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Papa Francesco: “Il chiacchiericcio arma letale”. Niente di più velenoso e distruttivo

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Papa Francesco: “Il chiacchiericcio arma letale”. Il Papa  all’Angelus invita a evitare la mormorazione, perché non c’è niente di peggio per la Chiesa. Niente di più velenoso e distruttivo. Dopo giorni di polemiche fuori posto, presunte rivelazioni, notizie che ha gia’ definito false, il santo Padre invita  – a evitare la mormorazione. Niente di peggio per la Chiesa. Niente di più velenoso e distruttivo.
Lo dice  senza tentennamenti e perplessità, il Pontefice, all’Angelus in cui ha fatto ricorso ad una nuova citazione di Benedetto XVI.  “Fratelli, condividiamo, portiamo i pesi gli uni degli altri. Invece di chiacchierare e dividere guardiamoci con compassione, aiutiamoci a vicenda. Chiediamoci: io sono una persona che divide o che condivide? Sono discepolo di Gesu’ o del chiacchiericcio? Il chiacchiericcio è un’arma letale che uccide la fratellanza”. Non c’é bisogno di esegeti né di esperti in dossologia per capire che cosa significhino, queste parole aggiunte in parte a braccio, all’ultimo momento. Il Papa emerito, Ratzinger che adesso si discute se fare santo subito mentre si prospettano dimissioni del successore, riposa in una tomba sobria e semplice come i funerali che egli stesso ha chiesto.  Sulla lapide  la scritta più sintetica possibile: ‘Benedictus PP XVI’ e null’altro.  “Noi tante volte abbiamo un’idea ristretta di giustizia e pensiamo che essa significhi: chi sbaglia paga e soddisfa così il torto che ha compiuto”, spiega, “ma la giustizia di Dio, come la Scrittura insegna, è molto più grande: non ha come fine la condanna del colpevole, ma la sua salvezza e la sua rinascita, il renderlo giusto”. Di più: “Siamo chiamati a esercitare in questo modo la giustizia, nei rapporti con gli altri, nella Chiesa, nella società: non con la durezza di chi giudica e condanna dividendo le persone in buone e cattive, ma con la misericordia di chi accoglie condividendo le ferite e le fragilità delle sorelle e dei fratelli”.  Il Papa torna a chiedere di non dimenticare la martoriata Ucraina, con il suo Natale ortodosso “senza luce e senza caldo”. Una nazione che “soffre molto”. Ma aggiunge  “Penso alle mamme delle vittime della guerra, dei soldati uccisi, russe e ucraine. Penso ad ambedue. E’ il prezzo della guerra. Penso a loro, siano ucraine siano russe”. Come diceva Benedetto XVI, che ora si può andare a visitare nel suo riposo: “Ogni uomo, anche chi è caduto tanto in basso da non vedere più il cielo, possa trovare la mano di Dio a cui aggrapparsi e risalire dalle tenebre a rivedere la luce per la quale egli è fatto”. È misericordia, soprattutto è comprensione. Quindi è giustizia. Sia fatto silenzio, allora.