Dopo l’intervista a Ferdinando Perri, giornalista e scrittore, pubblicata ieri dal nostro giornale, prosegue il ciclo di approfondimenti dedicati al comprensorio del Savuto. Con queste iniziative si intende offrire ai candidati alla Presidenza della Regione Calabria una conoscenza più ampia delle criticità e delle virtù della Valle, affinché essa possa conquistare un ruolo e un’attenzione nelle politiche regionali e non resti una terra dimenticata.
Il Professore Emerito Eugenio Maria Gallo è un intellettuale raffinato e stimato, il cui impegno nella promozione del sapere e della ragione ha arricchito il panorama culturale del nostro territorio e non solo. Autore di numerosi saggi, ha dedicato particolare attenzione alla valorizzazione della lingua madre, identificata nel dialetto, strumento prezioso per custodire memoria, identità e tradizione. Tra le sue opere più recenti, spicca la traduzione in vernacolo dell’opera del sommo poeta Dante Alighieri, che ha suscitato ammirazione e continua a essere punto di riferimento per chi ama la cultura locale e le radici più autentiche della lingua italiana.
Con il Professore Emerito Gallo abbiamo parlato di sviluppo, giovani, cultura e futuro del Savuto.
1. Professore Emerito, come studioso e promotore della cultura locale, quali interventi ritiene prioritari da parte del futuro Presidente della Regione Calabria per sostenere lo sviluppo equilibrato del Savuto, non solo sul piano economico, ma anche culturale e sociale?
Risposta: In primis atque ante omnia, mi farei latore di una sollecitazione: un progetto serio e articolato di fusione dei Comuni, progetto che dovrà interessare l’intera area del Savuto. Come voi tutti ben sapete, cari amici, io ritengo che il futuro della Valle del Savuto sia a sud e, pertanto, auspico un Comune unico che racchiuda l’intero territorio da Pianolago e paesi limitrofi, compresi Rogliano e Parenti, fino allo svincolo di Altilia o poco oltre. Un Comune profondamente rappresentativo e capace di aprirsi ad una logica di interventi che, nel rispetto della Storia, delle tradizioni lavorative e della vocazione naturale della Comunità, avvii nuove possibilità di sviluppo creando nuovi sbocchi di lavoro per professioni vecchie e nuove.
2. Negli ultimi anni ha dedicato grande attenzione alla diffusione del dialetto e alla valorizzazione della lingua madre. Quale ruolo vede per la cultura linguistica e identitaria del territorio nello sviluppo complessivo della comunità del Savuto?
Risposta: Anzitutto una riscoperta dell’identità comunitaria, identità che nasce non solo dalla Storia e dalle tradizioni, ma anche da una “lingua comune”. La consapevolezza della propria identità potrà essere un collante fondamentale per superare il campanilismo e per cementare la fusione dei comuni, restituendo all’intera Valle del Savuto un ruolo “guida” per il futuro della nostra Comunità, che ha in fondo una stessa provenienza. Narra la Storia che, quando Annibale ritirandosi verso Cartagine passò per la nostra Valle, Roma dovette inviare delle legioni per tenere a freno la popolazione dell’intero territorio in rivolta contro i Romani. È antica, molto antica, pertanto, l’identità comunitaria che è figlia d’una Storia comune profondamente radicata.
3. La fusione dei comuni del Savuto è stata più volte discussa negli anni. Dal punto di vista culturale e sociale, quali vantaggi potrebbe comportare e quali rischi dovrebbero essere affrontati per non disperdere la ricchezza delle tradizioni locali?
Risposta: Il primo vantaggio è che anticiperebbe i tempi. In fondo, la fusione è il futuro, un futuro che se non disegneremo noi, rischia di essere disegnato da realtà al di fuori del territorio. Altri vantaggi potrebbero essere, oltre al discorso del lavoro e dell’economia di cui in parte ho già detto, l’avvio verso una politica nuova capace di fare sorgere una nuova classe Dirigente, che sappia farsi valere e aiuti il territorio a ritornare Centro anche d’una politica nazionale, come un tempo, e infine la nascita d’un nuovo meridionalismo, un meridionalismo attivo (così mi piace chiamarlo), che trovi nel territorio le proprie risorse materiali e le intelligenze, le professionalità e le competenze per realizzarlo. Al momento non vedo, nella fusione, alcuna ragione di svantaggio.

4. Come ritiene che i sindaci e le istituzioni locali possano collaborare con la Regione per promuovere iniziative culturali, educative e turistiche, in grado di valorizzare il patrimonio storico e artistico del territorio?
