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Egidio Bruno : Il futuro del Savuto passa dalla fusione e dal coraggio dei giovani

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A Piano Lago l’imprenditore e componente del Comitato per il Comune unico racconta la sua scelta di restare, investire nella propria terra e scommettere sul rilancio del comprensorio.

Oggi, a Piano Lago – territorio che presenta una vasta area urbanizzata, con servizi, centri commerciali e piccole e medie industrie sorte nell’agglomerato industriale su cui diverse amministrazioni comunali hanno competenze territoriali – incontriamo Egidio Bruno, giovane imprenditore del Savuto, titolare di un centro medico sportivo e componente del Comitato per l’istituzione del Comune unico. Un giovane determinato, coraggioso e con le idee chiare sul da farsi per avviare nuovi processi di sviluppo del comprensorio. Bruno ha scelto di restare e di investire nella propria terra, convinto che la fusione possa rappresentare un’occasione di crescita per l’intero territorio. L’intervista che segue rientra nel ciclo dedicato al Savuto, alle sue criticità, alle sue virtù e ai modelli di sviluppo che si intendono portare avanti per il bene delle comunità.

D. Spesso si dice che i migliori giovani del nostro territorio vadano via per cercare opportunità altrove. Secondo te, è davvero così inevitabile?
R. Non è inevitabile, ma di sicuro è molto difficile. Ciò che ha reso possibile la mia permanenza è stato senza dubbio il sostegno della mia famiglia, a cui sono grato per avermi protetto nella crescita e accompagnato nei momenti più delicati dell’ingresso nel mondo del lavoro.

D. Da giovane che ha scelto di investire qui, quali motivi concreti e quali prospettive indicheresti ai tuoi coetanei per convincerli a scommettere sul Savuto?
R. Il motivo che mi ha spinto a resistere e puntare sul Savuto è stata sicuramente la mia “capu tosta”. Scherzi a parte, l’idea di dovermi arrendere a un destino già scritto, secondo cui da qui bisogna andare via perché “non c’è niente”, mi è sempre stata stretta.

Ho deciso di puntare su ciò che mi piaceva, trasformando la mia passione per lo sport nel lavoro di oggi: un centro che si occupa di prevenire e curare le malattie croniche non trasmissibili. Il mio consiglio è: capite ciò che vi piace e lavorate per diventare esperti, facendo gavetta, studiando e magari svolgendo altri lavori nel frattempo, ma senza mollare.

Se poi il percorso porterà fuori dalla Calabria va bene, ma non bisogna scegliere quella strada perché inevitabile, bensì solo se naturale. La Calabria ed il Savuto siamo noi: se noi abbandoniamo il territorio, sono essi a perdersi, non noi!

D. Dal punto di vista delle politiche giovanili, quali benefici concreti potrebbe generare la fusione dei Comuni per i giovani del comprensorio?
R. Premessa: sono favorevole alla fusione. Come tutte le questioni complesse, bisogna però scendere nel dettaglio. La fusione in sé non risolve i problemi per magia, ma può farlo laddove l’ampliamento dei confini e l’abbattimento dei vecchi campanilismi portino a un miglioramento della classe dirigente.

Gli enormi benefici economici e di politica industriale sono evidenti, considerando che il nostro territorio è già interconnesso: io stesso lavoro a Piano Lago Mangone ma risiedo a Marzi.

Sul piano giovanile, il primo beneficio tangibile sarebbe l’aumento delle possibilità di restare nel proprio territorio fino al termine degli studi. Un Comune di vasta area, ben amministrato (e ci tengo a sottolinearlo), potrebbe creare un ambiente virtuoso dove studiare, lavorare e mettere su famiglia senza doversi allontanare contro la propria volontà.

D. In un territorio che soffre di spopolamento e carenza di opportunità, pensi che la fusione possa diventare un volano per l’occupazione e l’imprenditoria giovanile?
R. Lo spopolamento e l’emigrazione al nord colpiscono tutto il Sud Italia e vanno gestiti da organi più grandi di una semplice fusione comunale. Basti pensare che ogni anno una città come Taormina, fatta di soli under 30, lascia l’Italia.

