Frustrazioni, maldicenze e minchionerie riciclate: il fast food mentale del nostro tempo.
Umberto Eco lo aveva detto chiaramente: “I social hanno dato diritto di parola a legioni di imbecilli”. Non che l’imbecille sia una scoperta recente: esiste da sempre e, in fondo, appartiene alla grande commedia umana. C’è persino l’imbecille innocuo, quello che si perde nei suoi pensieri o ripete proverbi sbagliati senza far male a nessuno.
Il problema nasce quando l’imbecille non si limita più a restare tale, ma si trasforma in portatore di una nuova sindrome del nostro tempo: l’Imbecillité.
Che cos’è l’Imbecillité
Il termine non lo troverete nei vocabolari ufficiali, ma il significato è lampante. È un neologismo satirico che deriva da imbecillus (debole di mente) con il suffisso francese -ité, che indica una qualità o condizione. Traduzione: la condizione permanente di chi, da imbecille, produce e consuma contenuti imbecilli. Non si tratta dunque di un individuo isolato, ma di un fenomeno collettivo: un vero stato di malattia sociale, che si manifesta in modo compulsivo e contagioso.
Come si riconosce
Un contenuto di Imbecillité si distingue facilmente: è ripetitivo e ossessivo, è carico di sensazionalismo, ma povero di verifiche,
prende di mira persone e fatti con attacchi gratuiti, senza fondamento, si limita a riprodurre messaggi già circolati, con le stesse immagini e due parole cambiate. La sua espressività è sempre stitica di contenuti, ma al tempo stesso ricca di diarrea parolaia: poca sostanza, tanto rumore.

Effetti collaterali
L’Imbecillité non vuole il cambiamento, non migliora le condizioni, non porta analisi. Si limita a macinare veleni, a nutrire maldicenze e a diffondere minchionerie varie. I suoi effetti collaterali sono noti:
riduce la capacità critica, crea dipendenza da like e slogan, corrode il dibattito pubblico, genera l’illusione di poter condizionare l’opinione pubblica con chiacchiere e malevolenze.
Una nota di ottimismo
Fortunatamente i non-imbecilli restano la maggioranza. Con obiettività e saggezza distinguono i fatti dalle chiacchiere, le notizie reali dalle mistificazioni. Così, anche se l’Imbecillité continuerà a diffondersi come un virus, avrà sempre lo stesso destino del pettegolezzo da cortile: molto chiasso, poca sostanza.
Il vero pericolo, però, è che l’Imbecillité non danneggi solo chi la produce o la consuma, ma avveleni la società intera, minando fiducia, confronto e convivenza civile. Ecco perché conviene ribadirlo: se conosci l’Imbecillité, evitala.
Nuoce gravemente non solo a chi ne è affetto, ma anche a chi è costretto a subirne gli effetti dall’esterno. (Fg)