La riunione del Direttivo nazionale del Movimento Nazionale per la Fusione dei Piccoli e Medi Comuni d’Italia rappresenta un passaggio particolarmente significativo nel percorso avviato per riportare al centro del dibattito pubblico il futuro delle comunità locali. Il Direttivo sarà chiamato ad approfondire, discutere e approvare il Dossier di analisi e proposte, elaborato dallo stesso Movimento per promuovere una nuova politica dei territori. Il documento propone un autentico cambiamento di paradigma: le fusioni non vengono considerate semplici accorpamenti amministrativi finalizzati alla riduzione della spesa, ma strumenti attraverso i quali costruire istituzioni più solide, migliorare la qualità dei servizi, accrescere la capacità progettuale degli enti e tutelare le comunità originarie. Tra i temi centrali figura anche la proposta di individuare zone territoriali omogenee e funzionalmente unitarie, definite sulla base delle relazioni sociali, economiche e infrastrutturali già esistenti tra Comuni vicini. Ad aprire i lavori sarà la proiezione in anteprima di un video realizzato dalla dott.ssa IdaPaola Cerenzia, componente del Direttivo nazionale. Il filmato, concepito come introduzione al confronto, illustrerà in forma sintetica e immediata le ragioni che hanno condotto alla stesura del Dossier, le criticità vissute dai piccoli e medi Comuni e gli obiettivi della proposta. Immagini e parole accompagneranno così i partecipanti nella lettura di una realtà segnata dallo spopolamento, dalla progressiva rarefazione dei servizi e dall’indebolimento delle relazioni sociali ed economiche. Il Dossier non è destinato a rimanere un documento interno. Dopo la sua approvazione sarà sottoposto a un ampio confronto con comitati, associazioni, organizzazioni sindacali, amministratori, studiosi e realtà civiche impegnati nella difesa e nel rilancio dei piccoli e medi Comuni italiani. L’obiettivo è costruire una piattaforma il più possibile condivisa, capace di offrire al legislatore nazionale e alle Regioni una base documentata sulla quale avviare una riforma organica degli assetti territoriali, fondata sulla conoscenza, sulla partecipazione delle popolazioni e sulla tutela delle identità locali.

Dalla logica del risparmio alla capacità di governare
Il principale elemento di novità contenuto nel Dossier è il cambiamento di paradigma con cui viene affrontato il tema delle fusioni. Per troppo tempo queste ultime sono state considerate quasi esclusivamente come operazioni contabili, finalizzate a diminuire il numero degli enti o a ridurre i costi della macchina amministrativa. Il Movimento propone di superare questa visione. La fusione deve essere valutata come uno strumento di riorganizzazione istituzionale e di sviluppo territoriale, capace di rafforzare le competenze amministrative, migliorare la qualità e la continuità dei servizi, accrescere la capacità progettuale, favorire l’accesso ai finanziamenti e sostenere politiche comuni in materia di infrastrutture, mobilità, ambiente, turismo, cultura, attività produttive e innovazione digitale. Il punto di partenza non è dunque la cancellazione dei Comuni, ma il rafforzamento delle comunità. La domanda da porsi non è semplicemente se essere favorevoli o contrari alle fusioni, ma comprendere in quali territori, con quali confini, attraverso quali garanzie e sulla base di quali risultati verificabili esse possano rappresentare la soluzione più efficace. La proposta non sostiene fusioni indiscriminate né modelli imposti dall’alto. Ogni scelta dovrà essere preceduta da studi di fattibilità indipendenti e pubblici, dalla comparazione tra le diverse alternative possibili e da un’effettiva partecipazione delle popolazioni interessate.
