Donne protagoniste, fusione dei comuni, lotta allo spopolamento e nuove opportunità tra agroalimentare, turismo e innovazione: la visione di Idapaola per un territorio che vuole crescere.
Funzionaria del Ministero delle Finanze, esperta in discipline economiche e contabili degli enti locali, Idapaola Cerenzia vanta una signiicativa esperienza amministrativa come consigliera comunale e prosegue il suo impegno come coordinatrice del Gruppo Sviluppo Savuto. È inoltre componente di diversi organismi associativi e culturali, oltre a ricoprire il ruolo di segretaria del rinomato Premio Letterario Internazionale “L’eco dei Comuni e delle Comunità”. Convinta promotrice del Comune unico del Savuto, Idapaola Cerenzia si annovera tra quelle donne che perseverano nelle idee, con la convinzione che solo attraverso il rispetto reciproco, il dialogo civile e la pari dignità di genere sia possibile costruire un futuro migliore. Per lei le donne sono già protagoniste nella cultura, nell’economia e nell’impresa, e dovranno esserlo sempre di più per abbattere pregiudizi e barriere ataviche, guidando così l’emancipazione del territorio. Con lei affrontiamo temi cruciali: il futuro dei giovani e degli anziani,.la sida dello spopolamento, il nodo dei collegamenti, le opere incompiute, ino alla prospettiva di sviluppo che possa inserire il Savuto nei circuiti nazionali e internazionali.

INTERVISTA
«Il ruolo delle donne è centrale»
D. Lei si è distinta come donna impegnata nel mondo culturale, associativo e nelle istituzioni. Quale pensa sia oggi il
ruolo delle donne nello sviluppo politico, economico e imprenditoriale del Savuto?
«Le donne nel Savuto hanno già dimostrato, sia all’interno che all’esterno del territorio, di essere protagoniste, spesso con discrezione ma con grande concretezza nei diversi campi disciplinari. Sono loro che portano avanti iniziative culturali di grande rilievo socio-economico, contribuendo a mantenere viva la comunità. Credo che il
futuro debba vederle sempre più coinvolte nei processi decisionali, perché senza la piena partecipazione femminile lo sviluppo rimane incompleto.».
Nessuna candidatura femminile dal Savuto per la Regione
D. In questa tornata elettorale regionale dal Savuto non emerge alcuna candidatura femminile. Secondo lei, quali
sono le cause di questa assenza e cosa signiica per il territorio?
«È un segnale preoccupante, perché dimostra che il cammino verso una piena partecipazione delle donne alla vita
politica è ancora lungo. Nel nostro territorio abbiamo sindache a Paterno Calabro, Santo Stefano, Parenti e Belsito,
segni che qualcosa si muove, ma nessuna igura femminile è presente nelle liste regionali. Le cause vanno ricercate
sia nei retaggi culturali che continuano a frenare la presenza femminile in politica, sia nelle dificoltà concrete di
conciliare lavoro, famiglia e impegno pubblico. A dire il vero, però, anche l’altro genere non è tanto rappresentato: il Savuto, nel complesso, non riesce a esprimere candidature forti e condivise. Questo è un limite serio, perché senza
rappresentanza adeguata il territorio rischia di rimanere ai margini delle decisioni strategiche per il suo futuro.»
«Perseveranza e dialogo civile sono la chiave»
D. Nei suoi interventi richiama spesso valori come resilienza, perseveranza, dialogo civile e rispetto delle idee.
Quanto sono fondamentali questi principi per costruire comunità più forti e coese?
«Sono valori essenziali. Una comunità cresce quando sa ascoltare, rispettare le differenze e costruire progetti
comuni. Perseverare signiica non arrendersi alle dificoltà, il dialogo civile ci aiuta a trovare punti di incontro, e il
rispetto delle idee è la base di ogni convivenza democratica. Senza questi pilastri il rischio è quello di frammentarsi ulteriormente.»
«Il Comune unico è una scelta di coraggio»
D. È una convinta sostenitrice del Comune unico del Savuto. Perché la fusione dei comuni le sembra una scelta
decisiva per il futuro del territorio?
«Perché da soli i piccoli comuni non hanno più la forza per affrontare le side di oggi. Con la fusione possiamo mettere insieme risorse, capacità amministrative e servizi, dando più peso al Savuto nelle relazioni con la Regione e
lo Stato. È una scelta di coraggio, ma necessaria se vogliamo garantire ai cittadini opportunità e diritti.»
