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Le grandi incompiute del Savuto: viaggio tra le promesse mancate e il silenzio delle istituzioni

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Strade, impianti e opere pubbliche progettate per unire e sviluppare il territorio sono oggi simboli di degrado e abbandono. Un’inchiesta per documentare, risvegliare la coscienza collettiva e chiedere risposte.

Se si volge lo sguardo al comprensorio del Savuto, ciò che balza all’occhio non è soltanto la bellezza dei paesaggi o il valore delle sue comunità, ma anche un lungo elenco di opere incompiute, strutture dimenticate e investimenti senza ritorno. Un patrimonio pubblico progettato con grandi ambizioni, avviato con entusiasmo, ma spesso mai portato a termine o lasciato marcire nel tempo. Molte di queste opere avrebbero dovuto rappresentare un volano per lo sviluppo economico, culturale e sociale dell’area: collegamenti stradali tra diverse realtà provinciali, centri congressi, vasche di raccolta per l’acqua destinate a opere di grande rilevanza storica, infrastrutture idrauliche, impianti per l’utilizzo di energie rinnovabili, e così via. Alcune sono state completate, ma non sono mai entrate in funzione. Altre, invece, sono state inaugurate con clamore, ma oggi versano in uno stato di degrado pietoso, circondate da sterpaglie, ruggine e silenzio. A ciò si aggiungono interventi che hanno profondamente ferito il territorio e l’ambiente circostante, alterando paesaggi, consumando suolo o lasciando ferite aperte nei contesti urbani e rurali. Sono opere che oggi – o domani – impongono una scelta netta: essere finalmente completate e valorizzate, oppure rimosse, laddove gli anni, l’usura o l’incuria le hanno rese irrecuperabili. Anche il non-finito ha un costo, e spesso a pagarlo sono l’identità e il decoro di interi territori. Stiamo parlando, insomma, di un capitolo di storie più che di Storia: storie di occasioni mancate, di promesse non mantenute, di silenzi amministrativi, ma anche di cittadinanza delusa. Per questo, da oggi iniziamo un viaggio documentato tra le “opere perdute” del Savuto, per raccontare – con parole, immagini e testimonianze – lo stato reale in cui versano queste strutture. Lo facciamo per informare, per stimolare una riflessione collettiva, ma anche per dare voce a chi non si rassegna a vedere il proprio territorio ferito e dimenticato.

Un esempio eclatante: la strada interrotta verso Catanzaro

Tra le opere incompiute che più hanno inferto un colpo profondo al territorio del Savuto, spicca senza dubbio la strada che da Piano Lago avrebbe dovuto condurre a Catanzaro. Un’infrastruttura pensata per facilitare la mobilità tra Tirreno e Ionio, oggi diventata simbolo eloquente dello spreco e dell’abbandono. I lavori si sono fermati nei pressi del borgo di Carpanzano, lasciando un tracciato monco, esposto alle intemperie e alla lenta erosione del tempo. Quel che resta è una gincana pericolosa: smottamenti, carreggiate dissestate, detriti, cunette assenti. Nonostante ciò, ogni giorno pendolari e lavoratori sono costretti a percorrerla, per necessità. Quello che pochi ricordano è che questo tratto è parte integrante del più ampio progetto della “Strada del Medio Savuto” (SS 616 / SP 70/1), concepita negli anni ’80 per collegare circa 20 comuni tra la provincia di Cosenza e quella di Catanzaro. Un’opera strategica che avrebbe dovuto unire le due aree interne, valorizzare le zone montane e garantire un’alternativa viaria fondamentale.

  • A marzo 2025, la Provincia di Catanzaro ha preso ufficialmente in carico il tratto tra Soveria Mannelli e Borboruso, classificandolo come SP 70/1 “Medio Savuto”. È stato aperto al traffico un segmento di circa 3 km
  • A giugno 2025, sono stati affidati lavori per oltre 3,5 milioni di euro, finalizzati al completamento e alla riqualificazione di questo primo tratto, riducendo tempi e aumentando la sicurezza viaria
  • Sempre nel giugno 2025, è stato annunciato un ulteriore finanziamento da 15 milioni di euro, destinato a completare altri 10 km tra Decollatura Sud e la SS 616, con il recupero di gallerie, viadotti e ponti già realizzati ma rimasti inutilizzati per anni ([fonte: Calabria7.it]).
  • Già a fine 2023, la Senatrice Tilde Minasi aveva definito questa infrastruttura “una delle più grandi incompiute della Calabria”, sottolineandone l’importanza strategica mai pienamente riconosciuta.

Il tratto Piano Lago–Carpanzano, oggi ancora versa in stato di abbandono. Le condizioni attuali rendono urgente un intervento: o si recupera l’esistente e si completa il tracciato, o si mette in sicurezza quanto è rimasto, per evitare ulteriori danni al territorio e rischi per chi vi transita quotidianamente.

Un appello civico per il futuro del Savuto

Invitiamo i sindaci, gli amministratori, i rappresentanti delle varie associazioni, nonchè i lettori a contribuire con segnalazioni, foto e documenti. Insieme, possiamo costruire una mappa dello spreco ma anche rilanciare un dibattito necessario: cosa possiamo ancora salvare? Cosa possiamo chiedere, con forza, a chi amministra il bene pubblico? Il Savuto merita attenzione, merita impegni credibili, merita strade che portino davvero lontano.

A rendere ancora più evidente il contrasto tra le intenzioni progettuali e la realtà attuale è la recente realizzazione, da parte della Provincia di Cosenza, di una rotatoria moderna proprio all’imbocco della strada che conduce a Carpanzano. Un’infrastruttura pensata per migliorare la viabilità e fungere da snodo efficiente, che però finisce per accentuare in modo quasi paradossale il netto stacco con ciò che la segue: un tratto viario ritenuto da molti pericoloso, visibilmente trascurato e abbandonato all’incuria. Come si dice con espressione efficace, è un pugno in un occhio: dall’imbocco ben curato fino al prosieguo dissestato. L’effetto visivo e simbolico è fortissimo. In poche centinaia di metri si passa dalla modernità al degrado, raccontando più di mille parole la discontinuità, l’abbandono e il senso di incompiutezza che ancora oggi segnano profondamente quest’opera. ( La Redazione)