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Martedì 17 ottobre 2023, Giornata mondiale di lotta contro la povertà: il fenomeno e le risposte

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Ricorre la “Giornata mondiale di lotta contro la povertà, dichiarata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, con la risoluzione 47/196 del 22 dicembre 1992. Una ricorrenza  che assume un significato maggiore in questo momento storico, attraversato da eventi che stanno   incrementando  la povertà ed il malessere sociale nel pianeta.   Essere in “povertà assoluta” significa non avere i mezzi per vivere con dignità. La soglia di povertà assoluta rappresenta il valore monetario, a prezzi correnti, del paniere di beni e servizi considerati essenziali per ciascuna famiglia, definita in base all’età dei componenti, alla ripartizione geografica e alla tipologia del comune di residenza.

Dopo un minimo miglioramento nel 2019, la povertà assoluta è tornata a crescere,  raggiungendo il livello più elevato dal 2005. Come sempre accade in una crisi economica, a pagarne le maggiori conseguenze sono le fasce più vulnerabili .

Le persone assistite dalla rete Caritas hanno registrato negli ultimi anni una costante crescita nella loro quantità. Sempre più individui si rivolgono a Caritas per cercare supporto nelle difficoltà quotidiane. Il numero di coloro che ricevono assistenza ha mostrato un aumento graduale, passando da circa 191.000 persone nel 2019 a quasi 256.000 nel 2022. Mentre questa tendenza riflette in parte gli sforzi dedicati all’accoglienza dei profughi ucraini nell’ultimo anno di riferimento, è cruciale sottolineare l’impatto significativo che l’inflazione ha avuto nell’esporre le famiglie alla povertà. L’aumento dei prezzi al dettaglio dei beni essenziali per la sopravvivenza ha colpito in modo particolarmente duro i più vulnerabili, con un aumento del 18% per queste fasce di popolazione, a fronte di un più contenuto aumento del 10% per i gruppi più abbienti.

Un aspetto rilevante che emerge dai dati della rete Caritas riguarda la cittadinanza delle persone assistite. Nel 2022, il 60% degli assistiti è di cittadinanza straniera, con una percentuale in crescita nel tempo (nel 2021, gli stranieri costituivano il 55% degli assistiti). Questa tendenza è ancora più evidente se consideriamo l’analisi dei dati a livello regionale, che mostra una maggiore richiesta di aiuto da parte dei cittadini stranieri nelle regioni settentrionali. Questo non dovrebbe sorprendere, considerando la concentrazione degli stranieri in queste aree e la maggiore incidenza della povertà in questa popolazione rispetto ai cittadini italiani.

Tuttavia, la prevalenza delle richieste di assistenza da parte delle famiglie straniere è anche dovuta all’accesso limitato alle politiche nazionali di contrasto alla povertà. Queste famiglie sono spesso escluse dal Reddito di cittadinanza, che richiedeva 10 anni di residenza sul territorio italiano (ridotto a 5 nella riforma attualmente in corso) e dalla penalizzazione delle famiglie numerose rispetto ai nuclei più piccoli sia in termini di accesso sia in termini di importo.

Un fenomeno strutturale che richiede risposte strutturate emerge nell’analisi della storia assistenziale delle persone supportate dalla rete Caritas. Da un lato, si osserva un aumento sia in termini percentuali che assoluti dei nuovi poveri nei territori. Questi, circa 114.000 nel 2022, comprendono sia coloro che sono arrivati recentemente in Italia, principalmente a causa del conflitto in Ucraina, sia persone che, per la prima volta, si trovano ad affrontare situazioni di povertà.