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Homo Ludens nell’era digitale: il gioco tra tradizione, tecnologia e benessere a cura di Francesco Garofalo ( sociologo)

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Dalle piazze, dai vicoli ai pixel: un’analisi sociologica sul significato del gioco nella società contemporanea, tra opportunità educative, rischi di dipendenza e nuove sfide intergenerazionali

Il 28 maggio si celebra la Giornata Mondiale del Gioco, istituita nel 1998 grazie all’iniziativa di Freda Kim, presidente dell’Associazione Internazionale delle Ludoteche (ITLA). Questa ricorrenza, riconosciuta dalle Nazioni Unite, vuole sottolineare l’importanza del gioco come diritto universale, sancito anche dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia. Ma in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dalla produttività, quale significato assume oggi l’attività ludica?

Secondo il filosofo e storico olandese Johan Huizinga, autore del celebre “Homo Ludens” (1938), il gioco precede la cultura. Anzi, è la base stessa su cui la cultura si sviluppa. Huizinga ci ricorda che il gioco non è un’attività secondaria o marginale, ma un fenomeno fondamentale, capace di generare linguaggio, diritto, religione, arte. “La civiltà umana – scrive Huizinga – nasce e si sviluppa nel gioco, come gioco.” Alla luce di queste riflessioni, diventa evidente come il gioco sia molto più di un passatempo per bambini: è una chiave per accedere ai saperi, una forma di conoscenza, un linguaggio universale che accompagna tutta la vita umana, dalla prima infanzia fino alla vecchiaia. In ambito educativo, gli studi di Jean Piaget, Lev Vygotskij e, più recentemente, Howard Gardner, hanno mostrato come il gioco sia un potente strumento di apprendimento e di sviluppo delle intelligenze multiple, stimolando la creatività, la memoria, la coordinazione, la risoluzione di problemi e le competenze sociali. Se nel passato i giochi si svolgevano prevalentemente all’aperto ( nelle Piazze, nei vicoli..) in gruppo, sfruttando l’immaginazione e gli oggetti più semplici, oggi molte attività ludiche si sono spostate al chiuso, spesso mediate da dispositivi digitali: smartphone, tablet, console, computer. Questa trasformazione ha generato nuove opportunità, ma anche nuovi rischi. I giochi digitali stimolano la coordinazione oculo-manuale, l’attenzione selettiva e la rapidità decisionale, ma possono provocare dipendenza, isolamento sociale, affaticamento visivo e ansia se non gestiti in modo equilibrato. L’invito è di non demonizzare, comunque, il gioco digitale, ma a comprenderlo e governarlo, distinguendo tra usi funzionali e disfunzionali. Il gioco su schermo può avere valore educativo, se inserito in un contesto di relazioni significative, con tempi e contenuti adeguati all’età e agli interessi del bambino (continua..)

Giocare fa bene a tutte le età

Un altro pregiudizio da superare riguarda l’età. La cultura della produttività ha relegato il gioco a un’attività infantile, incompatibile con la maturità e l’invecchiamento. Ma oggi, anche grazie a ricerche in campo gerontologico, sappiamo che l’attività ludica è essenziale anche per gli adulti e gli anziani. Favorisce il benessere psico-fisico, migliora l’umore, stimola la memoria e l’interazione sociale, contrastando la solitudine e la depressione. Giochi di società, giochi motori adattati, laboratori creativi e ludoteche intergenerazionali sono strumenti sempre più utilizzati per valorizzare il potenziale attivo della terza età.

Quale gioco scegliere?

La chiave è nella scelta. Un gioco utile e benefico deve rispondere alle inclinazioni e alle capacità del soggetto. Forzare un bambino a giocare con attività che non gli piacciono, solo perché “formative”, può produrre stress e frustrazione. Il vero gioco è libero, motivante, coinvolgente. Deve divertire, generare gioia, stimolare curiosità, creare connessioni.

E oggi, si gioca di più o di meno?

I dati suggeriscono una crescente esposizione al gioco digitale nei bambini e nei ragazzi, a discapito del gioco fisico e sociale. In compenso, cresce anche l’attenzione educativa verso il valore del gioco, sia nei contesti scolastici che familiari. Tra gli anziani, lentamente si stanno sgretolando i tabù e le resistenze culturali: le attività ludiche sono sempre più parte dei programmi di promozione della salute e dell’invecchiamento attivo. In sintesi, in un società che cambia rapidamente, il gioco resta un punto fermo. Un modo per esplorare, conoscere, relazionarsi. Per essere umani, prima che produttori. Per questo, oggi più che mai, è fondamentale restituirgli valore, dignità e spazio. Per ogni età, ogni contesto, ogni cultura. Per continuare a imparare divertendosi, senza perdere il sorriso e la leggerezza che rendono la vita degna di essere vissuta. Francesco Garofalo (sociologo)