Home Attualità Marconi e la Calabria, il presidente del Centro Studi e Ricerche Stéfanos,...

Marconi e la Calabria, il presidente del Centro Studi e Ricerche Stéfanos, Renzo Perri: «Il convegno apre nuove prospettive di ricerca»

33

Dopo l’incontro ospitato nel Salone consiliare di Santo Stefano di Rogliano, il presidente dell’associazione ripercorre i contenuti dell’iniziativa, soffermandosi sul rapporto tra lo scienziato e la Calabria, sulle fonti storiche disponibili e sulle prospettive future di studio.

Dopo il convegno dedicato alla figura di Guglielmo Marconi, svoltosi nei giorni scorsi nel Salone consiliare del Comune di Santo Stefano di Rogliano e già raccontato sulle pagine de L’Eco della Valle, abbiamo voluto approfondire alcuni degli aspetti emersi nel corso dell’iniziativa intervistando il presidente del Centro Studi Stefanos, Renzo Perri. Prima di entrare nel merito delle domande, è opportuno ricordare che il convegno non si è limitato alla ricostruzione storica del rapporto tra Marconi e la Calabria. L’ iniziativa ha affrontato anche altri temi di grande attualità e interesse: il ruolo della radio nella protezione civile attraverso l’esperienza dei radioamatori; la comunicazione e la divulgazione culturale, con un riferimento particolare a Corrado Alvaro; le eccellenze del territorio nel campo della telemedicina e delle applicazioni terapeutiche illustrate dai docenti dell’Università della Calabria; infine, un significativo omaggio ai radioamatori e ai radiotecnici del territorio del Savuto che, dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri, hanno contribuito alla diffusione della cultura delle comunicazioni elettroniche.

In questo contesto si inserisce l’intervista che segue, dedicata prevalentemente agli aspetti storici affrontati durante il convegno.

Quale ritieni sia il messaggio più significativo che il convegno ha consegnato ai partecipanti e al pubblico interessato alla figura di Marconi?

Il convegno ha avuto il merito di riportare l’attenzione su una figura che appartiene alla storia della scienza e a quella civile e culturale del nostro Paese.
Guglielmo Marconi non è stato soltanto l’inventore che ha trasformato radicalmente il modo di comunicare tra gli uomini, ma anche il simbolo di una modernità fondata su intuizione, ricerca, visione e servizio all’umanità, capace di superare le distanze e di liberare le comunità dall’isolamento.
L’evento ha consegnato un messaggio chiaro: la figura di Marconi può essere riletta anche attraverso il rapporto con i territori. In questa prospettiva, la Calabria non appare come un semplice sfondo, ma come uno spazio di relazioni, memorie e tracce documentarie che meritano di essere conosciute e valorizzate.
Il valore del convegno risiede proprio in questo: nell’avere riaperto una pagina di storia locale e nell’averla collegata alla più ampia storia dell’innovazione scientifica e delle comunicazioni.
Le ragioni di questa attenzione non sono soltanto celebrative, ma affondano le radici in un legame concreto con la storia del territorio. Santo Stefano e, con esso, l’intera Valle del Savuto hanno infatti espresso figure di radiotecnici e radioamatori che si sono distinte per competenza, rigore professionale e autentica passione per il mondo delle comunicazioni, mantenendo viva una tradizione che trova nella lezione di Marconi un naturale punto di riferimento.

2. Nel corso dell’incontro si è fatto riferimento ai rapporti tra Marconi e il dottor Tallarico. Quali elementi storici consentono di ricostruire la natura e l’importanza di questa amicizia?

La ricostruzione del rapporto tra Guglielmo Marconi e il dottor Giuseppe Tallarico, entrambi Senatori del Regno d’Italia, si fonda soprattutto su un rilevante patrimonio di lettere e corrispondenza, che documentano un legame stabile. Tallarico, medico originario di Casabona, in provincia di Crotone, e precursore degli studi sull’agricoltura silana, attraverso la creazione di campi sperimentali per le coltivazioni, emerge come una figura significativa nella rete personale dello scienziato: fu non solo il suo medico personale e della sua famiglia, ma anche un interlocutore stimato, con il quale Marconi mantenne rapporti improntati all’amicizia, alla fiducia e alla cordialità. Proprio la costanza di questo scambio epistolare consente di leggere tale amicizia come un tassello importante per comprendere, in modo più ampio e articolato, il rapporto tra Marconi e la Calabria.

