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Katia Gentile, consigliere regionale della Calabria, lascia Forza Italia

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Katya Gentile lascia Forza Italia. La consigliera regionale di Forza Italia si dice “rammaricata per ciò che poteva essere e non è stato” e parla di “logiche di partito bieche e masochiste”. Contestualmente comunica il passaggio al gruppo misto della Regione, anche se ci sono indiscrezioni sul suo imminente ingresso nella Lega.”Ho aspettato con pazienza che le cose cambiassero – afferma nella nota Gentile – ed ho esperito tutti i tentativi possibili, ma non ci sono stati segnali di miglioramento, se non a parole. Dopo la morte di Berlusconi, purtroppo, di Forza Italia è rimasta solo la facciata. Al di là delle belle parole, le capacità, le competenze ed il merito non vengono apprezzati ed il ruolo di consigliere regionale continuamente svilito e mortificato”.

Katya Gentile è figlia del già consigliere e assessore regionale Pino e presidente della VI commissione consiliare Agricoltura e foreste, consorzi di bonifica, turismo, commercio, risorse naturali, sport e politiche giovanili.

“Durante questa prima metà di mandato – sottolinea Gentile – mi sono sentita ospite sgradita in casa mia e ogni volta che mi hanno delegittimata, esautorata ed ignorata, ho avvertito mancanza di rispetto a me, alla storia che rappresento nella Regione Calabria e soprattutto ad ognuna di quelle 8000 e più persone che mi hanno onorato della loro fiducia scrivendo il mio nome sulla scheda elettorale. Questi primi anni di consiliatura in Fi sono trascorsi assistendo alla minimizzazione dei problemi, di rimando in rimando. In quel che rimane del partito della libertà non viene applicato il principio democratico, non vengono prese in considerazione le opinioni provenienti da chiunque non faccia parte di un certo cerchio magico. E così si è tirato avanti per due anni e mezzo, senza mai un confronto, una riunione di gruppo o di partito, se si escludono le occasioni pre elettorali, in quel caso sì ‘siamo una squadra fortissimi'”.

“Raggiunta la consapevolezza – conclude Gentile – che, dietro a tutto l’ostracismo, alle difficoltà per ottenere anche una semplice informazione su una pratica o, addirittura, al diniego sulla richiesta di autorizzazione al comando del mio segretario, forse mai successo prima nella storia delle regioni d’Italia, ci fosse un preciso disegno per depotenziarmi, sfinirmi e spegnermi, mi sono convinta a lasciare il partito”.