«La fusione per contrastare lo spopolamento»
D. Lo spopolamento resta una delle piaghe più serie: perdita di abitanti, relazioni sociali, economia e servizi. In che
modo la fusione può contribuire a contrastare questo processo?
«La fusione non è la bacchetta magica, ma è un primo passo indispensabile e urgente. Se uniamo i comuni,
possiamo progettare strategie condivise per attrarre investimenti, valorizzare le risorse del territorio e creare
servizi più eficienti. Questo può convincere le famiglie a restare e i giovani a non partire, perché si sentiranno parte
di una comunità più solida.»
«Agli anziani servono servizi e socialità»
D. Nei piccoli borghi del Savuto cresce sempre più la domanda di servizi per la popolazione anziana. Quali risposte
concrete dovrebbero dare le amministrazioni locali?
«Bisogna potenziare i servizi domiciliari, creare spazi di socialità per gli anziani e investire sulla medicina
territoriale. Non possiamo lasciare le persone sole. Inoltre, occorre favorire la collaborazione con il terzo settore,
che nei nostri paesi è spesso la realtà più vicina alle esigenze quotidiane.»
«Senza collegamenti non c’è sviluppo»
D. La questione dei collegamenti è cruciale: il Savuto rischia di rimanere isolato. Quali soluzioni vede possibili per rafforzare la mobilità e migliorare l’integrazione con il resto della Calabria?
«Servono infrastrutture moderne, ma anche una gestione più eficiente dei trasporti esistenti. Penso a un sistema di.mobilità sostenibile che colleghi i centri del Savuto con Cosenza e con la costa tirrenica. Non possiamo parlare di sviluppo se non garantiamo collegamenti adeguati per studenti, lavoratori e imprese.»
«Opere incompiute e gestione dei servizi»
D. Nel Savuto esistono opere avviate e mai completate, altre completate ma non avviate, o avviate ma non entrate a
pieno regime. Non è forse vero che oltre a progettare e realizzare esiste anche un problema di gestione, come dimostra l’ospedale Santa Barbara?
«È un nodo cruciale. Il nostro territorio ha spesso visto nascere opere importanti che però non hanno trovato una gestione adeguata, restando a metà o senza reale funzione. Questo genera spreco di risorse e disillusione nei cittadini. Occorre cambiare prospettiva: non basta inaugurare, serve programmare la manutenzione, il funzionamento e la sostenibilità nel tempo. Solo così gli investimenti diventano veri strumenti di crescita e non cattedrali nel deserto.».
«Ai giovani dico: credete nei vostri progetti»
D. Ai giovani del Savuto spesso si presenta il dilemma: restare o partire. Quale consiglio si sente di dare a chi deve decidere il proprio futuro?
«Direi di restare se hanno un progetto da costruire qui, ma di non avere paura di partire se le opportunità altrove sono più forti. L’importante è mantenere un legame con la propria terra, perché anche chi va via può contribuire con idee, competenze e reti di relazioni. Il Savuto ha bisogno dei suoi giovani, dentro e fuori i conini.»
«Agroalimentare, turismo e innovazione: le leve del futuro»
D. Servizi e lavoro sono le chiavi dello sviluppo. Da dove partire per creare nuove opportunità occupazionali? Quali comparti strategici valorizzare per inserire il Savuto nei circuiti nazionali e internazionali? E cosa chiederebbe alla Regione Calabria, oltre a cosa proporrebbe ai nostri governanti locali, per favorire una crescita davvero autopropulsiva del territorio?
«Bisogna puntare su tre direttrici: l’agroalimentare di qualità, il turismo esperienziale legato alla natura e alla cultura, e l’innovazione nei servizi”.
“Il Savuto ha eccellenze enogastronomiche che vanno valorizzate, un patrimonio paesaggistico e culturale che può attirare visitatori, e tante energie giovani che vanno sostenute con formazione e start-up. Alla Regione chiederei più attenzione alle aree interne, politiche di investimento mirate e strumenti per attrarre risorse europee. Ai nostri governanti locali proporrei un patto per lo sviluppo condiviso, che metta da parte i campanilismi e prevalga sempre il bene comune.» (Fg)