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Incendi al cantiere dell’Ospedale della Sibaritide, Molinaro: “Sanità sotto attacco, ma non ci faremo intimidire”

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Il presidente della Commissione Antindrangheta della Calabria lancia un appello alla mobilitazione civile e istituzionale: “Difendere l’ospedale è difendere il diritto alla salute”

Due incendi in 24 ore, nello stesso punto e con le stesse modalità, non possono essere semplici coincidenze. Siamo di fronte a un possibile tentativo di sabotaggio che va stroncato sul nascere con determinazione e fermezza istituzionale”. Con queste parole, Pietro Molinaro 8 nella foto), presidente della Commissione Consiliare Antindrangheta della Regione Calabria, denuncia con forza i gravissimi episodi avvenuti nel cantiere dell’ospedale della Sibaritide. Una duplice azione incendiaria, che non può non destare sospetti, ha colpito una delle opere più attese e simboliche per il territorio. Per Molinaro, non si tratta solo di un attacco a un’infrastruttura, ma di un gesto che mira a colpire un diritto costituzionale: quello alla salute. “Le fiamme che si alzano su un ospedale in costruzione – afferma – bruciano anche fiducia, aspettative, futuro. È una ferita aperta nella dignità di un’intera comunità”. Molinaro esprime solidarietà ai lavoratori impegnati nel cantiere e vicinanza alla popolazione della Sibaritide, che attende da anni la realizzazione di un presidio sanitario fondamentale. E aggiunge: “Se qualcuno pensa di rallentare o condizionare la costruzione dell’ospedale, troverà un muro di legalità”. Il presidente della Commissione Antindrangheta invoca una reazione corale, non solo giudiziaria, ma anche civile e istituzionale. “Serve una risposta visibile, unitaria e intransigente: Stato, Regione, enti locali, associazioni e cittadini devono unirsi in una resistenza civile, fatta di trasparenza, legalità e azione rapida”.

Molinaro annuncia anche il suo impegno per l’attivazione immediata di un presidio permanente di sicurezza presso il cantiere. Sottolinea inoltre il ruolo della Regione Calabria, con il presidente Roberto Occhiuto in prima linea, che ha già attivato stringenti protocolli di legalità in sinergia con il Ministero dell’Interno e le forze dell’ordine. “È proprio perché il sistema di vigilanza funziona – conclude – che dà fastidio a chi è abituato ad agire nell’ombra. Ma chi ha acceso quelle fiamme sappia che non c’è intimidazione capace di spegnere la volontà di curare, costruire, rinascere. Qui non c’è solo una struttura da difendere, c’è una comunità intera da proteggere”.