La libertà di manifestazione del pensiero è un diritto fondamentale. Ma non è un diritto senza confini. In uno Stato di diritto essa convive con altri valori costituzionalmente tutelati: la dignità della persona, l’onore, la reputazione. Nell’ecosistema digitale, la velocità della comunicazione e la potenza della condivisione rendono ogni parola potenzialmente permanente e amplificata. È in questo contesto che il rispetto della legalità assume un significato ancora più stringente. La critica è legittima quando si fonda su fatti verificati, quando utilizza un linguaggio misurato e quando è sorretta da un interesse pubblico concreto. Non lo è quando si traduce in attribuzioni prive di riscontri, in insinuazioni reiterate o in accostamenti suggestivi idonei a generare sospetti non supportati da elementi oggettivi. La reiterazione sistematica di contenuti negativi riferiti alla stessa persona può produrre effetti particolarmente gravi. In determinati casi, quando la condotta diventa insistente, invasiva e idonea a provocare un perdurante stato di ansia o di timore, l’ordinamento configura persino l’ipotesi di atti persecutori, comunemente noti come stalking. Non ogni critica integra tale fattispecie, ed è bene chiarirlo. Tuttavia, la trasformazione della comunicazione digitale in una pressione continua e personalizzata può oltrepassare il limite della legittima opinione e assumere rilievo giuridico.
Esiste poi una responsabilità spesso sottovalutata: quella di chi rilancia. Copiare, incollare, condividere accuse non verificate o commenti denigratori significa contribuire alla diffusione del possibile danno reputazionale. La dimensione collettiva dei social non dissolve la responsabilità individuale.

In una democrazia matura, eventuali criticità devono essere denunciate con strumenti adeguati: documentazione rigorosa, confronto pubblico fondato su dati verificabili, ricorso alle sedi competenti. L’insinuazione non rafforza la trasparenza; la indebolisce. Colpire l’immagine di professionisti, amministratori o di chiunque svolga una funzione nel sistema istituzionale senza basi oggettive non rappresenta esercizio di libertà, ma rischio di illegittimità. La legalità è metodo e misura. È rispetto delle regole, ma anche rispetto delle persone.
Difendere la libertà di espressione significa difenderla entro il perimetro che la rende compatibile con i diritti altrui. Sia chi scrive, parli, leggi o rilanci deve essere tenuto sempre in debita considerazione e onorarlo fino in fondo il principio della presunzione di innocenza ( nel nostro Paese spesso formulato come “non colpevolezza fino a condanna definitiva) è scritto in più fonti, a diversi livelli( art. 27, comma 2 della Costituzione Italiana) Art.6, par. 2 Convenzione europea dei diritti dell’uomo; art.48, par. Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea- art., par. 1; Diritto UE ” di dettaglio”-Direttiva 2016/343. Quando questo equilibrio viene meno, non si rafforza la democrazia: si crea un clima di delegittimazione che può avere conseguenze personali e giuridiche rilevanti.
(Francesco Garofalo- docente di Storia delle Istituzioni Politiche e di Sociologia generale)