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La libertà di informazione si difende dalle istituzioni locali: il caso italiano del regime fascista. La realtà odierna: professionalità e esercizio abusivo della professione di Francesco Garofalo sociologo-giornalista

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Il 10 luglio: l’inizio delle restrizioni alla libertà di stampa nel regime fascista italiano

Il 10 luglio rappresenta una data significativa nella storia italiana poiché segna l’inizio delle misure restrittive contro la libertà di stampa attuate da Benito Mussolini durante il periodo fascista. Nel mese di luglio del 1923, il governo iniziò a implementare una serie di provvedimenti per mettere il bavaglio ai giornalisti e all’informazione, avviando una drammatica stagione che condusse al regime fascista.

Il controllo totale dei mezzi di comunicazione nel regime fascista

Il regime fascista di Mussolini cercò di esercitare un controllo assoluto sui mezzi di comunicazione al fine di conformare l’opinione pubblica e diffondere la propaganda del regime. Furono emanate leggi che vietavano la critica al governo e consentivano la censura di contenuti ritenuti sgraditi al regime. In questo contesto, venne creata l’Associazione della Stampa Fascista nel 1925 come organizzazione che supervisionava e controllava le attività giornalistiche in Italia durante il periodo fascista.

Il ruolo dell’Associazione della Stampa Fascista nel regime fascista

L’obiettivo principale dell’Associazione della Stampa Fascista era garantire che i giornali e i giornalisti si conformassero alla linea politica e ideologica del regime fascista. L’associazione si proponeva di promuovere l’ideologia fascista attraverso i mezzi di comunicazione, diffondendo propaganda e messaggi favorevoli al governo di Mussolini.

L’associazione esercitava un controllo diretto sulle testate giornalistiche, imponendo direttive e linee guida che i giornali dovevano seguire. Nominava e revocava i direttori dei giornali e controllava l’assegnazione dei finanziamenti pubblici ai mezzi di comunicazione. Inoltre, vigilava sulla censura e sulla repressione delle voci critiche al regime. Giornali e giornalisti che si opponevano al fascismo o esprimevano opinioni dissidenti rischiavano la chiusura, l’arresto o altre misure punitive.

La difesa della libertà di informazione dalle istituzioni locali

Ricordare, oggi, per prevenire e difendere le libertà conquistate è un dovere di tutte le coscienze democratiche e civili. La libertà di stampa, la libertà del giornalista di raccontare i fatti, commentare e indagare rivestono un’importanza fondamentale in una società libera e democratica. Questi principi sono valori imprescindibili per garantire la trasparenza, l’accountability e il corretto funzionamento delle istituzioni.

La libertà di informazione si difende dal basso, iniziando dalle piccole comunità e dalle istituzioni locali, che rappresentano i veri presidi di democrazia. La possibilità per i giornalisti di svolgere il loro lavoro in modo indipendente e senza interferenze è essenziale per consentire una copertura imparziale e completa degli avvenimenti, consentendo ai cittadini di formarsi un’opinione informata.

Proteggere la libertà di stampa in una società libera e democratica

In una società libera e democratica, la libertà di stampa e la libertà del giornalista di raccontare i fatti, commentare e indagare sono considerate pilastri fondamentali. Questi principi sono essenziali per il corretto funzionamento della democrazia, in quanto consentono ai cittadini di essere informati in modo imparziale e di partecipare attivamente al dibattito pubblico.

È importante sottolineare che questa situazione si discosta notevolmente dall’attuale società libera e democratica.

Nei paesi democratici, la libertà di stampa è considerata un diritto fondamentale e protetta da leggi e costituzioni. I mezzi di comunicazione hanno il compito di informare e svolgere un ruolo di controllo sul potere, fornendo notizie accurate e critiche diverse.

Nelle democrazie moderne, internet e i social media hanno ampliato la portata e l’accesso alle informazioni, consentendo alle persone di condividere idee e opinioni. Tuttavia, queste nuove forme di comunicazione presentano anche sfide come la diffusione di disinformazione e “fake news”, che richiedono un discernimento critico da parte dei lettori.

Preservare la libertà di stampa e di informazione

In conclusione, la libertà di stampa, la libertà del giornalista di raccontare i fatti, commentare e indagare sono fondamentali per una società libera e democratica. Questi principi consentono il pluralismo, la partecipazione e l’informazione imparziale, promuovendo la trasparenza e l’accountability delle istituzioni. È compito di tutti difendere e valorizzare la libertà di stampa, affinché possa continuare a svolgere il suo ruolo cruciale nella promozione di una società libera e democratica.