Lo spopolamento modifica la struttura sociale
Il Dossier dedica particolare attenzione alla questione demografica. Lo spopolamento non rappresenta soltanto una diminuzione del numero degli abitanti. Esso produce un progressivo impoverimento della vita collettiva: si riducono le famiglie e la presenza dei giovani, chiudono attività commerciali e servizi, si indeboliscono le associazioni e diminuiscono le occasioni di incontro. Alla perdita di popolazione corrisponde così un affievolimento delle relazioni interpersonali, delle reti di solidarietà e dei processi economici e culturali. Meno abitanti significano una minore domanda di servizi; la riduzione dei servizi rende, a sua volta, i territori meno attrattivi, alimentando una spirale che rischia di condurre interi paesi verso una marginalità sempre più difficile da contrastare. Un Comune può conservare una forte identità storica e culturale, ma non disporre più delle risorse umane, tecniche e finanziarie necessarie per trasformare quella ricchezza in opportunità. La fusione non può, da sola, arrestare lo spopolamento, creare lavoro o trattenere i giovani. Può però diventare una infrastruttura istituzionale delle politiche contro il declino, rendendo possibile una programmazione condivisa dei servizi, degli investimenti e dello sviluppo.
La proposta delle zone omogenee
Tra i punti qualificanti figura la proposta di individuare zone territoriali omogenee e funzionalmente unitarie. Non basterà sommare il numero degli abitanti o tracciare nuovi confini sulla carta. I perimetri dovranno essere definiti considerando la continuità geografica e urbana, i collegamenti, il pendolarismo, le reti scolastiche e sanitarie, i sistemi produttivi, le relazioni economiche e sociali e le identità territoriali. In quelle aree nelle quali la vita quotidiana abbia già formato un unico sistema — perché i cittadini si spostano tra Comuni vicini per lavorare, studiare, curarsi, acquistare beni o accedere ai servizi — il Dossier propone l’avvio obbligatorio di un’istruttoria pubblica di riordino. Questa dovrà basarsi su indicatori verificabili, uno studio indipendente, la consultazione effettiva delle popolazioni e una decisione regionale adeguatamente motivata. Nelle altre realtà territoriali, invece, lo studio dovrà mettere a confronto, in maniera trasparente, il mantenimento dell’assetto esistente, le convenzioni, la gestione associata, l’Unione stabile dei Comuni e la fusione, valutandone concretamente benefici, costi e possibili criticità. La sintesi della proposta può essere racchiusa nella formula scelta dal Movimento: fondere le istituzioni quando il territorio reale è già unito, senza fondere le identità. Dovranno pertanto essere garantiti i nomi storici, i municipi e i presìdi civici delle comunità originarie, gli sportelli decentrati, le consulte territoriali, le tradizioni, i luoghi simbolici e la trasparenza nella distribuzione dei servizi e degli investimenti. Fondere gli apparati amministrativi non significa cancellare la memoria e il senso di appartenenza.
Un video per introdurre il confronto
Il Dossier sarà accompagnato da un video realizzato dalla dottoressa IdaPaola Cerenzia, componente del Direttivo nazionale del Movimento. Il filmato sarà proposto in anteprima nel corso della riunione e avrà il compito di introdurre, con un linguaggio immediato e coinvolgente, le ragioni e le principali finalità del documento. Attraverso immagini e parole, il video richiamerà l’attenzione sul declino demografico, sulla rarefazione dei servizi e sulle difficoltà amministrative che investono numerosi territori. Non sarà soltanto una presentazione tecnica, ma uno strumento di sensibilizzazione, pensato per mostrare come dietro dati, percentuali e confini amministrativi vi siano persone, famiglie e comunità che chiedono di poter continuare a vivere nei propri luoghi. La riunione del Direttivo nazionale rappresenta, dunque, un passaggio decisivo. L’approvazione del Dossier non costituirà un punto di arrivo, ma l’inizio di una fase di ascolto e di confronto. La sfida è costruire una proposta capace di tenere insieme efficienza e partecipazione, dimensione territoriale e democrazia di prossimità, innovazione istituzionale e tutela delle appartenenze. Perché difendere i piccoli e medi Comuni non significa conservare immutati apparati divenuti troppo fragili. Significa offrire alle loro comunità istituzioni più forti e strumenti adeguati per continuare ad avere un futuro.