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I piccoli Comuni ai tempi del Covid-19 di Francesco Garofalo (sociologo)

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La Pandemia ha dimostrato come i governi locali dei Piccoli Comuni non appartengano a un Dio Minore. Hanno pari onorabilità  e funzione in difesa della salute e della dignità umana e sociale. Meritano rispetto e vanno incentivati con risorse, sostegno istituzionale e fiducia. Girare la testa al momento delle consultazioni amministrative, ritenendo che non valga la pena impegnarsi nel  governo dei piccoli Comuni è un atto di superbia che  affievolisce i processi di crescita democratica e di sviluppo socio culturale delle comunità. Il disimpegno, l’indifferenza  incentivano i mali e le sofferenze che vivono le nuove democrazie, limitate nella partecipazione e nel controllo degli atti pubblici; l’indifferenza e il disimpegno  non aiutano ad affrontare e  superare le emergenze che si presentano a livello temporale. Gli uomini e le donne dotate di buona volontà, in possesso di capacità, titoli e meriti non si tirino indietro ma diano il proprio contributo per migliorare le condizioni di governo e di vita dei piccoli Comuni.  Il dramma che vivono le comunità dimostra  come la vita stessa di una  comunità sia strettamente legata a quella del singolo e viceversa. Nessuno potrà tirarsi indietro e dichiararsi indipendente dalla Pandemia.

L’Italia si governa dal basso, iniziando dai  piccoli Comuni, sparsi sull’intero territorio nazionale. Si individuano  in  ogni luogo e in essi sono custoditi culture, tradizioni, arte che hanno corredato di  luce e colori questa nostra bella Italia.  Il numero  è elevato: i piccoli Comuni ammontano complessivamente a 5.488 e  rappresentano il 69, 43 per cento dell’intero sistema dei comuni italiani. Rappresentano per storia sociale e ruolo svolto,  il  vero volto  della civiltà della penisola: in essi sono  custodite le migliori opere espresse dal talento umano, le origini di ciò che siamo stati e siamo. I Comuni, con il loro governo locale, con la loro autonomia statutaria, con le competenze conquistate, impresse nella Carta Costituzionale e soprattutto nella cultura sociale, raffigurano il cuore pulsante del vivere insieme e del  condividere in comune le peculiarità di un territorio.   Il Comune  appartiene al sentire  comune e in quanto tale ciascun individuo, in modo diverso, ne  salvaguarda l’identità e le tipicità anche quando, per motivi di lavoro, di studio o di famiglia si trova a risiedere fuori dai suoi confini istituzionali;  fa parte dell’uomo ed è ereditato,  impresso nel  DNA al pari del materiale contenente le informazioni che si trasmettono da una generazione all’altra. La comunità locale  contribuisce  nella costruzione dell’identità del  “paesano” il quale  a sua volta veicola all’altro i valori  che si perpetuano nel tempo nella collettività.

I piccoli Comuni, nati prima dello Stato democratico, nel tempo hanno assunto nuove funzioni, ampliato le  diverse competenze, specializzato i propri compiti. Nei piccoli Comuni si intravedono gli effetti positivi  della sussidiarietà e della solidarietà che hanno contraddistinto e contraddistinguono i valori impressi nella coscienza collettiva.

Oggi i Piccoli Comuni fanno fatica a sopravvivere: molti soffrono gli effetti dello spopolamento, sono ridotti per demografia ed i bilanci degli enti languono, mettendo  a repentaglio la funzionalità e l’efficienza dei servizi erogati in favore della popolazione.

Tutto ciò comporta una sofferenza nella gestione quotidiana della vita amministrativa e sovente bisogna ricorrere al talento, alla creatività degli amministratori per garantire la sopravvivenza stessa dei servizi. Hanno conquistato sempre maggiori competenze ma non sempre hanno  ottenuto dal governo centrale quel rispetto che meritavano e meritano: spesso  hanno dovuto fronteggiare avversità che mettevano a repentaglio la loro stessa sopravvivenza, obbligandoli ad effettuare scelte imposte dall’alto non ubbidienti ai valori su cui si fonda il loro essere ente locale, dotato di  potestà amministrativa e normativa.

I Piccoli Comuni d’Italia  hanno saputo difendere le proprie radici, la propria storia, le proprie identità, ponendosi come  presidi di libertà, di democrazia, di scuola valoriale per le nuove generazioni e quindi come vera e propria agenzia di trasmissione dei valori fondanti della comunità rappresentata.

