Il docente emerito, saggista, critico letterario, scrittore e poeta in vernacolo racconta il nuovo libro dedicato a San Francesco di Paola, a Paterno Calabro e ai Paternesi: un viaggio tra spiritualità, memoria, affetti e appartenenza
PATERNO CALABRO (CS) – Docente emerito di materie letterarie, saggista, critico letterario, scrittore, intellettuale e poeta in vernacolo, il professor Eugenio Maria Gallo rappresenta una delle voci più attente e sensibili della cultura calabrese. La sua produzione attraversa la letteratura, la storia, la spiritualità e la memoria dei luoghi, restituendo particolare dignità alla lingua dialettale, intesa non come espressione minore, ma come autentico patrimonio identitario e culturale. L’Eco della Valle ha avuto il piacere di ospitare – e continuerà a proporre ai propri lettori – alcuni canti della sua traduzione della Divina Commedia in dialetto locale: un’opera originale e impegnativa che ha suscitato interesse e apprezzamento nel mondo della scuola, tra gli studiosi e fra quanti riconoscono nel dialetto la voce più profonda della memoria collettiva. Nel suo nuovo volume, “La Stanza del Santo”, il professor Gallo rivolge lo sguardo a San Francesco di Paola, a Paterno Calabro e ai Paternesi. Non si tratta soltanto di un omaggio letterario e religioso, ma di un intenso ritorno alle origini: ai luoghi frequentati durante la giovinezza, agli affetti familiari, alle amicizie, alla fede ricevuta e custodita nel tempo. La “stanza” evocata nel titolo è, insieme, uno spazio reale e una dimensione interiore: il luogo nel quale la memoria si fa presenza, la storia familiare incontra quella del Santo e il passato torna a vivere attraverso la scrittura. In questa intervista, Eugenio Maria Gallo racconta la genesi del libro, il legame profondo con Paterno e la spiritualità del Taumaturgo paolano, soffermandosi sul valore dell’umiltà, della tradizione e della memoria popolare. Ne emerge il ritratto di un autore che, tornando a Paterno attraverso la parola scritta, non ritrova soltanto il paese della propria giovinezza, ma riabbraccia simbolicamente la sua famiglia, le radici della propria fede e una parte essenziale della sua formazione umana e culturale. La presentazione del volume è in programma per domenica 27 settembre, alle ore17:00 , presso la biblioteca comunale Nicola Misasi – Palazzo Goffredi Paterno Calabro
Segue l’intervista.
Professore Gallo, La Stanza del Santo nasce come un omaggio a San Francesco di Paola, a Paterno Calabro e ai Paternesi. Quando ha avvertito la necessità di trasformare questo sentimento in un libro?
Certo non è facile poter dire quando e come sia nata in me l’idea di fermare in un libro il mio sentimento di amore, nutrito per il Grande Santo di Paola, e la mia simpatia e il mio affetto per Paterno e per i Paternesi. Senz’altro, alla base di tutto c’è stato il bisogno di riconciliarmi con il mio passato, nel senso di riabbracciarlo e di farlo rivivere. E, nel mio passato, il Grande Taumaturgo paolano e Paterno hanno avuto un posto importante e un ruolo fondamentale, sul piano dell’amicizia, della fede e della formazione, nonché della storia della mia stessa famiglia. Penso, infatti, a mio padre che, di continuo, era a Paterno per motivi di lavoro. Penso ai tanti amici Paternesi con i quali, da giovane, ho condiviso, quotidianamente, parte del viaggio in pullman, per recarmi a scuola a Cosenza, e con cui ho condiviso, altresì, l’amore per il calcio, per la politica e per l’impegno politico. Ebbene tutto questo (fede, tradizioni, amicizie, radici, sì per me Dipignanese doc anche radici, in fondo Dipignano e Paterno sono stati e sono sempre un unicum, direi la stessa casa) ha caratterizzato l’infanzia e la mia giovinezza, cui di continuo ritorno con la memoria. Molto spesso, per partecipare alla celebrazione della Santa Messa, ancora oggi, mi reco a Paterno e questo è un segno ben preciso del sentimento che mi lega a questo paese. Non so come sia nata l’idea del libro, ritengo che abitasse in me da tempo. Per darle corpo, forse mancava la giusta concentrazione. Come d’incanto, all’improvviso, nel giugno di quest’anno, ho sentito il bisogno di dare voce al mio sentimento e, così, finalmente l’idea è diventata libro.
