La cultura nasce prima della politica. La cultura viene prima della politica.
Non è soltanto un’affermazione suggestiva: è un principio che riguarda la qualità della convivenza umana, la direzione dello sviluppo e il destino delle comunità. La cultura nasce prima della politica in senso storico. Prima degli Stati, dei governi, dei partiti, esistevano linguaggi, miti, tradizioni, forme di sapere condiviso. L’uomo ha iniziato a interpretare il mondo e a trasmettere valori molto prima di organizzare il potere. La cultura è il primo modo in cui una comunità prende coscienza di sé. Ma la cultura viene prima della politica anche in senso logico e morale. È il modo in cui una comunità pensa, costruisce significati, distingue tra opinione e argomentazione, tra propaganda e verità. È memoria e capacità critica, conoscenza e coscienza. Prima di scegliere una parte, di votare o di aderire a un’idea, l’individuo ha bisogno di strumenti per comprendere. Questi strumenti sono culturali. La politica, nella sua definizione più alta, è l’arte di governare la comunità, di organizzare la convivenza, di assumere decisioni che incidono sulla vita collettiva. Quando è guidata dalla cultura, diventa servizio, responsabilità, visione. Quando invece si separa dalla cultura, si riduce a competizione permanente, a ricerca del consenso, a occupazione di spazi di potere.

L’appartenenza politica è legittima. Ma quando si trasforma in tifoseria, la ragione cede il passo all’identità di parte. Non si cercano più argomenti, ma vittorie; non si ascoltano idee, ma si difendono bandiere. In questo clima prosperano egoismi, rancori, invidie, e la cultura — che vive di dubbio, ricerca e apertura — viene soffocata. Prevale l’ignoranza, nel senso etimologico di “ignorare”: non conoscere o non voler conoscere oltre il proprio schieramento. Così la politica diventa arena, luogo di scontro permanente. La cultura, invece, dovrebbe essere ponte: unisce uomini e popoli perché si fonda sul riconoscimento dell’altro. Le stagioni di maggiore crescita civile sono sempre nate da fermenti culturali; la politica, nei momenti più alti, ha semplicemente tradotto in norme ciò che la cultura aveva già maturato. Quando la politica pretende di dominare la cultura, si produce impoverimento. Le idee vengono selezionate in base all’utilità di parte, non alla loro verità. E a soffrire non è solo il dibattito pubblico, ma la crescita complessiva: sviluppo, coesione sociale, qualità delle istituzioni, civiltà. Dire che la cultura nasce e viene prima della politica significa affermare che la formazione delle coscienze precede l’esercizio del potere. Senza cittadini consapevoli, la democrazia si indebolisce. La cultura non elimina il conflitto, ma lo rende civile; non annulla le differenze, ma le rende dialoganti.
La cultura cerca senso. La politica, quando degenera, cerca consenso. Tra senso e consenso si gioca il destino delle società.
Francesco Garofalo- giornalista, sociologo e scrittore