3. È stato ricordato che Marconi avrebbe visitato la Calabria e, in particolare, la Sila. Esistono documenti, testimonianze o riferimenti bibliografici che consentano di confermare tale circostanza?

Le testimonianze richiamate confermano l’esistenza di un rapporto concreto tra Marconi e la Calabria, pur suggerendo la necessaria cautela sul piano della ricostruzione storica. Le fonti più significative sono rappresentate dalla corrispondenza con il medico di Casabona e dal riconoscimento della cittadinanza onoraria conferita dal Comune di Crotone. A queste si aggiungono alcune foto scattate durante la permanenza nella nostra regione e la traccia, riportata dai giornali dell’epoca, di una visita dello scienziato ai laghi della Sila.

4. In relazione alla sua presenza nel Crotonese, vi sono fonti che attestano un interesse diretto di Marconi per le grandi opere idroelettriche realizzate nel territorio, oppure si tratta di una ricostruzione storiografica che merita ulteriori approfondimenti?

Sul possibile interesse di Marconi per le grandi opere idroelettriche del Crotonese è necessario distinguere con rigore tra suggestione storica e prova documentaria. Le fonti finora richiamate — la corrispondenza, il rapporto con il medico di Casabona, la cittadinanza onoraria conferita dal Comune di Crotone, la documentazione fotografica e la visita ai laghi della Sila — confermano l’esistenza di un legame con l’area crotonese, ma non consentono, allo stato attuale, di dimostrare un coinvolgimento diretto dello scienziato nelle vicende delle infrastrutture idroelettriche locali. Resta tuttavia significativo il fatto che Marconi fosse interessato ai temi dell’energia, degli impianti e delle applicazioni tecniche della modernità, come attestano le visite ad altre strutture in Italia e il suo impegno nella messa in servizio di alcune centrali idroelettriche. Si tratta, dunque, di una pista di ricerca di particolare interesse, soprattutto se collocata nel clima di modernizzazione tecnica del primo Novecento, ma ancora da verificare attraverso ulteriori approfondimenti documentari.

5. Un ultimo aspetto riguarda il riferimento ai “150 anni dalla nascita di Guglielmo Marconi”. Considerato che Marconi nacque nel 1874 e che il centocinquantenario è ricorso nel 2024, mentre oggi si è a 152 anni dalla nascita, come va interpretato il richiamo a questa ricorrenza in un convegno svoltosi nel 2026? Si tratta della prosecuzione di un percorso celebrativo avviato negli anni precedenti?

Il richiamo ai 150 anni dalla nascita di Guglielmo Marconi, pur riferito a un convegno svoltosi nel 2026, va letto all’interno di un percorso celebrativo più ampio. Il centocinquantenario è infatti ricorso nel 2024, ma le iniziative dedicate allo scienziato non si sono concluse in quell’anno: sono proseguite come occasioni di studio, divulgazione e valorizzazione della sua eredità, anche in virtù dell’istituzione, da parte del Ministero della Cultura, del Comitato Nazionale per le celebrazioni, avvenuta con Decreto n. 397 del 13 dicembre 2023. Tale decreto ha previsto, per il triennio 2024-2026, la promozione, il sostegno e la valorizzazione di manifestazioni, eventi e progetti volti a ricordare la figura del celebre scienziato e inventore a livello nazionale e internazionale.

6. Dopo questo convegno sono in programma altre iniziative dedicate a Marconi e al suo rapporto con la Calabria?

Il convegno sembra aprire più che chiudere un percorso. Le testimonianze emerse offrono materiale sufficiente per immaginare nuove iniziative di studio e divulgazione. Sarebbe auspicabile un lavoro coordinato tra enti locali, archivi, scuole, università e associazioni culturali, con l’obiettivo di censire i documenti, renderli accessibili e inserirli in una narrazione storica più ampia. Approfondire il rapporto tra Marconi, la Calabria, la Sila e il Crotonese significherebbe non soltanto valorizzare una memoria locale, ma contribuire a una lettura più ricca della figura dello scienziato e della sua eredità nel Paese.

L’intervista conferma come il convegno di Santo Stefano di Rogliano abbia rappresentato non soltanto un momento celebrativo, ma soprattutto un’occasione di approfondimento culturale e scientifico. Accanto ai temi dell’innovazione tecnologica e della storia delle comunicazioni, è emersa la volontà di valorizzare il patrimonio documentario che lega la Calabria alla figura di Guglielmo Marconi, aprendo nuove prospettive di ricerca e di collaborazione tra istituzioni, mondo accademico e associazionismo culturale. (Fg)