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Non uno, ma due: la vera storia dei primi laureati dell’Università della Calabria. Carmine Garofalo, roglianese, tra i protagonisti dell’origine dell’Ateneo

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A cinquant’anni dalla prima seduta del 17 luglio 1976, la documentazione restituisce la verità storica: Sergio Chiatto e Carmine Garofalo furono proclamati insieme, nella stessa sessione, all’origine dell’Ateneo calabrese. A cinquant’anni circa dalla prima seduta di laurea dell’Università della Calabria, la memoria storica richiede precisione, equilibrio e rispetto dei fatti. È il tempo giusto per chiarire, con serenità e rigore, un passaggio che negli anni è stato talvolta semplificato: non esiste “il primo laureato” dell’Unical, ma esistono i primi due laureati. Il 17 luglio 1976 segna una data fondativa per l’Ateneo calabrese. In quella giornata, nella prima seduta di laurea in Scienze economiche e sociali, due studenti – Sergio Chiatto e Carmine Garofalo – vennero proclamati dottori nella medesima sessione, sotto la presidenza del professor Claudio Rotelli. È questo il dato storico essenziale: una simultaneità istituzionale che attribuisce a entrambi, senza distinzione, il primato. La documentazione dell’epoca, inclusi gli articoli di stampa, conferma con chiarezza la portata di quell’evento: si trattava della prima sessione di laurea in assoluto dell’Università della Calabria, un momento che segnava l’ingresso concreto dell’Ateneo nella vita culturale e professionale del Paese. In quel contesto, i due laureati rappresentavano insieme il risultato di un percorso pionieristico, carico di significati per l’intera regione. Nel tempo, la narrazione pubblica ha talvolta semplificato quel passaggio, lasciando spazio a interpretazioni basate su elementi formali. L’ordine della proclamazione seguì un criterio puramente alfabetico: prima Chiatto, poi Garofalo. Un dettaglio procedurale — aggiunge oggi Carmine Garofalo, a distanza di cinquant’anni — che non può in alcun modo essere assunto come criterio storico di priorità. Attribuire un “primo posto” sulla base di una sequenza amministrativa significherebbe confondere il piano burocratico con quello storico. La realtà dei fatti è un’altra: la proclamazione avvenne nello stesso contesto, nella stessa seduta, sancendo un primato condiviso e inscindibile. In questo quadro, è giusto restituire piena evidenza anche alla figura di Garofalo, protagonista diretto di quella giornata fondativa, il cui ruolo emerge con chiarezza dalla documentazione. Senza alcuna contrapposizione, ma nel rispetto della verità storica, va riconosciuto che entrambi — Garofalo e Chiatto — appartengono allo stesso momento originario dell’Ateneo e ne rappresentano insieme l’inizio. A rendere ancora più significativo questo racconto è il percorso umano di Carmine Garofalo, nato a Rogliano, paese ricco di storia e di arte, che ha dato i natali a personalità di grande spessore politico, culturale e sociale. Tra queste spicca Tonino Guarasci, primo Presidente della Giunta regionale della Calabria, uomo di cultura, meridionalista convinto e politico di larghe vedute, profondamente legato all’idea che la nascita dell’Università rappresentasse una conquista decisiva per la regione e per l’intero Mezzogiorno. Da Rogliano, Garofalo raggiungeva quotidianamente l’Ateneo sorto a Rende, nella zona di Arcavacata, affrontando con determinazione il proprio cammino universitario. Ma quel percorso non era soltanto individuale. Apparteneva a una generazione di giovani calabresi che aveva vissuto le lotte, le manifestazioni e le rivendicazioni per ottenere finalmente un’università in Calabria, regione che fino ad allora ne era priva. In questo contesto si inserisce anche un passaggio significativo della sua vita: Garofalo svolse l’ultimo anno e mezzo del corso universitario in qualità di studente lavoratore. Risultato vincitore di un pubblico concorso, fu assegnato alla sede di Milano, dove rimase per diversi anni prima di trasferirsi a Cosenza, avvicinandosi così alla sua Rogliano. Un’esperienza che testimonia ulteriormente il suo impegno e la sua determinazione nel portare a compimento il percorso universitario. In una prima fase, tra le ipotesi prese in considerazione per la sede dell’Ateneo vi era anche Piano Lago, territorio quasi attiguo a Rogliano. Una scelta che avrebbe avuto anche un valore simbolico per quell’area, ma che la politica indirizzò poi verso Arcavacata di Rende. La decisione, pur diversa dalle aspettative iniziali di molti studenti del Savuto, fu accolta comunque con grande interesse ed entusiasmo: ciò che contava davvero era che la Calabria avesse finalmente conquistato il diritto alla sua Università. Come sosteneva Tonino Guarasci, non era decisivo il luogo esatto in cui l’Ateneo sarebbe sorto, ma ciò che esso avrebbe rappresentato: uno strumento di rinascita culturale, sociale e civile per la Calabria e per il Mezzogiorno. Dentro questa storia collettiva si inserisce la vicenda personale di Carmine Garofalo. Per raggiungere l’obiettivo della laurea e tagliare quel traguardo tanto atteso, quell’anno rinunciò persino alle vacanze al mare con la famiglia. Aveva fatto una promessa al padre: laurearsi e regalargli quella gioia. Studiò con impegno, sacrificio e determinazione, fino a raggiungere l’obiettivo. Quel titolo rappresentò, nelle sue parole, “il più bel regalo fatto a mio padre”, accompagnato dall’orgoglio di essere tra i primi laureati della sua Università.

Particolarmente significativo è, a questo proposito, anche il documento indirizzato nel 2005 al Magnifico Rettore dell’Università della Calabria, nel quale Carmine Garofalo chiariva con nettezza come il 17 luglio 1976 non vi fosse stato “un primo e un secondo laureato, bensì due primi laureati”. Una riflessione lucida e coerente, che trova pieno riscontro nei fatti e nella ricostruzione storica. Quella seduta non fu soltanto un evento accademico, ma un segnale forte per un territorio che guardava all’Università come a una possibilità concreta di crescita e di riscatto culturale. I primi due laureati incarnavano, insieme, quella speranza. A rendere ancora più suggestivo questo racconto, Carmine Garofalo aggiunge un elemento che unisce memoria pubblica e storia familiare: il 17 luglio 2018, esattamente quarantadue anni dopo, la figlia Doriana Garofalo ha conseguito la laurea magistrale in Scienze delle Pubbliche Amministrazioni presso lo stesso Ateneo.

Una coincidenza che assume un valore simbolico, testimonianza di un legame che attraversa il tempo e le generazioni.

Anche l’altro figlio,Pietro ha conseguito la laurea all’Unical, presso il dipartimento di Farmacia e scienza della salute. Insomma una storia familiare che si intreccia con l’Università della Calabria: il padre e oggi anche i figli, che ne raccolgono il testimone. Cinquant’anni dopo, dunque, la storia può essere raccontata con chiarezza: non esiste un primo laureato dell’Università della Calabria. Esistono i primi due laureati. Insieme, nello stesso giorno, nella stessa seduta, all’origine di tutto. (Fg)