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Oddo: “Una giustizia giusta e una sanità sana”

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Dalla lettera di gratitudine all’Annunziata di Cosenza alla revoca delle misure cautelari per due professionisti della Terapia intensiva: il valore della dignità professionale e della verità giudiziaria

Riceviamo e pubblichiamo volentieri il contributo di Ciro Oddo, che offre una riflessione articolata su due vicende significative della sanità calabrese. Da un lato, la testimonianza di riconoscenza di un familiare verso i medici dell’Annunziata di Cosenza; dall’altro, la doppia pronuncia giudiziaria che ha revocato le misure cautelari nei confronti di due professionisti della Terapia intensiva. Il testo richiama l’attenzione sul valore della professionalità, dell’umanità nella cura e sul principio di una giustizia che, attraverso i suoi strumenti, ristabilisce equilibrio e serenità. Una riflessione che invita a guardare alla sanità calabrese anche nelle sue esperienze positive, spesso meno visibili ma non per questo meno rilevanti. Segue testo integrale:

UNA GIUSTIZIA GIUSTA
ED UNA SANITA’ SANA

“In Calabria c’è anche una sanità fatta di ‘presenza, umanità, attenzione che rassicura e restituisce fiducia’. A Cosenza il figlio di un paziente scrive alla stampa per dire grazie ai medici. A due ricercatori di alta specializzazione ridata serenità per il ritiro delle misure cautelari. Durante il Covid avevano seguito i pazienti più complessi e intrasportabili in un reparto che è l’unico nel Sud a detenere l’antitossina botulinica.

Qualche settimana fa abbiamo riportato su questo giornale la notizia secondo la quale il figlio di un paziente ricoverato presso l’Ospedale Annunziata di Cosenza, Corrado Trozzolo, aveva voluto esprimere il suo ringraziamento al Primario del Reparto presso cui il padre era stato ricoverato. Trozzolo parlava di uno stato d’animo teso a “ringraziare per tutto ciò che era stato fatto per la salute di mio padre” e si soffermava sul principio che “l’assistenza, la pazienza, la presenza attiva nella cura del malato chiunque esso sia sono e rappresentano un faro di speranza in un periodo buio nella vita del paziente ricoverato in reparto”. Trozzolo esprimeva poi nella sua lettera un “grazie per essere stato ascoltato ed avere curato l’esile vita del padre ed un grazie anche per avere saputo dare forza alla famiglia e coraggio durante il percorso di degenza ospedaliera” e manifestava altresì “riconoscimento per la professionalità, l’umanità dimostrata con i fatti nel decorso ospedaliero” non facendo mancare il suo “plauso per la competenza e capacità per avere saputo coniugare la scienza medica e l’approccio umano”. La lettera di Trozzolo è stata indirizzata al Primario del Reparto di Terapia intensiva dell’Annunziata prof. Andrea Bruni che insieme al prof Eugenio Garofalo hanno in queste ultime ore ricevuto anche una doppia decisione giudiziaria che ha restituito loro piena serenità da parte della Corte dei Conti che ha revocato il sequestro conservativo adottato nei confronti dei due professionisti.

La Corte dei Conti ha cioè ritenuto “insussistenti i presupposti per il mantenimento della misura ordinando la restituzione delle somme sottoposte a vincolo”. Il provvedimento in questione è comunque pervenuto dopo che già il Tribunale del Riesame di Catanzaro aveva annullato il provvedimento di sequestro patrimoniale. Ma la Corte ha anche revocato il sequestro dei rapporti bancari per i quali comunque “gli istituti bancari avevano reso dichiarazione negativa evidenziando la mancanza degli elementi necessari a giustificare il vincolo cautelare”. In pratica l’impostazione accusatoria iniziale è stata completamente ridimensionata anche da quest’ultima pronuncia con accoglimento integrale delle tesi difensive che hanno visto sempre i due professionisti della Terapia intensiva dell’Annunziata respingere ogni addebito con l’affermazione di avere sempre operato nel rispetto delle leggi. D’altra parte lo stesso Trozzolo nella sua lettera prendendo in considerazione il ruolo della sanità pubblica in Calabria giunge ad affermare, forte della sua personale esperienza, come sia “falso a volte il giudizio espresso e come invece il merito, la competenza, le scelte di vita e di sacrificio nella professione sanitaria sappiano dimostrare la maturata esperienza di un reparto come quello di Terapia intensiva dell’Annunziata” dove l’impegno continuo dei sanitari è un “baluardo di professionalità per la vita”.

Abbiamo nuovamente riportato il caso di Corrado Trozzolo, che ha preso carta e penna per dire grazie ai medici che hanno salvato il padre, ed il caso dei professori Bruni, Garofalo ed altri che, accusati di condotta illecita nella professione, hanno poi ritrovato serenità e trasparenza nel loro operato a seguito della esclusione da misure cautelari. Se Trozzolo ha mostrato coraggio non comune nel sostenere che anche in Calabria c’è una buona sanità pur nel frastuono di un coro che fa a gara a dire il contrario, il caso di Bruni e Garofalo assume importanza mediatica perché quando si colpisce un medico con accuse riguardanti l’esercizio professionale si colpisce l’umanità. Ma quando gli addebiti vengono poi ad essere ridimensionati a vincere, a gioire è e deve essere sempre l’umanità. Fare il medico ancora oggi è, ed è giusto che sia, una missione. Fare il medico oggi più di ieri significa farlo perché lo si vuole fare. Non è professione di ripiego. Fare il medico oggi, come ieri, come sempre, significa farlo perché si vuol dare qualcosa all’altro. E l’équipe della Terapia intensiva dell’Annunziata nel corso della pandemia Covid all’altro ha dato tanto. Bruni e Garofalo, competenti nella gestione del sistema ECMO (ExtraCorporeal Membrane Oxygenation), hanno trattato i casi più complessi con questa tecnologia salvavita di alta specializzazione. Ed anche in questo la Calabria non si è posta dietro le altre regioni. Anzi, con la possibilità di accedere a tale metodica, con la presenza di personale adeguato, ha costituito una possibilità terapeutica strategica che ha dato speranza a pazienti che sarebbero stati costretti ad emigrare sempre che le condizioni cliniche lo avessero permesso.

Anche in Calabria, quindi, una giustizia giusta ed anche una sanità sana. Una sanità che spesso non fa notizia, ma c’è, ogni tanto la si scopre, esiste ed è operativa. Una sanità – come ci ha ricordato Trozzolo – fatta di “presenza, umanità, responsabilità, attenzione alle persone, che non si limita ad intervenire, ma che sostiene la famiglia, rassicura, restituisce fiducia e garantisce rispetto per la dignità di ogni paziente”. (Ciro Oddo)