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Covid-19, calabresi diamo (ci) delle arie. La questione Calabria, tra sofferenze storiche, virtù naturalistiche- ambientali e antichi pregiudizi

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Per quale ragione  la  Calabria e l’altopiano silano, in special modo,  meritano di essere  vissuti e raccontati,  diversamente?

Per quali motivi dobbiamo essere fieri della nostra terra di  Calabria, delle nostre risorse ambientalistiche e naturali, dell’arte e delle bellezze in essa custodite?  Perché a livello sociale non  dobbiamo ritenerci subalterni a nessuno? Cosa deve spingere un calabrese a difendere la sua terra, la sua cultura e le sue bellezze?

Quali sono i punti  di forza  per i quali, appunto,  possiamo darci e nel contempo far godere agli altri le nostre “preziose arie” che incontriamo nei vari  ecosistemi della nostra  Calabria?

L’aria non è la stessa per l’intero stivale, si differenzia per composizione, aromi e purezza. Le differenze sono tante che ricorrere al termine “arie” non è sconsiderato. La Pandemia, ancor di più, ha fatto emergere e apprezzare il valore di respirare arie pulite per prevenire qualsiasi infezioni aeree e alimentare il proprio benessere psico-fisico.

Le arie che sono in circolo per il nostro territorio calabrese  sono le nostre perle. La nostra ricchezza. Il ricorso al plurale è d’obbligo perché  l’aria della Sila,  come abbiamo detto e ribadito diverse volte, se pur ritenuta una delle arie più pulite  d’Europa, conserva una sua peculiarità di aromi e profumi che la contraddistinguono dalle altre, altrettanto benefiche e aromatizzate con le molecole provenienti dalla vegetazione specifica degli ambienti in cui nasce.

L’aria,si sa,  è  un miscuglio gassoso di azoto e di ossigeno con piccole quantità di altri gas  ect. A fare la differenza è la purezza, l’assenza di sostanze inquinanti e nocive per l’apparato respiratorio.

Perché se è vero che la Sila offre a tutti la possibilità di godere della migliore aria d’ Europa  è altrettanto vero che nel resto del territorio regionale si inspira  una qualità di aria ricca di virtù energetiche e salutari.

Regalare e regalarsi bocconi di aria fresca, pura e pulita, schietta  è uno dei migliori omaggi che si possa fare al nostro organismo, resosi facilmente vulnerabile  a causa dell’inquinamento ambientale concentrato in modo particolare in alcune zone del paese.

Iniziamo  guardando in faccia la cruda realtà: l’emergenza vissuta a seguito della diffusione della Pandemia  ha tolto il respiro a migliaia di vite umane, lasciato lutti,  sofferenze e problemi di natura psicologica all’interno delle diverse generazioni.

La pandemia ha trovato terreno fertile nel nord Italia, vale a dire in quella parte del Paese dove l’inquinamento ha prodotto un’accelerazione alla diffusione del Covid-19. La concentrazione di polveri sottili nell’atmosfera, presente nella pianura Padana, avrebbe  accentuato i rischi del  contagio. Questo significa che laddove il quadro delle concentrazioni di particolato è maggiore, più intensi saranno i rischi della diffusione del contagio. Questo è un dato che emerge da studi e ricerche, ma anche dal buon senso:  è banale affermare che respirare aria pulita fa bene ai polmoni. Così come è superfluo  sostenere che un polmone,  forzato a inspirare aria sozza, non potrà che essere un organo stressato,  facilmente vulnerabile,  attaccabile da qualsiasi microorganismo  che si trasmette via aerea, predisponendo l’organo  ad ammalarsi con più facilità.

Se la  Calabria, insieme ad altre regioni del mezzogiorno d’Italia è riuscita a resistere  all’attacco del mostro invisibile, sottraendo al bollettino di guerra fornito quotidianamente dalla Protezione Civile nazionale, vite umane e sofferenze varie, questo è dovuto anche alla sua qualità di aria presente sui vari territori della regione.