Oggi più che mai, in tempi di Coronavirus, di sofferenze e lutti seminati dalla diffusione del Covid-19,   si è toccato con mano il significato profondo e nobile di cosa rappresenti il governo locale, di cosa rappresentino i Piccoli Comuni nell’innalzare barriere per intralciare l’espandersi della pandemia.  L’infezione, la paura del contagio,  hanno fatto emergere come sia importante selezionare una classe dirigente all’altezza del compito,  come sia fondamentale avere  alla guida dei piccoli Comuni, uomini e donne  preparati e consapevoli del  delicato ruolo che assumono nell’ordinamento italiano.  Il Sindaco è, infatti, organo monocratico a capo del governo del Comune nonché  autorità sanitaria locale. In questa veste, ai sensi dell’art. 32 della legge n. 833/1978 e dell’art. 117 del D.Lgs. n. 112/1998, può anche emanare ordinanze contingibili ed urgenti, con efficacia estesa al territorio comunale, in caso di emergenze sanitarie e di igiene pubblica. E’  uno degli organi di governo del comune, assieme alla giunta comunale e al consiglio comunale. Il sindaco, detto anche primo cittadino,  oltre che organo del comune è, al contempo, organo locale dello Stato; quando agisce in tale vesti, si dice che agisce quale ufficiale del Governo. Al fine di eliminare gravi pericoli che possano minacciare l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana, possono adottare provvedimenti in qualità di autorità locale di pubblica sicurezza laddove manca il capo dell’ufficio di pubblica sicurezza del luogo.

La Pandemia, le misure intraprese per contenere  e contrastare la diffusione del Virus, la precocità e la qualità delle ordinanze emesse dai primi cittadini, ha fatto la differenza sul piano della prevenzione e della riduzione delle sofferenze e della mortalità.

La Pandemia, in sintesi, sollecita tutti e tutte a riflettere come sia fondamentale esprimere, nei momenti elettorali, personale politico amministrativo che abbia la cultura necessaria e l’esperienza indispensabile atta ad amministrare in modo trasparente, lineare e lungimirante  i governi locali.

Mai come in questo periodo storico  si è reso visibile, toccabile il valore e il significato che assume il governo  locale sul piano della salvaguardia e la tutela dei cittadini: un’ordinanza, un programma messo in atto con solerzia ha  contribuito a ridurre il contagio; i ritardi, invece, i tentennamenti, le omissioni o peggio ancora le copertura, hanno di contro, incentivato la diffusione della Pandemia e le sofferenze individuali, familiari e collettive ad essa legate.

I piccoli Comuni hanno, con il loro personale politico amministrativo, saputo rispondere alle emergenze, mettendo in risalto il valore della solidarietà e della sussidiarietà. Ai Sindaci, agli amministratori ed ai consiglieri va dato atto del servizio svolto in prima linea .

Tuttavia da questa Pandemia emerge una lezione che è rivolta, anzitutto, a coloro che girano la testa quando si arriva al momento di individuare le candidature  per guidare i  Piccoli Comuni e per comporre le liste elettorali.

Molte persone capaci, intellettualmente avanzate al momento delle consultazioni amministrative preferiscono non impegnarsi in prima persona,  snobbando  l’alto significato attribuito dalla storia e dal buon senso alle autonomie locali, ai Piccoli Comuni che mai come oggi hanno fatto emergere, alle nuove generazioni, il valore che assumono in difesa della salute, dell’igiene pubblica, dell’ordine pubblico e della sicurezza della comunità e del territorio. Riflettiamo tutti in Comune.( Francesco Garofalo-sociologo)

RegioneNUMERO COMUNIValori percentuali dei
comuni < 5.000 ab.
comuni
< 5.000 ab.
comuni
5.000 ab.
totale
comuni
% sul totale
dei comuni
della regione
% sui 5.488 comuni
< 5.000 ab.
Abruzzo2515430582,30%4,57%
Basilicata1032813178,63%1,88%
Calabria3188640478,71%5,79%
Campania33821255061,45%6,16%
Emilia-Romagna13319532840,55%2,42%
Friuli Venezia Giulia1536221571,16%2,79%
Lazio25412437867,20%4,63%
Liguria1835123478,21%3,33%
Lombardia1.0344721.50668,66%18,84%
Marche1626622871,05%2,95%
Molise1261013692,65%2,30%
Piemonte1.0451361.18188,48%19,04%
Puglia8517225733,07%1,55%
Sardegna3146337783,29%5,72%
Sicilia20718339053,08%3,77%
Trentino-Alto Adige2414128285,46%4,39%
Toscana11915427343,59%2,17%
Umbria62309267,39%1,13%
Valle d’Aosta7317498,65%1,33%
Veneto28727656350,98%5,23%
Totale5.4882.4167.90469,43%100,00%