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La sanità calabrese tra nuovi servizi e attese: le riflessioni del dottor Ciro Oddo

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Pubblichiamo volentieri il contributo del dottor Ciro Oddo sulla riorganizzazione della sanità territoriale in provincia di Cosenza. È una riflessione che guarda alle opportunità offerte dalle Case e dagli Ospedali di comunità, ma richiama anche una questione decisiva per i cittadini: trasformare programmi, investimenti e atti amministrativi in servizi accessibili e funzionanti. Particolare attenzione è rivolta all’ospedale Santa Barbara di Rogliano e al percorso per la riapertura dell’emodialisi. Oddo legge nei recenti provvedimenti un segnale incoraggiante per le comunità del Savuto, senza perdere di vista l’attesa delle persone che hanno bisogno di cure vicine a casa. Accogliamo il suo intervento come contributo al confronto pubblico su un tema che riguarda la vita quotidiana e il diritto alla salute dei calabresi.

Segue l’intervento del dottor Ciro Oddo.

“CALABRIA: LA SANITA’

CHE CAMBIA VOLTO“

Aperto il cantiere della “nuova sanità territoriale”. Il cittadino al centro del sistema sanitario. I calabresi auspicano che il tragitto imboccato non subisca rallentamenti o non si blocchi addirittura. In provincia di Cosenza 9 Ospedali di comunità e 26 Case di comunità. Nuove concrete speranze per l’Ospedale di Rogliano. Dal sindaco Altomare notizie che tranquillizzano sulla prossima apertura del Servizio di emodialisi.

  Una nuova sanità sta per nascere in Calabria. Dopo tanto patire e dopo innumerevoli sacrifici imposti ai calabresi una sanità che quasi non esisteva più sta per essere riportata a nuova vita. L’immagine dei calabresi pronti ad “emigrare” verso altri lidi più fortunati per una visita medica o per un intervento chirurgico  sta per diventare solo un ricordo. Ma occorre che il tracciato segnato dal Presidente della Regione Occhiuto che ha governato direttamente la sanità calabrese non si interrompa. Siamo sulla strada giusta, ma non bisogna fermarsi. La fiducia che i calabresi oggi ripongono nell’attuale istituzione regionale è in continua ascesa a patto che il rilancio programmato non trovi più ostacoli nel suo tragitto. Rilancio fra l’altro dai più ritenuto indispensabile per la Calabria e per il Mezzogiorno d’Italia. Una nuova sanità che si basa non solo sulla “realizzazione o riqualificazione delle strutture, ma sulla introduzione di un modello organizzativo fondato sull’integrazione tra medici di medicina generale, specialisti, infermieri di comunità e di famiglia, assistenza domiciliare, servizi sociali, centrali operative territoriali e presidi ospedalieri”.

  Nella provincia di Cosenza le aspettative sembra stiano per trovare risposte concrete se la nuova  organizzazione dell’assistenza territoriale presentata dall’ASP di Cosenza troverà rapida attuazione. E’ di questi giorni infatti la presentazione del programma riguardante l’intera provincia che si propone di “avvicinare i servizi ai cittadini, migliorare la presa in carico dei pazienti e costruire un collegamento più efficace tra domicilio, medicina generale, strutture territoriali e ospedali”. Per raggiungere questi risultati l’ASL di Cosenza si è inserita nella Missione 6 Salute del Piano nazionale di ripresa e resilienza e nella riforma dell’assistenza territoriale di cui al decreto  ministeriale 77/2022 quantificando  investimenti in provincia di Cosenza  “per almeno 63,7 milioni di euro di cui 22.878.865 per gli ospedali di comunità e più di 40,8 milioni per interventi relativi alle case di comunità”. Investimenti che  – come ampiamente illustrato nella  recente conferenza stampa – porteranno alla realizzazione di  9 ospedali di comunità – a San Marco Argentano, Cosenza, Lungro, Cariati, Cassano allo Jonio, Trebisacce, San Giovanni in Fiore, Scalea e Mormanno –  e 26 Case  della comunità – Cassano Jonio, Roggiano Gravina, Villapiana, Cosenza, Mormanno, Rocca Imperiale, Torano Castello, Bisignano, Cetraro, Luzzi, Montalto Uffugo, Scalea, Verbicaro, Casali del Manco, Crosia, Amantea , Longobucco, Lungro, Spezzano della Sila, San Giorgio Albanese, Cariati, Altilia, Acri, Corigliano, Castrovillari, Rende. Gli Ospedali di comunità nelle intenzioni dei dirigenti ASL di Cosenza avranno una “funzione intermedia tra il domicilio ed il ricovero ospedaliero” e, secondo il DM 77, sono destinati principalmente “a pazienti che dopo un episodio acuto di minore gravità o in seguito alla riacutizzazione di una patologia cronica, necessitano di interventi a bassa intensità clinica e di una sorveglianza infermieristica continuativa che non può essere assicurata adeguatamente a casa”. Gli ospedali di comunità nascono per ”garantire assistenza infermieristica continuativa nelle 24 ore, monitoraggio dei parametri clinici, assistenza medica e riabilitativa e supporto diagnostico di base”. Il loro collegamento con l’Assistenza domiciliare integrata e la rete dell’emergenza-urgenza 118-112 sarà anch’esso continuativo.

