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Educare alla notizia: una proposta per la scuola italiana di Francesco Garofalo

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Viviamo in un ‘epoca in cui le informazioni viaggiano a una velocità mai conosciuta nella storia dell’umanità. Ogni giorno milioni di persone, e soprattutto giovani, scorrono centinaia di contenuti sui telefoni cellulari, condividono articoli, immagini e video, commentano fatti di cronaca e costruiscono opinioni. Eppure, raramente ci si pone una domanda fondamentale: che cos’è davvero una notizia?
Per questo motivo ritengo che la scuola italiana dovrebbe introdurre un percorso strutturato di Educazione alla Notizia. L’educazione civica e la cittadinanza digitale rappresentano già un importante passo avanti, ma non affrontano in modo sistematico ciò che oggi appare indispensabile: insegnare agli studenti come nasce una notizia, quali regole disciplinano il lavoro giornalistico e quali requisiti un’informazione deve possedere prima di poter essere definita tale.
Una notizia non è un’opinione. Non è un sospetto. Non è una voce raccolta sui social. Non è un titolo costruito per suscitare rabbia o curiosità. Una notizia è il risultato di un lavoro rigoroso fondato sulla verifica dei fatti, sull’attendibilità delle fonti, sull’interesse pubblico, sulla contestualizzazione degli eventi, sulla distinzione tra cronaca e commento, sul rispetto della dignità delle persone e, quando necessario, del principio della presunzione di innocenza. La scuola dovrebbe insegnare ai ragazzi a porsi alcune domande semplici ma decisive: chi ha scritto questa notizia? Da quali fonti provengono le informazioni? I fatti sono verificabili? Sono state ascoltate le diverse posizioni? Il titolo corrisponde realmente al contenuto? Ciò che viene presentato come un fatto è davvero tale oppure si tratta di un’interpretazione? Qlueste competenze rappresentano oggi una nuova forma di alfabetizzazione democratica. Un cittadino che sa leggere criticamente una notizia è un cittadino più libero, meno manipolabile, più consapevole dei propri diritti e delle proprie responsabilità.
L’autonomia scolastica consente già oggi alle scuole di realizzare laboratori e percorsi dedicati all’educazione ai media. Sarebbe auspicabile che tali esperienze venissero ulteriormente sviluppate attraverso progetti specifici sull’educazione alla notizia, coinvolgendo giornalisti, docenti universitari, magistrati, avvocati, esperti di comunicazione e rappresentanti delle istituzioni.
Ma forse è arrivato il momento di fare un passo ulteriore. Per questo rivolgiamo una proposta al Ministero dell’Istruzione e del Merito, alle università, all’Ordine dei Giornalisti, alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana, agli istituti scolastici e al mondo della cultura: aprire un confronto nazionale per introdurre stabilmente l’Educazione alla Notizia tra i percorsi formativi destinati alle nuove generazioni. Non si tratterebbe di insegnare ai giovani cosa pensare. Sarebbe, al contrario, un modo per insegnare loro come costruire un pensiero autonomo, attraverso il confronto con fatti verificati, fonti attendibili e argomentazioni fondate.
Esiste poi un’altra ragione che rende questa proposta ancora più significativa.
Chi sa leggere una notizia non migliora soltanto se stesso: contribuisce a migliorare anche il giornalismo.
Un lettore preparato diventa il primo garante della qualità dell’informazione. Premia il giornalismo serio, documentato e responsabile e riconosce, invece, quando un contenuto rinuncia alla verifica dei fatti per inseguire la spettacolarizzazione, il sensazionalismo o la ricerca del consenso a ogni costo. Un pubblico consapevole rappresenta il più efficace antidoto contro la disinformazione, contro la superficialità, contro le campagne diffamatorie e contro quelle forme di pseudo-giornalismo che trasformano le persone in bersagli, il dubbio in certezza e l’ipotesi in condanna.
Il buon giornalismo non teme lettori preparati: li desidera. È il giornalismo approssimativo, costruito sui pregiudizi, sulle insinuazioni e sulla ricerca del clamore, a temere cittadini capaci di distinguere i fatti dalle manipolazioni. Educare alla notizia significa quindi difendere contemporaneamente due beni fondamentali della democrazia: il diritto dei cittadini a ricevere un’informazione corretta e la credibilità del giornalismo autentico. In un’epoca nella quale tutti possono pubblicare qualcosa, ma non tutto ciò che viene pubblicato è informazione, insegnare a leggere una notizia equivale a insegnare il valore della verità, della responsabilità e del rispetto delle persone. Forse questa è una delle sfide educative più importanti del nostro tempo. Perché una società che sa distinguere una notizia dalla propaganda, un fatto dall’opinione e la verità dalla manipolazione è una società più libera. E una democrazia è tanto più forte quanto più i suoi cittadini sono capaci di comprendere, prima ancora che di giudicare. Francesco Garofalo sociologo giornalista)