Dal padre Salvatore, ideatore di “Rostema”, all’attualità delle fusioni comunali: riflessioni su giornalismo, cultura e futuro del Savuto.
Medico, giornalista, figlio d’arte, Ciro Oddo riflette sul valore delle fusioni comunali, sul ruolo dell’informazione e sull’urgenza di una nuova cultura del territorio.Ciro Oddo è un appassionato della notizia, del giornalismo vero: quello che informa, apre orizzonti, pone domande e racconta i fatti con onestà intellettuale, previa verifica delle fonti. La sua passione affonda le radici nella famiglia paterna, grazie alla figura del padre, Salvatore Oddo, penna lucida, lungimirante e onesta, che dalle colonne de Il Mattino (e non solo) raccontava il comprensorio del Savuto, la Calabria, le sue contraddizioni, le sue speranze di sviluppo e le persistenti arretratezze, sempre senza peli sulla lingua. A lui si deve “Rostema”, la prima intuizione concreta di unire le forze istituzionali dei comuni a sud di Cosenza. Un’idea di fusione pensata come strumento di crescita civile e culturale, in linea con l’esperienza della nascente città di Lamezia Terme, frutto della fusione dei comuni di Sambiase, Nicastro e Sant’Eufemia. Una realtà oggi divenuta un centro di interesse regionale grazie alla sua posizione strategica e allo sviluppo realizzato negli anni. Una crescita che conferma come puntare su fusioni tra territori omogenei e contigui possa essere una scelta utile e attuabile. Ciro Oddo, da giovane, ha respirato l’aria della verità e della scrittura grazie alla penna del padre. Pur avendo intrapreso un altro percorso nella vita — è medico, oggi in quiescenza — non ha mai reciso il legame profondo con la sua amata Rogliano. Vive a Roma, ma la “roglianesità” la celebra in ogni occasione. Noi de “l’Eco della Valle” siamo sempre lieti di ospitare le sue riflessioni, che ci offre con spirito di servizio, senza alcun fine di lucro, ma solo per generosità verso una terra che ha sempre più bisogno di cultura, innovazione, idee, talenti e di risorse ben spese e ben gestite. Con il dott. Ciro Oddo affronteremo oggi il tema del giornalismo come strumento di verità e impegno civile, il valore delle radici e l’attualità delle fusioni comunali per lo sviluppo del territorio.
1. Ciro, come nasce la tua passione per il giornalismo, e quanto ha inciso la figura di tuo padre, Salvatore Oddo, nel tuo modo di osservare e raccontare la realtà?
R. Fra i giornali ci sono nato. La passione ed il gusto per il giornalismo non mi sono venuti , sono nati con me. Un volta i genitori quando procreavano trasmettevano non solo i caratteri somatici, ma ci mettevano pure, senza volerlo, l’anima per influenzare le passioni, la volontà di fare, la fermezza del carattere di chi si affacciava alla vita. Spesso ci riuscivano. Si cominciava a fare il genitore già prima dell’evento nascita e si diventava grandi quando si era ancora piccoli. Mio padre non mi ha imposto nulla ma con il suo modo di fare mi ha mostrato il valore della verità. Quale migliore palcoscenico per la vita del giornalismo di verità. Verità della notizia e certezza della fonte. Giornalismo di verità come modello di professionalità e condotta di vita. Certo che la figura di mio padre ha inciso sulla mia condotta nel raccontare la realtà. Ha inciso e tanto. Specie quando giornalisticamente, ancora studente, ho diffuso studi e ricerche originali di alto interesse scientifico, medico per l’esattezza. E quando con mio fratello abbiamo dato vita ad iniziative editoriali scientifiche che hanno riscosso successo ed ammirazione: “Conviva Medica”, “L’Intervento”, “Medicina italiana”, “Convivia Odontostomatologica” E qui, di fronte alla scienza, la verità della notizia e la certezza della fonte hanno assunto ed assumono da sempre ma non sempre un ruolo preponderante. Si, la sua figura ha pesato sulla mia condotta e ne sono ben lieto.