Risposta: Riscoprendo il territorio e appoggiando, sostenendo e valorizzando l’esistente, restituendo valore e importanza ai beni culturali presenti, ai Musei, alle attività peculiari, all’ambiente e alle bellezze naturali, sollecitando la creazione di parchi naturali e, soprattutto, una valorizzazione, dal punto di vista della natura, dei reperti storici e del paesaggio, del corso del fiume Savuto.
5. Rogliano e il Savuto hanno storicamente fornito intelligenze e contributi significativi al panorama culturale e politico. Perché oggi, a suo avviso, il territorio fatica a far sentire la propria voce, e quali strumenti potrebbero restituire slancio culturale ed economico senza perdere l’identità storica?
Risposta: Perché manca una visione comune. Bisognerebbe, anzitutto, rilanciare la politica scolastica, creare un polo educativo-formativo che coinvolga l’intero territorio e, soprattutto, bisognerebbe restituire prestigio alla politica, onde poter contare non solo sul piano locale e regionale, ma anche e soprattutto sul piano nazionale. Il territorio dovrebbe cercare, in tempi brevi, di esprimere rappresentanti politici in ambito regionale e nazionale, per fare valere le idee e le capacità progettuali del territorio.
6. I giovani spesso sembrano distanti dalla politica e dalla partecipazione attiva nella vita culturale del territorio. Secondo lei, quali sono le cause principali di questo distacco e cosa si potrebbe fare per coinvolgerli in modo concreto?
Risposta: Bisognerebbe restituire valore alla politica e sollecitare quella passione per la politica e quell’interesse e quell’attenzione per la cosa pubblica, che purtroppo sono venuti meno con la fine dei partiti. Questi, in fondo, erano opportunità di incontro e di dibattito, di formazione politica e di impegno.
7. Lei, da intellettuale e promotore di conoscenza, quale ruolo pensa che gli studiosi debbano avere nella vita pubblica del territorio? Devono partecipare attivamente alle scelte locali o rischiano di rimanere marginali?
Risposta: La ringrazio per le belle parole, lei mi ritiene un intellettuale e io la ringrazio per il suo gesto di cortesia, io sono solo un modesto operatore scolastico in quiescenza; mi interesso alla vita del territorio, un territorio che vorrei vedere crescere e ritornare agli antichi splendori. Gli intellettuali, secondo me, potrebbero recitare un ruolo significativo e una funzione molto importante, ma penso che, salvo qualche eccezione, non sempre siano ascoltati.
8. Guardando al futuro del Savuto, quale provocazione le piacerebbe lanciare? Sta davvero sfruttando al massimo le proprie risorse culturali e umane, o rischiamo un lento “accantonamento” delle potenzialità del territorio?
Risposta: È un momento delicato, ma anche importante per il territorio. La nostra realtà potrà cambiare in meglio, se la Cultura tornerà ad essere protagonista. Sia ben chiaro, però, la Cultura con la “C” maiuscola e libera. La vera Cultura e gli intellettuali veri dovranno, secondo me, tornare ad essere protagonisti, per garantire al territorio un nuovo protagonismo.
9. Infine, il suo lavoro sul dialetto e sulla traduzione di Dante ha un evidente valore educativo e identitario. Come pensa che iniziative simili possano contribuire a far crescere nei giovani il piacere della lettura, della conoscenza e della valorizzazione delle proprie radici?
Risposta: Ritengo che l’opportunità di leggere in dialetto i grandi classici possa interessare giovani e meno giovani, possa avvicinarli al dialetto, che come voleva Pasolini è la lingua materna, alle buone letture, e soprattutto potrà restituirli alle radici comuni e alla nostra identità. E, a mio giudizio, radici e identità sono importantissime. Senza di esse si rischia di cadere e di ristagnare nella società liquida, di cui scrive Zygmunt Bauman. A proposito: a fine settimana potremmo ripartire con la traduzione della Divina Commedia dantesca, con il primo canto del Purgatorio. Grazie e un caro saluto ai lettori.(Fg)
Nota della redazione
Con questa intervista al Professore Emerito Eugenio Maria Gallo prosegue il nostro percorso di ascolto delle voci del Savuto. Domani, domenica, ospiteremo l’intervista al sindacalista e scrittore Roberto Castagna, per continuare a raccontare criticità, proposte e prospettive di una Valle che chiede di non essere dimenticata.