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Giornata Mondiale della Giustizia Penale – 17 luglio 2025. La giustizia non è vendetta. È verità, responsabilità e dignità di Francesco Garofalo (sociologo-giornalista)

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«La vera pace non è semplicemente l’assenza di tensione: è la presenza della giustizia». Con queste parole, Martin Luther King Jr. ci ricorda che la pace duratura si fonda sulla giustizia, non sul silenzio imposto o sulla rassegnazione. Ogni anno, il 17 luglio, il mondo si ferma per celebrare la Giornata Internazionale della Giustizia Penale, un’occasione per riaffermare l’importanza della responsabilità individuale, del rispetto dei diritti umani e del primato della legge nei confronti dei crimini più gravi contro l’umanità. La data commemora l’adozione dello Statuto di Roma nel 1998, l’atto istitutivo della Corte Penale Internazionale (CPI). Questo strumento giuridico rappresenta una svolta epocale nella lotta globale contro l’impunità, volto a giudicare coloro che si macchiano di genocidi, crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di aggressione. In occasione della Giornata odierna, vogliamo cogliere l’opportunità per avviare una riflessione profonda sul significato della Giustizia: un pilastro fondamentale della convivenza civile, un valore che ogni individuo e ogni comunità è chiamato a custodire e a promuovere, per costruire un tessuto sociale fondato sulla pace, sul rispetto e sulla dignità umana.

La Giustizia non è solo un insieme di norme: è l’espressione più alta dei valori condivisi da una collettività, il terreno su cui si fonda il patto tra cittadino e istituzioni. È nelle leggi che una società si riconosce, ma è nell’applicazione equa e umana di esse che si misura la sua maturità democratica.

A partire da oggi, vogliamo avviare, quindi, un percorso di riflessione continua su questo tema, anche alla luce delle proposte di riforma che il Parlamento italiano sta esaminando, non senza ostacoli e divergenze. Con spirito costruttivo, ci impegneremo a offrire spunti di confronto, consapevoli che la giustizia non è mai un concetto astratto, ma ha sempre un volto umano: quello della persona, con i suoi diritti, la sua storia, la sua centralità.

Perché parlare di giustizia significa, in definitiva, parlare di noi.

Una riflessione sul modo di fare giustizia

Questa giornata, tuttavia, ci invita anche a riflettere criticamente sul modo in cui viene esercitata la giustizia: una giustizia che dev’essere rigorosa, ma mai cieca. Una giustizia che non deve trasformarsi in uno strumento di vendetta né in un apparato freddo e distante.
Il diritto penale internazionale ha il compito immane di dare voce ai silenzi imposti dalla violenza, ma anche quello, ancora più delicato, di evitare errori giudiziari, che possono trasformare lo stesso strumento della giustizia in ulteriore tortura. La storia – anche recente – ci insegna quanto sia facile, in assenza di adeguate garanzie, calpestare diritti nel nome della legalità, lasciando cicatrici profonde e irreparabili. Una vera cultura della giustizia non può prescindere da tre pilastri: Verità, per comprendere fino in fondo i fatti e il loro contesto. Equilibrio, per valutare con coscienza e senza pressioni esterne. Umanità, per non dimenticare mai che dietro ogni accusa, ogni testimonianza, ogni sentenza, ci sono persone ” umane”, con emozioni, bisogni e dignità.

Nel celebrare questa giornata, quindi, non si tratta solo di ricordare i progressi del diritto internazionale, ma anche di interrogarci sulle nostre giurisdizioni nazionali, sul modo in cui viene esercitata la giustizia nei tribunali di tutti i giorni, dove il rischio dell’errore giudiziario è purtroppo sempre presente.

La giustizia come fondamento della civiltà

Rendere giustizia significa dare senso alle ferite, restituire dignità a chi l’ha persa, riconoscere colpe e responsabilità. Ma soprattutto, prevenire che certe atrocità si ripetano. È questa l’ambizione della giustizia penale internazionale: costruire un mondo in cui la legge non sia solo un codice, ma un patto morale tra popoli, istituzioni e cittadini. Il 17 luglio, dunque, non è solo una celebrazione simbolica: è un appello concreto a vigilare, a informarsi, a partecipare attivamente alla costruzione di una giustizia più equa, vicina alle vittime, rispettosa della verità, e soprattutto libera da ogni errore e da ogni forma di impunità.(Francesco Garofalo)