2. Tuo padre è stato tra i primi a immaginare “Rostema”, un progetto visionario di fusione tra comuni del comprensorio a sud di Cosenza. Cosa pensi oggi di quell’idea? È ancora attuale?
R.Rostema: mio padre non fu fra i primi a pensarla. Fu il primo a pensarla ed a sostenerne l’idea. Io fui il primo al quale trasmise il suo pensiero. Poi, non essendo ancora iscritto all’Università, seguii l’evolversi dell’iniziativa in tutte le sue fasi. Ne parlò per primo con l’allora sindaco di Rogliano, l’On. Buffone, che da politico accorto e da sindaco ancora più appassionato, comprese subito il valore dell’iniziativa e la sostenne. La sostenne veramente, tanto da dire che pur di realizzarla sarebbe stato disposto a farsi da parte. Altro che campanilista. Altro che i sindaci di oggi. Una idea ancora attuale? Facciamo leggere uno qualunque dei suoi articoli senza dire la data della loro pubblicazione e poi domandiamo al lettore se il contenuto dello scritto potrebbe oggi essere ritenuto fattibile. Nessuno dirà che l’argomento è superato e non attuale. Sono pronto a scommettere pur non avendolo mai fatto.
3. Dal tuo osservatorio romano, come percepisci l’evoluzione della tua Rogliano e più in generale del Savuto? Cosa è cambiato, e cosa invece sembra essersi fermato?
R. Il mio osservatorio romano: ho appena scoperto che il vivere a “centinaia di km di distanza” da fastidio a qualche rappresentante comunale che non riesce a comprendere il senso di “roglianesità” e l’interesse per il Savuto che abbiamo risvegliato. Svegliarsi. Svegliarsi da un lungo torpore: ecco cosa manca alla nostra classe dirigente locale. Cadono le braccia di fronte ad amministratori che fanno considerazioni del genere. Evoluzione di Rogliano? Forse è più appropriato parlare di involuzione. Dov’è più quel paese che nelle cronache degli anni 70 veniva descritto come “riverniciato a nuovo” e “profumato di pulito”? E’ di questi giorni una polemica sull’igiene del paese. Si è parlato di “situazione vergognosa”. Tutto ciò che è cambiato è cambiato in peggio fino al punto da far diventare il nostro paese, una volta centrale, la periferia/dormitorio di Piano Lago. Non c’è una strategia di sviluppo. C’è una apatia del declino. Ed infatti si è fermata la corsa, avviata negli anni ’70, verso il decollo del paese con il suo sviluppo urbanistico ed imprenditoriale verso Piano Lago. Il programmato allungamento del rettifilo di Piano Lago fino a Rogliano avrebbe ridotto le distanze ed avrebbe indotto un vero decollo di tutto il comprensorio. Ne è risultato un impoverimento di Rogliano ed un arricchimento, senza colpa, di Mangone. Non è forse vero?

4. Secondo te, perché le fusioni tra comuni — pur essendo state sperimentate con successo altrove — trovano ancora tanta resistenza nei nostri territori?
La risposta è una sola: la parrocchia o, se preferisci, il campanile o, meglio ancora, la sopravvivenza politica. Di tutti, non dell’uno o dell’altro amministratore. Finora si è detto che l’ostacolo principale alla conurbazione di Cosenza-sud veniva da Mangone con Piano Lago al cui sindaco è stato attribuito il concetto del “non diamo ad altri ciò che è nostro”. Ma non è’ così. L’attuale sindaco Berardi ha mostrato di avere idee chiare in proposito ed una certa lungimiranza politica. Non basta dire: favorevoli o contrari. Bisogna mettersi a tavolino e stabilire di comune accordo patti e condizioni. Di recente Berardi ha infatti dichiarato di concordare sulla “necessità che i nostri borghi avviino delle politiche di interazione e di collaborazione”. Ecco, lavoriamo tutti su questa direzione. Prima o poi la spunteremo.
