«Se si procede all’abrogazione della normativa attuale, quale strategia istituzionale e legislativa si intende mettere in campo per favorire concretamente la fusione dei piccoli e medi Comuni appartenenti a territori omogenei? Si pensa a un nuovo quadro normativo, a incentivi differenti o a un percorso graduale che, partendo dalle aree omogenee, conduca alla costituzione di nuovi Comuni attraverso la fusione? Il punto che interessa è capire quale sia il traguardo finale: rafforzare soltanto forme di cooperazione sovracomunale oppure ridisegnare realmente l’assetto istituzionale dei territori attraverso le fusioni?»
Sono gli interrogativi che il Movimento Nazionale per le Fusioni dei Piccoli e Medi Comuni d’Italia aveva rivolto, nei giorni scorsi, ai capigruppo regionali firmatari della proposta di legge diretta ad abrogare la legge regionale n. 15 del 2006, chiedendo di conoscere le reali finalità dell’iniziativa e le prospettive che la Regione Calabria intende perseguire in materia di riordino territoriale.
Una richiesta di chiarimento che oggi assume ancora maggiore rilievo dopo che la proposta di legge è entrata ufficialmente nel dibattito politico regionale. Il provvedimento punta infatti ad abrogare la normativa che per quasi vent’anni ha disciplinato incentivi e strumenti regionali per le fusioni dei Comuni, ritenendola ormai superata dall’evoluzione della legislazione nazionale, che negli ultimi anni ha introdotto consistenti contributi economici a favore degli enti locali che scelgono di fondersi.
Secondo quanto emerge dalla relazione illustrativa della proposta, la legge regionale avrebbe ormai esaurito la propria funzione, anche perché da diversi anni non risultano più stanziamenti regionali destinati alla sua attuazione e il previsto programma di riordino territoriale non è mai stato adottato.
Sul delicato tema, tuttavia, il Movimento nazionale ha ribadito una posizione precisa: il problema non è tanto l’eventuale abrogazione di una legge ormai in parte superata, quanto ciò che verrà dopo. L’esigenza, secondo il Movimento, è quella di evitare un vuoto normativo e di costruire invece una nuova disciplina regionale capace di accompagnare concretamente i processi di fusione, valorizzando gli incentivi statali e prevedendo ulteriori strumenti di sostegno per i territori interessati. Nei giorni scorsi era intervenuta anche la dott.ssa IdaPaola Cerenzia, componente del Comitato del Movimento Nazionale per le Fusioni dei Piccoli e Medi Comuni d’Italia e coordinatrice del gruppo Sviluppo Savuto, sottolineando come il dibattito debba partire dalle aree territorialmente omogenee, dove i confini amministrativi risultano sempre meno rispondenti alla realtà sociale ed economica.
Nel suo intervento aveva richiamato, in particolare, l’esempio di Piano Lago, area nella quale lo sviluppo urbanistico, produttivo e commerciale ha progressivamente integrato territori appartenenti a Comuni diversi, rendendo sempre più attuale una riflessione sul possibile avvio di percorsi di fusione. Analoga considerazione è stata rivolta all’area del Savuto, che per storia, relazioni economiche, servizi condivisi e identità territoriale potrebbe rappresentare uno dei contesti più idonei ad avviare una sperimentazione di riordino istituzionale.
Per il Movimento nazionale, la riforma degli enti locali non può limitarsi alla soppressione di una norma. Occorre invece definire una visione organica del futuro delle autonomie locali, capace di affrontare le sfide poste dallo spopolamento, dalla riduzione delle risorse finanziarie e dalla crescente difficoltà dei piccoli Comuni nel garantire servizi sempre più complessi. In questa prospettiva, la fusione tra Comuni viene considerata non come un obiettivo imposto, ma come uno strumento di sviluppo da costruire attraverso il consenso delle comunità, la programmazione territoriale e un quadro normativo chiaro e stabile. Resta ora da comprendere quale sarà l’indirizzo che la Regione Calabria intenderà seguire: limitarsi all’abrogazione della legge del 2006 oppure accompagnare tale scelta con una nuova riforma capace di rilanciare, con strumenti moderni ed efficaci, il processo di riordino territoriale e la nascita di nuovi Comuni nelle aree omogenee della regione.(La redazione)