Si, perché la Calabria  ha “arie pulite”, ricchezze infinite sconosciute da scoprire e valorizzare.  L’ossigeno che viene prodotto dal suo patrimonio boschivo è una ricchezza “immateriale” che andrebbe inserito tra i prodotti che compongono il PIL  nazionale. E’ un bene  invisibile che l’uomo, a qualunque altitudine si sia trovato,  ha conosciuto subito alla nascita( si nasce con il primo respiro, si muore con l’ultimo respiro); è un  prodotto naturale, impreziosito  dalle foreste, dalle montagne e mari dove vibra l’energia primordiale, veicolata  nella  cultura  ecologica presente nelle comunità locali.

Il clima che  avvolge   questo meraviglioso lembo di terra accarezzato da due mari,  fonti di  calde e pulite  energie,  non ha subito alterazioni dovute a immissioni di gas o polveri sottili tali da compromettere la sua purezza naturale.

L’aria sappiamo  non fa rumore, non possiede odore, non  detiene sapore, non  veicola colore, ma la sua  composizione è rilevante per l’intensità energetica  che offre agli ospiti presenti nel suo ecosistema.

Per tali considerazioni le “arie” del territorio calabrese dovrebbero, per le benefiche caratteristiche che  esse  manifestano,  essere dichiarate beni Immateriali,  patrimonio del sistema Paese; dovrebbero entrare a far parte delle  grandezze “macroeconomiche” utili a misurare il valore sociale di una Regione.

La qualità dell’aria dovrà essere considerata uno degli aspetti  rilevanti per  esprimere la capacità o simboleggiare il benessere di una collettività  regionale, relativamente al suo livello di sviluppo o progresso. Un habitat naturale dove circola   aria incontaminata e genuina  è da considerare  un  prerequisito indispensabile per affermare una  vita di qualità.

La Pandemia ci ha riproposto il dramma causato dall’inquinamento atmosferico, dalle piogge acide,   dal  diossido di carbonio( o anidride carbonica) CO2, responsabile dell’effetto serra,  dalle emissioni di gas nocivi  presenti  soprattutto  in prossimità delle grandi città e degli impianti industriali. Ci ha messo in guardia dei reali pericoli che ogni giorno il nostro organismo incontra  vivendo in  ambiti sovraffollati e asfissianti, causati da modelli di sviluppo inadeguati ai bisogni degli  esseri umani.

D’altro canto se diamo uno sguardo al report l World Health Statistic 2017,  pubblicato sulle condizioni di salute dei cittadini europei, notiamo come  l’inquinamento dell’aria venga inserito  tra le cause principali di morte del Vecchio continente.

E’   vitale,  quindi,   curare la salute delle vie respiratorie ricorrendo al farmaco naturale che la nostra Calabria offre in regalo a tutti, senza distinzione di colore, etnia, lingua e cultura.

Tutti e tutte possono beneficiare di questi beni che si compendiano in unico prodotto salutare (sole, arie, acqua)  prezioso per l’armonia dell’organismo   che  l’industria  calabrese naturale   offre a sbafo.

Visitare e vivere  l’altopiano silano, questo polmone sano, salvaguardato e  immerso in un organismo ordinato e armonico con  l’ambiente esterno, implementa   benessere mentale e  fisico,  difende l’organismo dagli attacchi di qualsiasi microorganismo vivente, trasmissibile sia per via aerea che per altre strade; percorrere e inspirare le arie calabresi aiutano a far comprendere che il benessere dell’organismo inizia  con l’adozione di uno stile di vita fondato principalmente su beni immateriali prima ancora che materiali, promuovendo  e vivendo habitat energici e sani. Il farmaco, il vaccino vengono dopo. Legittimati, quindi, come calabresi  sul piano prettamente ecologico a dare (ci) delle arie. Non sarà un atteggiamento dettato dalla presunzione ma un gesto scaturito dalla generosità e dall’accoglienza, virtù  di cui Noi Terroni andiamo fieri.

( Francesco Garofalo -sociologo)