Le 26 Case di comunità saranno per i cittadini il “punto territoriale di accesso ai servizi sanitari e sociali” costituendo un “luogo riconoscibile dove ricevere orientamento, assistenza infermieristica, prestazioni di medicina generale, visite specialistiche, diagnostica di base, attività di prevenzione e supporto nella gestione delle patologie croniche”. Dall’integrazione tra Case ci comunità, Ospedali di comunità e servizi domiciliari niente più ricoveri non appropriati ma dimissioni protette ed indirizzo per ogni paziente verso il livello assistenziale più adeguato.

 Una vera rivoluzione, quindi, nella sanità calabrese che viene completamente riorganizzata e che vede al centro di questi cambiamenti l’accordo – evidenziato dal Commissario De Salazar – con i medici di famiglia chiamati a svolgere un ruolo essenziale nel funzionamento delle case della comunità e nella continuità della presa in carico del pazienti. Accordo che  lo stesso De Salazar ha  definito “ innovativo”  senza però dimenticare “la figura dell’infermiere di comunità che avrà un ruolo fondamentale nell’assistenza alle persone fragili e nella gestione dei percorsi territoriali”.

 Gli obiettivi del PNRR a Cosenza sembra siano stati tutti centrati se è vero – come ha sottolineato l’Assessore al Bilancio Minenna – che si è aperto il cantiere della nuova “sanità territoriale” e se è ancora vero – come ha aggiunto la Direttrice sanitaria ASP di Cosenza Riccetti –  che le “Case della comunità sono già tutte funzionanti e solo per alcune sedi completeremo entro il 30 settembre l’iter relativo al personale perché nei territori più periferici incontriamo maggiori difficoltà nel reperire professionisti, ma stiamo lavorando per superarle. Ormai ci siamo e siamo pronti”.

  Quello che non è ancora pronto in provincia di Cosenza è l’Ospedale S. Barbara di Rogliano che, sottoposto ad interventi di consolidamento sismico e messa in sicurezza che dovevano essere ultimati entro lo scorso mese di marzo, è ancora chiuso e oggetto di lavorazioni che sembrano andare a rilento. Lavorazioni che, malgrado le recenti assicurazioni dei vertici ASP.  lascerebbero poche speranze sulla   prossima riapertura  del nosocomio se non fosse per quanto appena comunicato dal sindaco Giovanni Altomare. Infatti con deliberazione del Commissario straordinario n. 1311 del 23.09.2026 riguardante “Lavori di ripristino del Reparto di emodialisi di Rogliano sito nel P.O. S. Barbara” sono stati approvati il progetto esecutivo e l’autorizzazione di indizione gara per un importo di 705.692,39 euro. Ciò significa che gli annunci  del Commissario De Salazar e del Sindaco Altomare trovano oggi un riscontro concreto e tangibile anche perché nella determinazione si legge che  “nel mese di agosto del c.a. sono stati effettuati sopralluoghi presso il P.O. S. Barbara dai tecnici dell’UOC Gestione Tecnico Patrimoniale dell’ASP di CS in collaborazione con i tecnici dell’AO di CS” e che “dai suddetti sopralluoghi è emerso che gli interventi afferenti al PNRR che hanno interessato il  plesso centrale del PO di Rogliano possono ritenersi in fase di conclusione e che, allo stato attuale interessano soltanto marginalmente i locali in cui era ospitato il servizio di emodialisi” per cui  “per quanto detto è possibile procedere alla riapertura del servizio di emodialisi  presso i locali del S. Barbara in cui era precedentemente allocato” e che “è stato accertato che per riaprire il servizio di emodialisi è necessario effettuare dei lavori di manutenzione e ripristino che non comporteranno la realizzazione ex novo degli impianti stessi”. Se i tecnici ASP e ASL hanno certificato che i lavori al plesso centrale del S Barbara sono in fase conclusiva si deve ritenere che non solo quanto prima – come ha annunciato il sindaco Altomare – ci sarà nuovamente il Reparto emodialisi ma anche i 18 posti letto per la medicina generale ed i 20 posti per l’Ospedale di comunità. Le popolazioni del Savuto possono quindi trarre un sospiro di sollievo e dare atto al Commissario De Salazar ed al Sindaco Altomare di aver tenuto fede alla parola data. “Trasformeremo il disagio della chiusura in un beneficio” disse il primo” e “vigilerò senza sconti a nessuno” disse il secondo. Una volta tanto gli impegni sono stati mantenuti. (Ciro Oddo)