Perché ha scelto il titolo La Stanza del Santo? Si tratta soltanto di uno spazio fisico oppure anche di un luogo interiore, custodito nel cuore e nella memoria?
Ho scelto questo titolo per due ragioni essenziali. La prima riguarda il senso di mistero, che accompagna la vita di ogni Santo e, nel caso specifico, la vita di San Francesco di Paola. La seconda è dovuta a ciò, che ha rappresentato nella mia infanzia e anche dopo, nell’intero corso della mia vita, la Stanza del Palazzo in cui, stando ai racconti di mia madre e di mia zia, sarebbe passato il Grande Santo paolano. Non semplicemente un luogo fisico, anche se pure come luogo fisico mi ha sempre incuriosito. Certamente, però, essa è stata ed è per me soprattutto un luogo interiore, quasi l’essenza di quella misura che sta ad indicare il senso della Santità d’una vita espressa in una dimensione familiare, che si fa luogo dell’anima e dimora interiore, ma anche casa d’un tempo, in cui torna a vivere la famiglia insieme con la storia del Santo, mentre la memoria si fa fede e voce del cuore.

Lei frequentava Paterno fin da giovanissimo. Quali ricordi conserva del Santuario, della Grotta, del Chiostro e degli altri luoghi legati alla presenza di San Francesco?
Ricordi bellissimi, che custodisco gelosamente nel mio cuore. Paterno, per me, è San Francesco, tant’è che da bambino ritenevo che San Francesco fosse di Paterno. Lo indicavo, infatti, come San Fracesco di Paterno. I luoghi, segnati dal Suo passaggio e dalla Sua presenza, secondo me, sono segni di una fede viva e testimonianza d’una ineguagliabile dedizione a Dio, luoghi che invitano a riflettere e a meditare, a pregare e a cercare Dio, attraverso San Francesco; sono luoghi di una profonda misura escatologica e, fra questi, un luogo privilegiato, nel senso del mistero e del sacro, secondo me, è la Grotta dove San Francesco viveva i Propri incontri con Dio e le Proprie Estasi. Non a caso, nel libro, l’ho definita la dimensione dell’anima.
Paterno non è soltanto lo scenario del volume, ma una vera geografia spirituale. Quale significato ebbe questo luogo nella vita e nella missione del Santo?
Considerato dall’ottica della fede, Paterno non è semplicemente un centro fisico e geografico, è un luogo dello spirito. Ovunque, a Paterno, si avvertono il respiro del Sacro e la spiritualità del Santo Paolano. Secondo me, San Francesco di Paola trovò in Paterno il luogo ideale per vivere la propria spiritualità e per svolgere la propria missione in favore dei paesi della Presila, della Valle del Savuto e dei centri che scendono verso il Lametino ed oltre, fino a Reggio e in Sicilia. Pensando a quello che era Paterno, al tempo di San Francesco, dal punto di vista della natura del territorio e della realtà fisica dei suoi luoghi, l’ho paragonato a ciò che fu il monte Verna per l’altro grande Santo, San Francesco d’Assisi: un luogo speciale per la preghiera e per l’incontro con Dio.
Nel libro San Francesco emerge come uomo di profonda fede, grande umiltà e immensa umanità. Quale aspetto della sua spiritualità ritiene maggiormente necessario per la società contemporanea?