5. Se dovessi indicare tre priorità per rilanciare culturalmente e socialmente l’area del Savuto, quali sarebbero?
R.Sarò breve. Rilancio culturale e sociale della Valle del Savuto è possibile solo con l’accorciamento delle distanze: completamento strada Medio Savuto e costruzione strada Marzi-Piano Lago, fusione dei comuni ormai irrinunciabile, rilancio complesso S. Barbara come polo universitario e quindi centro di diagnosi, cura e RICERCA.
6. Come medico, hai avuto uno sguardo privilegiato sulla salute pubblica e sui bisogni della collettività. Cosa potrebbe offrire un territorio unito e ben organizzato in termini di sanità e servizi?
R. Sanità e servizi sono le basi della vita sociale. La sanità italiana sappiamo tutti in quale stato si trovi e finchè essa non verrà ricostruita a misura d’uomo le cose non cambieranno. Purtroppo la figura e la dignità del medico sono state svilite e spersonalizzate, paradossalmente, dai mezzi informatici. Il medico non è più visto come un referente, un amico, , ma solo come un tizio che sta dietro ad un computer, come un impiegato dietro lo sportello, per prescrivere farmaci ed esami. Ma questa non è responsabilità di Rogliano o di Mangone. E’ il medico di tutta Italia che si trova incolpevolmente confinato in questa posizione. Certo la riapertura dell’Ospedale a Rogliano restituirebbe al paese un ruolo fondamentale nella ricostruzione di rapporti sociali e culturali oggi affievoliti. Una struttura legata all’Università sarebbe infatti centro di diagnosi, cura, ricerca ma anche prevenzione ed educazione sanitaria che tanto valgono oggi. L’utenza richiede, ed a ragione, un riferimento sanitario umano degno di questo nome e non una macchina.
7. Torni spesso a Rogliano e mantieni vivi legami profondi con la comunità. Quanto conta, secondo te, il senso di appartenenza per costruire un futuro migliore?
R. Non si costruisce il futuro se non si mantiene e difende il senso di appartenenza.
8. Sei un esempio di “servizio civile spontaneo”, offri il tuo contributo culturale gratuitamente e con passione. Cosa ti spinge a continuare, anche oggi, questo percorso di testimonianza e impegno?
R. Non sono e non mi sento affatto un esempio di “servizio civile spontaneo”. Offro il mio contributo, per quanto può valere, perché per un medico e per un giornalista ciò è un obbligo morale e civile. Alle Università la prima materia che andrebbe studiata – ma non è così – è la deontologia professionale intesa soprattutto come rispetto per la materia e per gli operatori che la esercitano. Il medico ed il giornalista sono funzioni che non si possono esercitare senza passione, impegno ma solo come testimonianza di “servizio civile spontaneo”. Per sempre.
9. Il giornalismo oggi è in crisi, tra fake news e superficialità. Qual è, secondo te, la vera funzione del giornalista oggi? E quale consiglio daresti a un giovane che vuole intraprendere questa strada?
Ritengo che il nemico numero uno del giornalismo, ma anche della medicina, sia proprio la superficialità. Un medico superficiale non è un medico. Un giornalista superficiale non è un giornalista. La notizia certa, non immaginata, e la fonte ancor più certa, verificabile, sono i cardini del giornalismo come lo intendo io. Seguendo queste regole, in 45 anni di iscrizione all’Ordine più vari anni prima, non ho mai avuto una smentita né mai ho dovuto pubblicare una rettifica. Mi chiedi della funzione del giornalista oggi: è quella di ieri ed è quella di domani. Informare. Diffondere la verità. Con correttezza e rispetto del lettore. A chi si appresta alla professione posso dire solo di ottemperare sempre a queste poche regole con la consapevolezza di esercitare un ruolo fondamentale nella società. Ad un giovane, in un mondo di lupi, dico semplicemente non in bocca al lupo ma di guardarsi sempre le spalle.
Si ringrazia Ciro Oddo per la disponibilità.
— Intervista a cura del direttore de L’Eco della Valle, Francesco Garofalo