accompagnarla nella riconquista dell’autonomia e favorirne il ritorno ad una piena partecipazione sociale. Una visione che affida alla comunità, alle istituzioni, alle famiglie, al volontariato e al mondo dell’associazionismo un ruolo attivo nel processo di inclusione, superando la logica dell’assistenza passiva per costruire percorsi di responsabilizzazione condivisa. L’incontro si è concluso con un lungo applauso e con la consapevolezza che il tema del carcere riguarda da vicino la qualità della convivenza civile. Una riflessione che la rassegna “Primavera dei Libri” ha saputo trasformare in un’occasione di crescita culturale e umana, riportando al centro del dibattito il valore della persona, la forza della cultura e la responsabilità collettiva verso ogni forma di fragilità.( La redazione)