Sono tanti gli aspetti importanti della vita, della personalità, della spiritualità e della missione di San Francesco di Paola, aspetti fondamentali per una società più giusta, più sana e più cristiana. Quelli, che io ritengo i più importanti, sono l’umiltà e l’obbedienza alla volontà di Dio. La prima (l’umiltà), secondo me, è la profonda disposizione a farsi docile espressione della bontà divina ed è essenziale alla realizzazione della seconda (obbedienza a Dio). Senza l’umiltà, infatti, almeno per come la penso io, non è facile ubbidire a Dio, cioè farsi strumento del Suo cuore, impegnandosi a sentire, a capire e a fare la Sua volontà.
Quanto è importante custodire e tramandare la memoria religiosa e popolare anche quando non è interamente sostenuta da documenti storici? La memoria di una comunità può conservare una propria forma di verità?
Custodire la memoria è importante e necessario. Essa, infatti, a prescindere dalla storicità dei suoi vari contenuti, fa parte delle radici, della tradizione (nel senso identitario) e dell’identità e del geist d’un popolo, che si riconosce in una visione del mondo e della vita che, nella religione e nella religiosità, trovano il senso del proprio essere e del proprio esserci, un senso che, in termini temporali e spaziali, ha per metro la libertà, la giustizia, l’amore, la fraternità, la carità, la solidarietà etc, e in termini di universalità ha come misura l’eterno. La verità, sulla via della tradizione popolare, della speranza e della fede, attraverso la memoria di una comunità, che ha radici cristiane, si fa Verità, quella Verità che è Dio, e come tale, nel senso della propria identità, senz’altro una comunità può e deve conservarla.
Presentare il volume proprio a Paterno, nel luogo in cui San Francesco visse e che lei frequentò da ragazzo, quale emozione suscita? È soltanto un ritorno nei luoghi della giovinezza oppure anche un ritorno alle radici della sua fede e della sua ispirazione?
È una grande emozione, per me, presentare il libro a Paterno, soprattutto perché è un ritorno a casa. Attraverso San Francesco di Paola, io in fondo ritorno alla mia famiglia, a casa mia. Un tempo, i Santi li si sentiva vicini e presenti come i propri familiari, anzi erano sempre presenti in famiglia, se ne parlava così come si parlava dei propri antenati. Se ne parlava sempre e si cresceva con l’idea che essi fossero sempre accanto a noi, in casa con noi. In effetti, per chi crede, è così. Ma in passato, forse, li si sentiva presenti in casa più di oggi. A quel tempo, che è anche il tempo vissuto nella mia famiglia di origine, io ritorno col mio libro, ritorno alle mie radici, che sono anche le radici della mia fede e dell’ispirazione che ha dettato questo mio lavoro, per mezzo del quale, riconciliandomi con il mio passato, torno a viverlo, riabbracciando la mia famiglia d’origine, attraverso San Francesco di Paola, e San Francesco di Paola attraverso la mia famiglia.
Professore, dopo tanti anni, è tornato a Paterno attraverso la scrittura: ha ritrovato il paese della sua giovinezza oppure ha scoperto un luogo nuovo, trasformato dalla memoria e dal tempo?
I luoghi della memoria restano sempre uguali, perché li si guarda attraverso gli occhi del tempo con cui li si è incontrati e conosciuti. Certo Paterno è cambiato nel proprio aspetto esteriore e tante cose non sono più le stesse. La sua identità, però non è mutata, ciò che è identitario si arricchisce, ma nella sua essenza non muta. Un paese è fatto di luoghi e di storia, di tradizioni e di memoria, di persone e di valori radicati nella comunità. E Paterno di valori ne ha avuti e ne ha tanti. In primis la figura di San Francesco, i Suoi luoghi, la Sua storia e il Suo messaggio. A Paterno torno sempre volentieri e, con piacere, vi sono tornato col mio libro per esprimergli la mia gratitudine per tutto quello che mi ha dato e continua a darmi.(Francesco Garofalo – Francescogarofalo@unicz.it)