Il ruolo del giornalista nella società attuale.

In Italia, il giornalista iscritto all’Ordine Nazionale dei Giornalisti svolge un ruolo che implica l’osservanza delle norme etiche e deontologiche stabilite dall’Ordine. L’iscrizione è necessaria per esercitare legalmente la professione di giornalista nel paese. Le ragioni principali per l’iscrizione all’Ordine sono:

  1. Regolamentazione della professione: L’Ordine dei Giornalisti regolamenta la professione e stabilisce standard professionali per garantire un’informazione accurata e di qualità.
  2. Deontologia e etica: L’iscrizione richiede il rispetto di un codice deontologico che promuove principi come l’obiettività, l’indipendenza e la verifica delle fonti.
  3. Tutela dei diritti dei giornalisti: L’Ordine tutela i diritti professionali dei giornalisti e offre assistenza legale in caso di violazioni.
  4. Accesso privilegiato a fonti e informazioni: L’iscrizione può offrire vantaggi come l’accesso privilegiato a conferenze stampa e documenti riservati.
  5. Riconoscimento della professionalità: L’iscrizione rappresenta un riconoscimento ufficiale della professionalità del giornalista, aumentando la credibilità e la fiducia del pubblico.

L’iscrizione all’Ordine non limita la libertà di espressione o di stampa, ma mira a garantire una formazione professionale adeguata, il rispetto degli standard etici e la tutela dei diritti dei giornalisti e del pubblico.

L’esercizio abusivo della professione di giornalista

Con sentenza n. 8956 dell’8 novembre 2022, depositata il 1° marzo 2023, la sesta sezione penale della Corte di Cassazione ha affrontato la questione dell’esercizio abusivo della professione di giornalista.

In sintesi la sentenza afferma che per poter esercitare la professione di giornalista, è necessaria l’iscrizione all’albo dei giornalisti.

In particolare, è stato spiegato che costituisce il reato di esercizio abusivo di una professione (articolo 348 del codice penale) l’esecuzione senza titolo di atti che, sebbene non attribuiti singolarmente in via esclusiva a una particolare professione, sono univocamente identificati come atti di competenza specifica della professione stessa, quando tali atti siano svolti con modalità che, per continuità, onerosità e organizzazione, creino, in assenza di chiare indicazioni diverse, le oggettive apparenze di un’attività professionale svolta da una persona regolarmente abilitata. Quindi, accanto alla riserva professionale collegata all’attribuzione esclusiva di singoli atti, esiste una riserva legata all’esecuzione, con modalità tipiche della professione, di atti univocamente compresi nella sua specifica competenza. Nel caso specifico, i giudici di merito hanno stabilito che l’imputato partecipava a conferenze stampa, faceva interviste, curava servizi di cronaca per una testata televisiva e commentava dibattiti politici. Inoltre, l’imputato faceva parte in modo “organizzato” di tale testata televisiva, svolgendo un’attività continuativa. In conclusione, la sentenza della Corte di Cassazione ha confermato che per esercitare la professione di giornalista è necessaria l’iscrizione all’elenco dei professionisti o dei pubblicisti. Tuttavia, è stato ribadito che ogni cittadino ha il diritto di svolgere occasionalmente attività giornalistica senza commettere il reato di abusivo esercizio della professione di giornalista, a condizione che venga retribuito di volta in volta.

Per approfondire:  legge n. 69/1963, come modificata dalla legge n. 198/2016.

  . Sentenza Suprema Corte, n. 8956/2023 – depositata il 1° marzo.

  • Costituzione Italiana: L’articolo 21 della Costituzione italiana tutela la libertà di stampa e di informazione come diritti fondamentali, a meno che non siano in contrasto con altri diritti costituzionalmente garantiti.. Legge sulla stampa (Legge n. 47/1948): Questa legge stabilisce i principi fondamentali dell’attività giornalistica, definisce le responsabilità dei direttori dei giornali, e disciplina il diritto di rettifica e di risposta.. Codice deontologico: L’Ordine Nazionale dei Giornalisti ha stabilito un codice deontologico che definisce i principi etici e professionali che i giornalisti iscritti devono rispettare.
  1. Legge sulla privacy (Decreto Legislativo n. 196/2003): Questa legge disciplina la protezione dei dati personali e stabilisce le modalità con cui i giornalisti possono raccogliere, trattare e divulgare informazioni personali nel rispetto della privacy.
  2. Legge sul diritto d’autore (Legge n. 633/1941): Questa legge regola i diritti degli autori e le modalità di utilizzo delle opere protette dal diritto d’autore, comprese le opere giornalistiche.