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La legalità si pratica, non si predica e soprattutto si deve pretendere di Francesco Garofalo

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Diffidate dalle immagini, dalle manifestazioni in cui la parola legalità é solo un pretesto,  uno scudo per  mascherare un’immagine ormai deturpata dal malaffare, dalla sete di potere e dalle ingiustizie. Il seme dell’etica, del rispetto delle norme e dei valori   germogliano  durante i processi socializzanti . Mettere a dimora piante, servirsi di riti e miti, di tabelle e slogan  quando nella vita pubblica e privata non si onora la trasparenza che è il prerequisito della legalità oppure si  curano solo gli interessi del proprio gruppo a scapito del bene comune,  allora non si fa altro che alimentare la teatralità, la  linfa del malaffare e delle ingiustizie. Sovente, purtroppo, assistiamo a   cerimonie che se pur  riservate alla promozione della  legalità altro non sono che  uno scudo, uno spazio propagandistico  strumentale per camuffare le illegalità, le ingiustizie e il mancato rispetto del bene comune.

La legalità si pratica, si promuove e si concretizza sempre solo se l’individuo porta con sé questo valore in ogni luogo e non solo nelle manifestazioni pubbliche.

 Si, proprio così-. La legalità  è il rispetto  e  la pratica delle leggi. Si  pratica, non si predica e soprattutto di deve pretendere.  Ma cosa intendiamo oggi per legalità? Che senso diamo a questa parola rispetto al passato remoto e recente. Legalità significa rispetto delle regole, delle norme scritte e non ,   dettate dalla cultura di una società di appartenenza e assimilate nel corso della formazione individuale  dell’identità, dei processi socializzanti che accompagnano l’individuo sin dalla nascita. I valori interiorizzati agiscono sul nostro comportamento, sulle nostre azioni quotidiane, si rendono visibili,fornendo a ciascuno una propria identità.  Praticare e pretendere legalità significa  soprattutto   assumersi delle responsabilità. La legalità, quindi, non è solo onorare le leggi ma è anche  prendersi delle reponsabilità. E’ possedere etica.

 Socrate non considerava ingiuste le Leggi della polis, ma unicamente il comportamento delle persone” Ora dunque Tu te ne andrai ingiustamente condannato non da noi Leggi, ma dagli uomini”. Grande filosofo  del V secolo a.C. sosteneva, ancora, che “E’ meglio patire ingiustizie che commetterla”.  Il grande Filosofo  cercava così di persuadere il suo amico Critone che era andato a trovare in carcere, a non corrompere i giudici che lo avevano condannato a morte , rimanendo fedele alla sua etica  eudemonistica, ossia l’uomo può ottenere la felicità solo agendo in modo buono e giusto.  Socrate considerava  le Leggi delle entità vive, non impersonali, da rispettare in ogni caso, perché da esse, in fondo, egli ha ricevuto la vita: «E poiché sei venuto al mondo, sei stato allevato ed educato, come puoi dire di non essere, prima di tutto, creatura nostra, in tutto obbligato a noi, tu e i tuoi avi?» Secondo Socrate quindi, la Giustizia va seguita sempre e comunque, (almeno secondo la testimonianza di Platone) anche se da ciò derivasse un male per noi. Rivolto a Critone inoltre afferma: «Non dobbiamo curarci tanto di quel che dirà la gente, ma del parere di chi si intende di giustizia e di ingiustizia, di colui che è la verità stessa. Tu non fai dunque un ragionamento corretto quando affermi che dobbiamo preoccuparci del parere della gente su ciò che è bello o buono e viceversa. È vero che qualcuno potrebbe obiettare che la gente può anche farci morire… Importante non è vivere, ma vivere rettamente. Socrate concepisce, quindi, la legge come una identità viva, non astratta che  merita rispetto sempre.

Osservata in questi termini la norma non potrebbe essere scalfita, ma onorata e rispettata.  Eppure, oggi, non sono pochi coloro che ritengono  che non ci sia  nulla di male  praticare piccole e quotidiane illegalità: si modellano i diritti ed i doveri  alle propie esigenze  individuali  più che a quelle collettive.   Cosicchè  il princio di legalità si indebolisce, si svuota in parte del suo vero significato che consiste  nell’indicare a ciascun soggetto sociale quali  i diritti e i doveri da osservare, pratica e pretendere.  Su questo terreno dovrebbe intervenire la scuola per tentare di  ricucire un tessuto etico smagliato, ricorrendo alla  pazienza e alla determinazione che scaturiscono dalla sua funzione istituzionale. Famiglia,  scuola e agenzie educative varie  che devono diffondere promuovere e diffondere  il valore della trasparenza e  della legalità.La stessa comunità dovrebbe recuperare quella funzione “educante” , trasmettendo i valori del rispetto delle leggi. Se in una comunità prevale  l’indifferenza  e prende il sopravvento che è  meglio  farsi i propri  interessi,  girare la testa di fronte alla mala amministrazione della cosa pubblica, di fronte all’imperante malaffare, allora non si fa altro che alimentare  i processi delinquenziali. Il malaffare  si nutre dell’indifferenza ,  del “menefreghismo”  individuale e dell’ignavia.

  La legalità , quindi, deve essere dentro di Noi  e come tale  deve essere parte di Noi. E’ una componente  che deve essere annoverata all’interno bagaglio culturale di una comunità, che interviene e   blocca qualsiasi gesto che possa essere non conforme alle regole della civiltà. E’ facile alterarsi nei confronti dei grandi delitti, diventa sempre più difficile, invece,  prendere le distanze dai piccole illegalità che si consumano quotidianamente sotto gli occhi dei più all’interno, all’esterno delle istituzioni pubbliche e private.  Quando ad esempio si occupa un posto di reponsabilità  e non si compie fino in fondo il proprio dovere, garantendo la trasparenza degli atti, favorendo la partecipazione e il controllo dei documenti, allora si aprono dei tunnel  che  favoriscono  la disuguaglianza ,  le discriminazioni sociali,  “furti” e violenze nl patrimonio pubblico.

La legalità si pratica, si onora con le azioni trasparenti e il rispetto delle norme. Sovente, purtroppo, l’illegalità per essere attuata necessita della” legalità “per ripulire sporchi comportamenti consumati in ambito istituzionali e non. La storia insegna che l’’illegalità vive nell’ombra della legalità che spesso il potere  strumentalizza ricorrendo perfino a manifestazioni eclatanti, costruendo immagini e simboli, con l’aiuto consapevole o inconsapevole di altre istituzioni.

Diffidate, quindi,  dalle immagini, dalle manifestazioni in cui la parola legalità é solo uno scudo per occultare un’immagine ormai deturpata dal malaffare, dalla sete di potere e dalle ingiustizie.

La legalità si pratica, si promuove e si concretizza sempre solo se l’individuo porta con sé questo valore in ogni luogo e non solo nelle manifestazioni pubbliche.Un cordiale saluto  Francesco Garofalo