Home Attualità Eugenio Maria Gallo: “Manifestare è un diritto, farlo pacificamente è un dovere”

Eugenio Maria Gallo: “Manifestare è un diritto, farlo pacificamente è un dovere”

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Il saggista e critico letterario richiama al rifiuto della violenza e al valore del dialogo: ascoltare i giovani e le ragioni della protesta è una responsabilità democratica.

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione del professor Eugenio Maria Gallo, già docente, saggista e critico letterario, che affronta il rapporto tra diritto di protesta, responsabilità e rifiuto della violenza con la sensibilità dell’educatore e lo sguardo dell’uomo di cultura. Un contributo di significativo valore civile ed educativo, che richiama al dialogo, all’ascolto dei giovani e al rispetto della dignità di ogni persona.

Segue il testo integrale.

DISPIACE SCRIVERE QUESTE NOTE …


È sempre triste assistere ad eventi di violenza! Ed ancora più triste è quando la violenza riguarda delle manifestazioni. Questo non è manifestare! Certe scene non avrei voluto vederle. È bene che tutti ne prendano le distanze. Dispiace scrivere queste note. Chi manifesta sa che anche una manifestazione di protesta deve rispondere a principi di civiltà, di democrazia, di rispetto delle persone e delle cose, di rispetto del senso civico e delle giuste regole della vera vita sociale. Certo il disordine e la violenza sono opera delle solite frange di irresponsabili che si intrufolano nelle manifestazioni proprio con l’intento di generare caos. E dispiace anche perché tutto ciò va ad offendere e a lenire, in primis, la correttezza dei tantissimi, che sono in piazza per manifestare pacificamente.

La violenza, in fondo, offende anzitutto costoro. I violenti andrebbero allontanati prima che possano scatenarsi. La violenza è sempre assurda e devastante e va punita con inflessibilità e senza sconti. Io penso che ogni protesta, se giusta, civile ed ordinata, sia e debba essere opportunità ed occasione di confronto civile e democratico. Ritengo, infatti, che ogni manifestazione pacifica porti, in sé, il sale della democrazia. Se giusta e pacifica aiuta a crescere ma, ripeto, è bene che sia pacifica e costruttiva. Le coordinate d’un vero e concreto confronto maturo e produttivo hanno le proprie radici ed il proprio viatico essenziale nel dialogo. Ogni manifestazione democratica, per essere veramente tale, dovrebbe avere come fine l’incontro e il dialogo con la parte, cui ci si rivolge, per discutere serenamente sulle ragioni del contendere, sulle problematiche per cui si protesta e sulle soluzioni possibili da trovare, da concordare e da attuare. Le vere manifestazioni democratiche, finalizzate alla soluzione dei problemi, non sono e non possono essere occasione di scontri, non possono tradursi in prove di guerriglia urbana. E, allora, è sempre opportuno agire responsabilmente ed impedire alle frange di violenti di infilarsi nei cortei. Certo sono pienamente convinto che moltissimi giovani manifestanti siano in piazza a protestare democraticamente e pacificamente e chiedano un confronto sereno. Ma per giungere alla meta è necessario allontanare ed isolare i violenti che, ahimè, sono tanti. Costoro vanno isolati per tempo, le piazze in cui si va a manifestare non sono un ring su cui menare le mani, nè un’occasione per scatenare il disordine e il caos e per lanciarsi contro i tutori dell’ordine, cui vanno, da queste colonne, la mia solidarietà e la mia gratitudine per il lavoro che svolgono. Le Forze dell’ordine sono in piazza per garantire la sicurezza di tutti e il diritto stesso di manifestare, nonché per tutelare l’incolumità dei cittadini, in primis degli stessi manifestanti. Manifestare è un diritto, ma farlo democraticamente e pacificamente è un dovere. No alla violenza e ai violenti, sì al confronto sereno e al dialogo costruttivo. Da vecchio professore, auspico che i giovani, che veramente manifestano per il diritto allo studio e per il caro vita, siano ascoltati, perché è giusto ed opportuno sentire chi vive di persona la vita della Scuola ed i problemi quotidiani. Preparino, pertanto, una piattaforma di richieste e di proposte, formino una delegazione e chiedano un tavolo di confronto. Discutano, suggeriscano, chiedano, propongano, siano ascoltati ed ascoltino e, quindi, immediatamente riprendano a seguire le lezioni. Il loro compito primo, infatti, è di impegnarsi sulla via del proprio progetto formativo, per “sviluppare insieme – come scriveva Jacques Maritain – il senso della libertà e quello della responsabilità, quello degli umani diritti e quello degli umani doveri (…) e, al tempo stesso, il rispetto dell’umanità in ogni persona individuale” e nello stesso tempo, mi piace aggiungere, per fare proprio e per realizzare il diritto- dovere di impegnarsi assiduamente nello studio. In fondo, il primo principio del diritto allo studio è studiare.
Eugenio Maria Gallo