Testo satirico e ironico. Ogni riferimento a fatti o persone è puramente casuale.
Omelia-bettola di Don Drink: contro fake news e minchionerie digitali
Don Drink è il protagonista del mio romanzo Dal divino al Di-vino. Il religioso agnostico che si fece conquistare dagli angeli (in vendita su Amazon). Dedito al vino e all’ironia, è un personaggio del tutto inventato: ogni riferimento a fatti o persone è, come si dice nei disclaimer più seri, puramente casuale. A lui affidiamo, in questa rubrica ironica e dissacrante, il compito di commentare i fatti sociali e culturali che animano il nostro vivere quotidiano. E oggi Don Drink si cimenta con un tema delicatissimo, già trattato da altri autori, ma che merita una messa in scena alla sua maniera: quello delle tastiere avvelenate, delle fake news, dei processi mediatici e delle immancabili minchionerie digitali.
Per farlo useremo una parola che nei vocabolari non troverete mai (e forse è meglio così), ma che descrive perfettamente lo spirito del nostro tempo: Imbecillité.
Un termine che nasce da imbecillus con il suffisso francese -ité e che qui intendiamo come la condizione cronica e contagiosa di chi, da imbecille isolato, si trasforma in instancabile produttore e bulimico consumatore di contenuti imbecilli. Una malattia sociale che alimenta la macchina del fango, trasforma notizie di ipotesi di reato in condanne preventive, il chiacchiericcio paesano in sacro, il senza senso in verità scolpite, e avvelena il dibattito pubblico con insinuazioni e processi celebrati non più in tribunale, ma sui social.
Don Drink al “Gocciolo d’Oro
Scena: la bettola Gocciolo d’Oro, dove il fumo avvolge le menti e il vino ne assorbe gli odori. Tra bicchieri unti e tovaglioli spiegazzati, Don Drink alza il calice come fosse un turibolo e apre la sua predica laica.
Don Drink:
«Fratelli e sorelle della bettola, oggi vi parlo dell’Imbecillité, piaga che ha sostituito i peccati capitali. Un tempo si peccava di gola, oggi si pecca di tastiera. E non quella dell’organo in chiesa, che almeno produceva musica: parlo delle tastiere digitali, che sfornano veleno, fango e minchionerie riciclate. L’imbecillité è democratica: colpisce politici e casalinghe, giornalisti e lettori, giovani e vecchi. Bastano una connessione internet e un po’ di bile in corpo.» Un avventore, con il bicchiere di rosso in mano, chiede:
«Don Drink, ma che male fa un post?». Don Drink: «Il male del post è che non resta mai solo. È come un vino cattivo: il primo sorso ti sembra innocuo, al secondo ti gira la testa, al terzo sei convinto di bere Barolo. E invece era aceto. Così funziona la macchina del fango: serve veleno in calici di cristallo, e tutti a bere convinti di aver trovato la verità.»
Un vecchietto seduto accanto alla stufa borbotta: «Ma prima non era lo stesso, con le malelingue in piazza?»
Don Drink: «Prima le malelingue erano come il vino sfuso: si consumavano sul posto. Adesso invece viaggiano imbottigliate, con etichetta social. Da un avviso di garanzia nasce un processo popolare, e il tribunale non è più in aula ma sul profilo Facebook di zia Concetta. In Italia si nasce innocenti, ma si cresce sospetti.» La domanda del giovane
Un giovane, con lo smartphone ancora caldo di notifiche, prende coraggio e incalza:
«Don Drink, verissimo ciò che sostieni. Ma se l’Imbecillité, come la definisci tu, è una macchina produttrice di odio per soddisfare una parte della comunità, non pensi che la calunnia sparata in rete possa essere anche un prodotto confezionato ad hoc per avanzare ricatti? Si dice che ci siano tastieristi dell’Imbecillité che lo fanno per mestiere: lanciano bombe mediatiche e poi smettono, appena qualcuno li… adoglia, ovvero li lubrifica con una ricompensa, magari piccola. Non è forse così?»
La risposta di Don Drink
Don Drink sorride, beve un sorso e replica:
«Ebbene sì, figliolo. La cronaca lo dimostra: le calunnie non nascono sempre da spirito maligno, non è sempre il demone che scrive dentro di noi. A volte la tastiera diventa uno strumento di ricatto, di pressione politica, di guerra tra professionisti, imprenditori o politici. Gli scopi sono diversi, e ciascuno andrebbe analizzato come si analizza un vino: ognuno ha la sua condizione organolettica, il suo grado alcolico, la sua bottiglia particolare.»
Il giovane, con gli occhi lucidi per il vino o forse per l’attesa, insiste:
«E qual è, Don Drink, la cosa che accomuna tutte le false notizie?»
Il salmo della bettola
Cala il silenzio nel Gocciolo d’Oro. Il gestore, come un chierichetto rispettoso, riempie il calice del prete agnostico. Don Drink inspira profondamente, sorseggia e poi declama il suo salmo laico: «Tutte le false notizie hanno in comune questo: ubriacano più del vino cattivo. Il vino cattivo lo sputi, la fake news invece ti resta in corpo, si trasforma in veleno, ti scorre nel sangue e ti avvelena la mente. È l’unica bevanda che non disseta e non ubriaca: semplicemente avvelena.»
Bicchieri che tintinnano. Don Drink alza il calice e, dopo averlo svuotato, si lascia scappare l’ultima stoccata:
«Vedete, figlioli della bettola, un tempo si diceva: “La verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32). Oggi, invece, pare che sia Google a liberarvi… ma delle ultime due neuroni rimasti. E allora vi dico: diffidate dai profeti improvvisati del web, perché di Mosè ce n’è stato uno solo, e almeno le Tavole le aveva scolpite nella pietra, non scaricate da un cloud taroccato. E ancora: se San Paolo scriveva lettere alle comunità di Corinto o di Efeso, almeno si firmava con nome e cognome. Gli imbecilli moderni invece predicano con profili fake e nickname ridicoli, come se il Vangelo dell’anonimato fosse la nuova Bibbia digitale. E vogliamo parlare della moltiplicazione? Gesù moltiplicò pani e pesci per sfamare la folla; l’Imbecillité moltiplica fake news e minchionerie per affamare la verità. Che differenza!
Ma non temete: il mio consiglio rimane evangelico nella sua semplicità. Prima di condividere una notizia, recitate dentro di voi un Padre Nostro e respirate a fondo. Se vi sembra aria fresca, allora condividete. Se invece vi sa di zolfo, lasciatela lì: non tutte le tentazioni vanno seguite, alcune è meglio lasciarle al diavolo.»
La bettola Gocciolo d’Oro esplode in una risata collettiva. Don Drink sorride, solleva il calice e conclude:
«Chi beve vino, sbaglia da sobrio. Chi beve fake news, resta ubriaco per sempre. Amen, e… versate pure, che questo è il mio vero sacramento.»
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