La bocciatura della proposta di reintrodurre il voto di preferenza riapre una questione fondamentale: chi deve scegliere i parlamentari, i cittadini o le segreterie dei partiti?
I partiti sono pilastri della democrazia, ma la loro funzione costituzionale è quella di favorire la partecipazione dei cittadini, non di sostituirsi ad essi nella scelta dei rappresentanti.
È vero che il voto di preferenza, nella storia italiana, ha conosciuto anche fenomeni di clientelismo e tentativi di condizionamento da parte della criminalità organizzata. Tuttavia, proprio perché rende visibile il consenso personale di ogni candidato, introduce un importante elemento di trasparenza: eventuali concentrazioni anomale di preferenze possono essere analizzate e approfondite dagli organi competenti. La risposta alle infiltrazioni non dovrebbe essere limitare la scelta dei cittadini, ma rafforzare i controlli e la legalità.
Sul piano sociologico, ridurre gli spazi di scelta rischia di aumentare la distanza tra cittadini e istituzioni, alimentando astensionismo, sfiducia e disaffezione verso la politica.
La vera domanda resta dunque aperta: una democrazia è più forte quando i rappresentanti sono scelti direttamente dagli elettori o quando vengono selezionati principalmente dalle segreterie dei partiti? Da questa risposta dipende anche la qualità del rapporto di fiducia tra il popolo e le sue istituzioni.