Detto ciò, un Comune sotto i 3000 abitanti ha molte meno chance di attrarre investimenti e opportunità rispetto a uno da 10.000. La ragione è semplice: dove c’è lavoro le persone restano, spendono i propri soldi, creano famiglie. Non si può vivere soltanto di “cultura”.

D. Il Comune unico potrebbe diventare un’occasione per modernizzare servizi e infrastrutture digitali. Quali investimenti tecnologici ritieni prioritari per trattenere i giovani e rendere più competitivo il territorio?
R. Avere istituzioni con una solida impalcatura informatica aiuterebbe molto. Basterebbe copiare, integrare e adattare alcune scelte tecnologiche già attive in città del Nord per ottenere enormi risultati nella vita quotidiana, lavorativa e non solo.

Un esempio? Prenotare corse di bus leggeri elettrici destinati alla mobilità interna del nuovo Comune tramite app, con pagamento elettronico e tracciamento. Facile, veloce ed ecologico.

D. Transizione ecologica ed energie rinnovabili sono sfide cruciali. Pensi che un Comune unico possa avere più forza per attrarre investimenti in questi settori e garantire benefici concreti alla comunità?
R. Assolutamente sì. I grandi player dell’energia (Enel, A2A, Edison, Eni Plenitude, ecc.) e i fondi per la transizione ecologica tendono a concentrare gli investimenti su aree urbane medio-grandi o progetti industriali: grandi parchi fotovoltaici, eolici, smart grid, mobilità elettrica urbana, comunità energetiche in contesti universitari o industriali.

Nei piccoli Comuni, invece, gli investimenti diretti sono rari, salvo progetti pilota legati a bandi pubblici. Un’area più vasta, ben gestita, potrebbe diventare attrattiva, anche se non per i colossi, di certo per aziende serie e interessate.

D. Quali sono, secondo te, le principali resistenze che rallentano il percorso verso la fusione e come si potrebbero superare con il coinvolgimento dei cittadini e delle istituzioni?
R. Le principali resistenze sono tre: i vecchi campanilismi, l’autoconservazione politica di alcuni amministratori e la scarsa informazione, chiara e capillare.

Per le prime due si può fare poco, ma si può agire sul terzo aspetto: andare tra la gente, spiegare i vantaggi con numeri, esempi virtuosi e testimonianze concrete. La fusione non deve essere una scelta ideologica, ma una decisione basata sulla possibilità reale di migliorare la qualità della vita dei cittadini.

D. Quali dovrebbero essere, secondo te, le priorità per il territorio del Savuto? Se dovessi stilare una classifica, cosa inseriresti ai primi tre posti?
R. Guardando il territorio del Savuto – borghi medio-piccoli, colline, agricoltura, spopolamento e necessità di rilancio – le priorità devono intrecciare transizione ecologica, sviluppo locale e qualità della vita.

Ecco la mia classifica:

  1. Energia e Comunità Energetiche Rinnovabili (CER)
    Creare una rete di comunità energetiche tra i Comuni del Savuto: pannelli fotovoltaici su scuole, municipi, palestre, terreni inutilizzati. Questo riduce le bollette dei cittadini e rende il territorio più attrattivo. Ci sono tanti spazi agricoli abbandonati che potrebbero ospitare micro-impianti. L’obiettivo è puntare sull’autonomia energetica, trattenendo valore sul territorio.
  2. Mobilità sostenibile e connessioni
    La valle è mal collegata. Per attrarre giovani, turisti e imprese serve una mobilità interna efficiente.
    • Piste ciclabili e greenway lungo il fiume Savuto.
    • Migliorare i collegamenti con Cosenza e Catanzaro tramite bus elettrici o navette a idrogeno/ibridi.
    • Potenziare trasporto scolastico e sanitario con mezzi sostenibili.
  3. Agricoltura di qualità e filiere corte (Green Economy)
    Il Savuto vanta un patrimonio agricolo e vinicolo (vino Savuto DOC, olio, castagne, fichi, ecc.) ma serve più valorizzazione commerciale e trasformazione locale. Bisogna sostenere cooperative agricole, mercati locali, produzioni biologiche e marchi territoriali. Le aziende agricole vanno integrate nella transizione ecologica, con pannelli solari, irrigazione intelligente e agrivoltaico.